25/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Per la prima volta, l'Afghanistan supera l'Iraq per numero di morti: 392 contro 174, in una sola settimana
Ogni giovedì, in redazione, siamo tutti mobilitati per produrre quei maledetti bollettini di guerra che sono War is over? e Cessate il fuoco, elenchi sempre troppo lunghi delle disgrazie che la guerra causa settimanalmente nel mondo. Elenchi fatti sempre di morti civili più che di perdite militari.
Oggi, facendolo, siamo saltati sulle sedie. Domani avrete i dettagli, quando pubblicheremo i bollettini. Ma il dato che non si può non anticipare è che per la prima volta, l'Afghanistan supera l'Iraq per numero di morti. 392 contro 174, in una sola settimana, e sempre parlando di statistiche ufficiali che, ce lo dice l'esperienza concreta, non dicono la verità perché i morti civili non si contano mai tutti.

Guerra mai finita. In Afghanistan, nel sentire comune degli italiani, la guerra è finita. E invece non è così. Lo dicono i numeri, e lo dice anche il diritto internazionale: la missione Enduring Freedom, a differenza di Iraqi Freedom, non è mai stata dichiarata conclusa.
L'Europa, e l'Italia in particolare, sono sempre più coinvolte nel conflitto afgano. L'Italia vuole mandare in quel teatro di guerra sei cacciabombardieri Amx, han detto per fare fotografie ai campi di oppio. Ma quegli aerei, non vogliamo essere pedanti, son fatti più per cacciabombardare che non per fare ritratti alla natura. I militari dicono che eventualmente, prima di mandare gli aerei in Afghanistan la questione dovrà essere discussa alle Camere. Vediamo che piega prenderà quella discussione. Potrebbe anche succedere che gli aerei partano senza il permesso dei nostri parlamentari: è già capitato. Ma si dovrà discutere sul rifinanziamento delle missioni. Si abbia il pudore di non chiamarle missioni di pace. In questi giorni si parla di ritiro dall'Iraq. Ma sarebbe bene, per una volta, rinunciare all'ipocrisia e cominciare a portare a casa i nostri soldati anche dall'Afghanistan. Prima di ritrovarci, ancora una volta, a piangere chi ha perso la vita perché qualcuno, a Roma, aveva da fare un favore agli amici di oltreoceano. Prima che i nostri militari si trasformino definitivamente in macchine portatrici di lutti e disperazione.

L'escalation. Tenendo conto che non manca molto: l'Italia è sempre più coinvolta nei conflitti che ogni giorno insanguinano il sud del paese. E, ripetiamolo, i numeri afgani parlano chiaro: nel 2002, anno dell'invasione, ci sono stati millecinquecento morti. Mille nel 2003; settecento nel 2004. Poi hanno cominciato a crescere: duemila lo scorso anno e oltre milleduecento dall’inizio del 2006: 208 civili (come al solito, sono statistiche ufficiali, da prender con le pinze), 618 presunti talebani, 384 militari afgani, 37 soldati Usa e 17 del contingente Isaf-Nato per un totale di oltre 1.260 morti in nemmeno 5 mesi. Facendo una proiezione si arriva a più di tremila morti al prossimo dicembre.
Ma le proiezioni non tengono conto del fatto che il fuoco della guerra divampa in fretta, ed è sempre molto più difficile estinguerlo che appiccarlo.

Maso Notarianni

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