Almeno 120 morti nelle ultime 24 ore. I talebani attaccano e occupano una città
Le ultime 24 ore sono state per l’Afghanistan le più
sanguinose degli ultimi anni. In un solo giorno, tra mercoledì e giovedì
mattina, sono morte almeno 120 persone: quasi un centinaio di guerriglieri
talebani, circa 25 soldati e poliziotti afgani e un “imprecisato numero di
civili”.
L'attacco a Musa Qala. Centinaia di talebani hanno attaccato e occupato mercoledì
sera la cittadina di Musa Qala, nel nord della provincia di Helmand, poco
lontano da Kandahar. I miliziani islamici hanno attaccato con mortai, razzi e
mitragliatrici pesanti la stazione di polizia, la caserma e gli uffici
governativi, uccidendo almeno 13 agenti governativi, almeno una trentina
secondo i portavoce dei talebani. Sono subito intervenute le forze armate
afgane, che hanno ingaggiato con i talebani una violentissima battaglia strada
per strada, casa per casa. I combattimenti sono durati per tutta la notte. Solo
all’alba i talebani sono stati costretti alla ritirata. Gli attaccanti hanno
lasciato sul terreno almeno una cinquantina di uomini. Le autorità locali
parlano anche di “un numero imprecisato di civili” uccisi negli scontri a
fuoco.
Bombardamenti Usa. Nelle stesse ore in cui veniva attaccata Musa Qala, poco
lontano, una soldatessa canadese e 18 talebani venivano uccisi in un
combattimento. Lo scontro è avvenuto nel distretto di Panjwayi, a ovest di
Kandahar, dove da una settimana sono in corso violenti combattimenti tra le
forze armate afgane e i talebani, che sostanzialmente controllano il distretto.
L’indomani, giovedì mattina, l’aviazione Usa ha
sferrato sulla zona un massiccio raid aereo in cui sarebbero rimasti uccisi tra
i 20 e i
30 talebani.
Contemporaneamente due kamikaze – divenuti ormai frequenti
come in Iraq – si sono fatti esplodere causando due vittime: un contractor
statunitense a Herat e un civile a Ghazni. Rivendicando l’attentato di Herat i
talebani hanno dichiarato: "Uccisi otto militari statunitensi e
italiani". Non è vero, nessun italiano è stato ucciso, ma è evidente che
per loro italiani e statunitensi sono ormai considerati nemici alla stessa
stregua.
Tornando a ieri, secondo i portavoce della guerriglia
talebana, altri 12 poliziotti afgani sarebbero stati uccisi in due attacchi
nell’est dell’Afghanistan: sei nella provincia di Paktia e altri sei in quella
di Kapisa, alle porte di Kabul.
Benvenuto al mondo. Intanto, nella provincia orientale di Kunar, prosegue
l’offensiva Usa denominata operazione ‘Leone di Montagna’, che dal 12 aprile
vede 2.500 soldati afgani sostenuti dall’aviazione Usa (anche i bombardieri
B-52) impegnati a riprendere il controllo della regione, considerata una delle
maggiori roccaforti della resistenza talebana.
Gli americani stanno combattendo anche sul fonte di Khost,
altro bastione talebano. Da qui arriva una notizia che fa capire bene quale
prezzo stanno pagando i civili afgani in questa guerra infinita.
Sfidando il coprifuoco notturno imposto dai soldati Usa nei villaggi
sospetti, ieri notte tre donne sono uscite di casa perché una di loro doveva
andare partorire nella vicina clinica. Sulla via del ritorno si sono imbattute
in una pattuglia militare Usa che ha aperto il fuoco contro l’auto su cui
viaggiavano, crivellandola di colpi di mitragliatrice e ferendo gravemente le
tre donne e anche il bambino appena nato.
Che lo vadano a dire a quel neonato
che nel paese in cui è venuto al mondo la guerra non c’è più.