30/07/2006
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Indignazione o ipocrisia per la strage di Cana? Ogni giorno 450 bambini muoiono di guerra
Finalmente i giornali, i politici, i commentatori sembrano
accorgersi di una cosa banale: nelle guerre muoiono i civili. E tra
loro, soprattutto, donne e bambini.
Eppure non era difficile accorgersene, non c'era bisogno della strage di Cana.
Bastava studiare le statistiche, quelle ufficiali. Lì si dice già tutto
di cos'è la guerra oggi. E' strage di civili. Nient'altro che questo.
il resto è effetto collaterale.
Lo diciamo ogni giorno. Vorremmo essere più grossi, per poterlo dire
più forte. Perché ancora troppe persone non hanno gli strumenti per
sapere cos'è la guerra. E vorremmo che sapessero, invece. Siamo sicuri
che se lo sapessero, invece di indignarsi sulle beghe tra
centrosinistra e centrodestra, o sulle porcherie di calciopoli,
metterebbero all'ordine del giorno la cancellazione della guerra dalla
storia.
Ma le persone che invece questi strumenti hanno, e che hanno il dovere
di sapere cosa fanno quando scelgono la guerra, quando parlano di
"politica internazionale", quando commentano i conflitti nel mondo,
quando scrivono editoriali o quando dicono ai loro giornalisti cosa e
come scrivere, quelle invece dovrebbero vergognarsi.
Ogni giorno, non solo nel giorno della strage di Cana. Perché loro
sanno. Loro sanno e compiono un crimine grave quasi quanto è quello di
bombardare: mentono.
Mentono con l'indignazione nel giorno della strage di Cana, fingono di
non sapere quando scelgono la guerra. E ogni giorno, i grandi mezzi di
comunicazione, mentono raccontando una guerra che non esiste, quella
umanitaria, quella chirurgica, quella giusta, quella necessaria.
O, peggio, non raccontandovi, ogni giorno, dei 450 bambini muoiono per la guerra.
Ogni giorno, secondo l'Unicef.
Maso Notarianni