24/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Bush rinnova l'alleanza con Uribe per la lotta al terrorismo. E l'opposizione teme il totalitarismo
Geroge Bush stringe la mano a Alvaro Uribe“Appoggeremo Uribe nella sua politica di sicurezza democratica contro i gruppi armati illegali perché sta portando i frutti sperati. Il mio è un governo che cerca risultati, per questo sono qui, in questa grande nazione”. E’ con queste parole che Bush si è congedato dalla sua visita in una Cartagena blindata e militarizzata per l’occasione, dove ha rafforzato la storica amicizia con la Colombia, esaltando le scelte e le strategie del presidente nella sua azione contro terroristi e presunti tali. Un incontro che ha suscitato cortei e proteste di chi si oppone a Bush e alla politica filo-statunitense della Colombia.
 
“Uribe ha un solo scopo: una Colombia migliore, fatta di pace e prosperità, e lo persegue con abilità ed energia – ha continuato il presidente Usa durante quella che è una delle sue prime uscite pubbliche da quando è stato rieletto – E’ un feroce oppositore del terrore e del narcotraffico, un difensore della democrazia colombiana e per me è un orgoglio averlo come amico”. Una comunione di intenti e di fini, a quanto pare, che non poteva non introdurre una solida alleanza economica. Tremila milioni di dollari: è questa la cifra che Bush darà per aiutare la Colombia e saranno perlopiù sotto forma di armi e di strumentazione militare per la lotta al narcotraffico e ai gruppo armati illegali. “Questa guerra contro il narcoterrorismo può essere e sarà vinta. Il Paese sta andando nella giusta direzione – un lungo discorso quello del capo della Casa Bianca - I sequestri sono diminuiti, gli attacchi terroristi e gli omicidi si sono ridotti, le coltivazioni di coca anche. Sono stati assicurati alla giustizia anche alcuni tra i più importanti leader dei guerriglieri di sinistra, quali le Forze armate rivoluzionarie (Farc), e altri sono stati uccisi. Quindi gli Usa continueranno a supportare Uribe”. Poi, riferendosi direttamente al presidente colombiano, fiero di ascoltare tali parole, ha aggiunto: “Voi e il vostro governo non avete sbagliato”.
 “L’appoggio nordamericano è andato sempre al di là delle parole, convertendosi in fatti concreti. Abbiamo fiducia negli Usa e nell’appoggio di Bush. Stiamo progredendo nel cammino di liberazione del Paese, abbiamo guadagnato molte posizioni ma la serpe è ancora viva”, ha replicato Uribe.
 
Gli accordi economici Usa - Colombia - E per rafforzare questo rapporto di fiducia  con gli Usa come non dare loro in cambio di tanta premura il proprio consenso al Trattato di libero commercio (Tlc). “Questa trattativa per il Tlc è un importante passo verso il processo di unità delle Americhe”, ha commentato il presidente colombiano.
“Le nostre due nazioni stanno raggiungendo un forte compromesso verso un libero e giusto commercio, tappa fondamentale per lo sviluppo economico dell’intero continente – ha nuovamente controbattuto Bush - Un rapporto di commercio libero unirà la Colombia agli Usa, e lo stesso accadrà ad altre nazioni andine per il raggiungimento di una grande società economica”. Singole trattative dunque, un testa a testa tra gli Usa e i singoli stati, unico modo per uscire dall’impasse in cui langue l’Area di libero commercio delle Americhe (Alca). Per arrivare all’Alca gli Usa devono convincere alla sottomissione paesi come il Brasile, l’Argentina, il Venezuela, ormai forti e coscienti di poter sedere da pari a pari al tavolo delle trattative con gli Stati Uniti.
“Siamo sicuri che sarà un accordo equo – incalza Uribe - con opportunità per il settore agricolo e la piccola impresa, attività che dobbiamo fortificare per dare concrete alternative di rivendicazione ai poveri e per animare la creatività dell’imprenditoria sociale. Garantiremo una tale equità che servirà da esempio affinché tutta l’America si integri”.
 
Politica di sicurezza democratica – Un argomento al centro dei dibattiti sia nazionali che internazionali quello dei provvedimenti presi dal governo Uribe per la cosiddetta “Guerra al narco-terrorismo” e che è sfociata nell’inasprimento della lotta ai guerriglieri di sinistra e nel tentativo di smilitarizzazione dei paramilitari per poi reintegrarli nelle forze ordinarie. Su questo punto, e non solo, è stata imbastita un’intervista intereattiva dalla Bbc Mondo, a cui hanno potuto partecipare i lettori interessati a interrogare direttamente il presidente.
Proteste anti Bush a Cartagena, Colombia“Pensa onestamente che la politica di sicurezza democratica darà risultati a lungo termine? Non terminerà in un conflitto armato?” ha chiesto Carlos Rincon dalla Gran Bretagna. “Qui non c’è alcun conflitto armato – ha replicato Uribe – Il conflitto armato si è avuto in altri paesi quando gli insorgenti lottavano contro le dittature. Qui non c’è una dittatura, c’è una democrazia profonda, completa. Tutto quello che c’è qui è la provocazione di alcuni terroristi. E’ chiaro dunque che la politica di sicurezza democratica darà risultati. E appena i terroristi si renderanno conto che lo Stato sta per sconfiggerli e che lo sta facendo con il completo appoggio dei cittadini, allora capiranno che è giunto il momento di negoziare seriamente”.
 
