Per la prima volta, l'Afghanistan supera l'Iraq per numero di morti: 392 contro 174, in una sola settimana

Ogni giovedì, in redazione, siamo tutti mobilitati per produrre quei maledetti
bollettini di guerra che sono
War is over? e
Cessate il fuoco, elenchi sempre troppo lunghi delle disgrazie che la guerra causa settimanalmente
nel mondo. Elenchi fatti sempre di morti civili più che di perdite militari.
Oggi, facendolo, siamo saltati sulle sedie. Domani avrete i dettagli, quando
pubblicheremo i bollettini. Ma il dato che non si può non anticipare è che per
la prima volta, l'Afghanistan supera l'Iraq per numero di morti. 392 contro 174,
in una sola settimana, e sempre parlando di statistiche ufficiali che, ce lo dice
l'esperienza concreta, non dicono la verità perché i morti civili non si contano
mai tutti.
Guerra mai finita. In Afghanistan, nel sentire comune degli italiani, la guerra è finita. E invece
non è così. Lo dicono i numeri, e lo dice anche il diritto internazionale: la
missione
Enduring Freedom, a differenza di
Iraqi Freedom, non è mai stata dichiarata conclusa.
L'Europa, e l'Italia in particolare, sono sempre più coinvolte nel conflitto
afgano. L'Italia vuole mandare in quel teatro di guerra sei cacciabombardieri
Amx, han detto per fare fotografie ai campi di oppio. Ma quegli aerei, non vogliamo
essere pedanti, son fatti più per cacciabombardare che non per fare ritratti alla
natura. I militari dicono che eventualmente, prima di mandare gli aerei in Afghanistan
la questione dovrà essere discussa alle Camere. Vediamo che piega prenderà quella
discussione. Potrebbe anche succedere che gli aerei partano senza il permesso
dei nostri parlamentari: è già capitato. Ma si dovrà discutere sul rifinanziamento
delle missioni. Si abbia il pudore di non chiamarle missioni di pace. In questi
giorni si parla di ritiro dall'Iraq. Ma sarebbe bene, per una volta, rinunciare
all'ipocrisia e cominciare a portare a casa i nostri soldati anche dall'Afghanistan.
Prima di ritrovarci, ancora una volta, a piangere chi ha perso la vita perché
qualcuno, a Roma, aveva da fare un favore agli amici di oltreoceano. Prima che
i nostri militari si trasformino definitivamente in macchine portatrici di lutti
e disperazione.
L'escalation. Tenendo conto che non manca molto: l'Italia è sempre più coinvolta nei conflitti
che ogni giorno insanguinano il sud del paese. E, ripetiamolo, i numeri afgani
parlano chiaro: nel 2002, anno dell'invasione, ci sono stati millecinquecento
morti. Mille nel 2003; settecento nel 2004. Poi hanno cominciato a crescere: duemila
lo scorso anno e oltre milleduecento dall’inizio del 2006: 208 civili (come al
solito, sono statistiche ufficiali, da prender con le pinze), 618 presunti talebani,
384 militari afgani, 37 soldati Usa e 17 del contingente Isaf-Nato per un totale
di oltre 1.260 morti in nemmeno 5 mesi. Facendo una proiezione si arriva a più
di tremila morti al prossimo dicembre.
Ma le proiezioni non tengono conto del fatto che il fuoco della guerra divampa
in fretta, ed è sempre molto più difficile estinguerlo che appiccarlo.