Ci sono voluti quattro anni di
trattative infruttuose per spezzare lo stallo diplomatico tra Etiopia e
Eritrea. Finalmente lo scorso fine settimana, in un vertice tenutosi a Londra,
i rappresentanti dei due Paesi hanno deciso di sbloccare la delimitazione del
confine da parte della commissione internazionale, ferma dal 2003, principale
ostacolo alla firma degli accordi di pace. Una pace che, dopo quasi otto anni
di conflitto, sembra ora più vicina.
Cauto ottimismo. Alla vigilia del vertice di Londra, cominciato
venerdì scorso, i mediatori internazionali avevano espresso un cauto ottimismo,
malgrado i rapporti tra i due Paesi avessero attraversato negli ultimi mesi non
poche fasi di tensione. In particolare la decisione, presa dall’Eritrea lo
scorso anno, di limitare le operazioni dei caschi blu della
Unmee per fare
pressioni sulla comunità internazionale, aveva prodotto un brusco
deterioramento dei rapporti. Ma ciò non ha fortunatamente impedito ai due
governi di arrivare a un accordo insperato, che riapre la porta alla firma di
un trattato per mettere fine allo stato di guerra tra i due vicini del Corno
d’Africa, che dura ormai dal 1998.
Tre anni di stallo. Nonostante il conflitto vero e proprio sia
durato solo fino al 2000 (provocando più di 70 mila morti), le trattative si
sono arenate nel 2003. I lavori della commissione internazionale, che avrebbe
dovuto tracciare la nuova frontiera, furono infatti sconfessati dal governo
etiope, che non prese bene la decisione di assegnare il conteso “triangolo di
Badme” all’Eritrea. Da allora le trattative si sono arenate dietro
all’ostruzionismo di Addis Abeba e alla rigida posizione presa dal governo
eritreo, che ha rifiutato ulteriori trattative e preteso invece il rispetto
totale delle conclusioni della commissione.
Speranze e scetticismo. Ma cos’è che ha permesso ai colloqui di
Londra di sbloccarsi? L’Etiopia ha deciso semplicemente di recedere dalla sua
posizione, o i mediatori e il governo di Asmara hanno fatto qualche concessione
alla controparte per arrivare a un compromesso?
PeaceReporter ha più volte provato a contattare le autorità etiopi
per fare luce sulla questione, ma senza successo. Resta comunque il fatto, fondamentale,
che i canali diplomatici tra i due Paesi si sono riaperti. I mediatori
internazionali si sono detti soddisfatti del risultato raggiunto, anche se non
si fanno illusioni: più volte in passato il raggiungimento di accordi dati per
certi è saltato all’ultimo momento.
Economie disastrate. Bisognerà ora vedere se i due Paesi
decideranno di avviare delle vere e proprie trattative di pace, o se le
concessioni fatte a Londra si riveleranno solo fumo negli occhi per allentare
la tensione, in vista di qualche nuovo colpo di mano a cui Addis Abeba e Asmara
sono abituate da tempo. Vero è che, soprattutto per la popolazione che vive
nella zona cuscinetto monitorata dalla
Unmee, le difficoltà economiche causate
dalla guerra stanno diventando intollerabili. Forse a Addis Abeba ci si è resi
conto dell’inutilità di prolungare ulteriormente un conflitto che, mantenuto
solo per questioni di prestigio internazionale, grava pesantemente sul bilancio
di entrambi gli stati? Se così fosse, sarebbe un motivo in più per terminare
questa triste storia con un lieto fine.