Il traffico illecito di droga – L’altro tema sul quale tanti hanno insistito e preteso una risposta dal presidente Uribe in diretta da Bogotà è il fatto che proprio quei gruppi illegali che lui dice di voler sconfiggere continuano ad avere un combustibile praticamente inesauribile che è il traffico illecito di droga.
“Non crede, signor presidente, che legalizzare la droga sarebbe la misura più efficace per lottare contro il narcotraffico?”, ha chiesto a nome di tutti José Gabriel Terra da Montevideo, Uruguay.
“Ho molta paura della legalizzazione – ha esordito Uribe – Un timore che mi deriva molto più dal mio essere un padre di famiglia che dal mio ruolo di presidente. In un Paese che ha visto due generazioni perdersi nella droga, non rimane che essere terrorizzati dagli stupefacenti. Finora è mancata una ferrea volontà politica che combatta la droga per tutto il tempo necessario a debellarla. Questo stiamo cercando di fare adesso.
 
Uribe e il totalitarismo  - La mano ferma e dura con la quale Uribe sta governando la Colombia sta scatenando molta preoccupazione. Il timore è che di questo passo si arrivi al totalitarismo. E’ da un peruviano, reduce dall’esperienza Fujimori, che viene la domanda a bruciapelo: “Le ultime notizie riportano la figura di un presidente energico, fermo nelle proprie convinzioni. Di questo passo non si arriverà al momento in cui questa mano ferma la porterà, signor presidente, a tentare di imporre un regime totalitario, proprio come è successo nel mio Paese con Alberto Fujimori?”.
“In nessun modo. In nessun modo – replica Uribe – noi qui non stiamo al potere per cupidigia. La mia generazione non ha vissuto un giorno di pace. Io oggi guardo la Colombia più come padre di famiglia. Con tutti i problemi che ho visto in questo paese come posso curarmi dei miei interessi personali, e per di più la mia ambizione politica è la democrazia. Il terrorismo ha limitato le libertà pubbliche, le ha colpite duramente. Lo Stato ha concesso ogni libertà, e il terrorismo le ha prontamente soppresse. Quello che vogliamo con la Politica di sicurezza è che le libertà passino dall’essere teoriche al diventare effettive.
 
L’attentato alla Costituzione -  “Presidente Uribe, lei ha dimostrato un'enorme capacità di leadership e tanta ammirazione per il suo Paese, ma i principi giuridici stabiliscono che non si debba legiferare a proprio beneficio e tutti conosciamo i rischi che implica accomodare le Costituzioni in base alle necessità del governo di turno”. A scoprire il coperchio della politica di Uribe è Leopoldo Gomez, che scrive da Tampa (Usa). “Col suo tentativo di cambiare la Costituzione cercando di inserire la possibilità di essere rieletto per la seconda volta, non sta facendo del male al suo Paese?”. 
Ma il presidente ha la risposta pronta: “Il problema non è l’ambizione di essere rieletto, è garantire alla Colombia il tempo necessario a sconfiggere il terrorismo. Il punto non è che la Costituzione permetta o impedisca la rielezione, bensì la buona capacità di giudizio della gente che decide per chi votare”. Quindi se Uribe riuscirà a metter mano alla Costituzione colombiana per poter rimanere al timone del Paese ancora cinque anni, lo avrà fatto per sconfiggere droga e terroristi, dato che ha specificato chiaramente che guidare un paese tanto povero è un compito arduo e difficile.
 
Paramilitari e guerriglieri – Stuzzicato a più riprese sulla questione delle trattative di pace intraprese soltanto Bush e Uribe, Cartagena, Colombia con i paramilitari e non con la guerriglia, Uribe ha voluto precisare: “Abbiamo fatto un offerta di negoziato a tutti i gruppi. Quello che stiamo cercando di fare con i paramilitari lo abbiamo cercato di fare anche con l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) e con le Farc. E la nostra battaglia è verso ognuno di loro, indistintamente. Questo governo è riuscito a recuperare 900 paramilitari e ne ha incarcerati 7000. La possibilità di reinserimento però è stata data a tutti i gruppi”.

A quanto emerge dalle parole del presidente, sembrerebbe che in Colombia  sia in atto un vero e proprio processo di pace. Eppure, a quanto afferma l'opposizione, si tratta di trattative chiaramente a senso unico e il metodo usato è più che discutibile. Uribe è venuto a patti soltanto con i paramilitari, da sempre filo-governativi, addirittura arrivando a legalizzarli, ovvero permettendo loro di entrare ufficialmente nelle fila delle forze dell’ordine statali, nonostante si siano macchiati di indicibili mattanze.

Stella Spinelli

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità