15/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Svolta ai colloqui di Londra, più vicina la pace tra Etiopia e Eritrea
Ci sono voluti quattro anni di trattative infruttuose per spezzare lo stallo diplomatico tra Etiopia e Eritrea. Finalmente lo scorso fine settimana, in un vertice tenutosi a Londra, i rappresentanti dei due Paesi hanno deciso di sbloccare la delimitazione del confine da parte della commissione internazionale, ferma dal 2003, principale ostacolo alla firma degli accordi di pace. Una pace che, dopo quasi otto anni di conflitto, sembra ora più vicina.
 
In giallo i territori contesi tra Eritrea e EtiopiaCauto ottimismo. Alla vigilia del vertice di Londra, cominciato venerdì scorso, i mediatori internazionali avevano espresso un cauto ottimismo, malgrado i rapporti tra i due Paesi avessero attraversato negli ultimi mesi non poche fasi di tensione. In particolare la decisione, presa dall’Eritrea lo scorso anno, di limitare le operazioni dei caschi blu della Unmee per fare pressioni sulla comunità internazionale, aveva prodotto un brusco deterioramento dei rapporti. Ma ciò non ha fortunatamente impedito ai due governi di arrivare a un accordo insperato, che riapre la porta alla firma di un trattato per mettere fine allo stato di guerra tra i due vicini del Corno d’Africa, che dura ormai dal 1998.
 
Il premier etiope Meles Zenawi con Kofi AnnanTre anni di stallo. Nonostante il conflitto vero e proprio sia durato solo fino al 2000 (provocando più di 70 mila morti), le trattative si sono arenate nel 2003. I lavori della commissione internazionale, che avrebbe dovuto tracciare la nuova frontiera, furono infatti sconfessati dal governo etiope, che non prese bene la decisione di assegnare il conteso “triangolo di Badme” all’Eritrea. Da allora le trattative si sono arenate dietro all’ostruzionismo di Addis Abeba e alla rigida posizione presa dal governo eritreo, che ha rifiutato ulteriori trattative e preteso invece il rispetto totale delle conclusioni della commissione.
 
Un cimitero di guerra eritreoSperanze e scetticismo. Ma cos’è che ha permesso ai colloqui di Londra di sbloccarsi? L’Etiopia ha deciso semplicemente di recedere dalla sua posizione, o i mediatori e il governo di Asmara hanno fatto qualche concessione alla controparte per arrivare a un compromesso? PeaceReporter ha più volte provato a contattare le autorità etiopi per fare luce sulla questione, ma senza successo. Resta comunque il fatto, fondamentale, che i canali diplomatici tra i due Paesi si sono riaperti. I mediatori internazionali si sono detti soddisfatti del risultato raggiunto, anche se non si fanno illusioni: più volte in passato il raggiungimento di accordi dati per certi è saltato all’ultimo momento.
 
Economie disastrate. Bisognerà ora vedere se i due Paesi decideranno di avviare delle vere e proprie trattative di pace, o se le concessioni fatte a Londra si riveleranno solo fumo negli occhi per allentare la tensione, in vista di qualche nuovo colpo di mano a cui Addis Abeba e Asmara sono abituate da tempo. Vero è che, soprattutto per la popolazione che vive nella zona cuscinetto monitorata dalla Unmee, le difficoltà economiche causate dalla guerra stanno diventando intollerabili. Forse a Addis Abeba ci si è resi conto dell’inutilità di prolungare ulteriormente un conflitto che, mantenuto solo per questioni di prestigio internazionale, grava pesantemente sul bilancio di entrambi gli stati? Se così fosse, sarebbe un motivo in più per terminare questa triste storia con un lieto fine. 

Matteo Fagotto

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