07/09/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ci sono differenze fra i contractors che lavorano in Iraq? Pare proprio di sì
Un gruppo di mercenari in Iraq La conferma arriva dall’Ecuador, nazione che sembra avere poco a che fare con la guerra in atto nel Paese mediorientale, ma che in effetti è un ottimo fornitore di questo genere di ‘manodopera’. Nel paese, infatti, operano agenzie che assumono ex poliziotti e soldati (non solo ecuadoriani) da mandare in Iraq per fare la guardia ai pozzi di petrolio.
Come la Epi Security and Investigation, società già conosciuta dalle forze dell’ordine dell’Ecuador per aver mandato in Iraq nel 2005 contractors colombiani (addestrati secondo il programma Plan Colombia) sottopagati rispetto ai colleghi provenienti da Stati Uniti e Europa. Se un contractor europeo, per andare in Iraq, guadagna cifre che si aggirano intorno ai 10 mila dollari mensili, uno latinoamericano costa invece dai 2500 ai 5000 dollari.
L’agenzia, della quale le associazioni per i diritti umani ecuadoriane hanno chiesto la chiusura, ha i suoi uffici a Manta, località famosa per la presenza di una base militare statunitense, operativa dalla fine degli anni Novanta, nella lotta contro il traffico di stupefacenti.
Nel 2005, il ministro Mauricio Gandara rilasciò dichiarazioni molto pesanti nei confronti di Jeffrey Shippy (che si trovava in Iraq), responsabile della Epi. Secondo Gandara era “immorale e soprattutto illegale che esistesse una compagnia con il compito di contattare persone da addestrare e inviare in Iraq come mercenari”.
Attualmente la cancelleria dell’Ecuador ha espresso il suo ‘categorico rifiuto’ all’utilizzo del territorio nazionale da parte delle agenzie che operano nel settore del reclutamento dei mercenari.
 
Un mercenario 'al lavoro' in IraqOnu. Anche l’Onu ha inviato, grazie alla risoluzione 2005/2, una propria delegazione (composta da esperti di Colombia, Spagna, Libia e Russia) in Ecuador per verificare la veridicità delle denuncie di reclutamento illegale di ecuadoriani, e più in  generale di latinoamericani, arrivate dalle diverse organizzazioni che combattono in difesa della tutela dei diritti umani.
D’accordo con l’operazione investigativa della delegazione Onu anche  il ministero degli Esteri di Quito, secondo il quale “la commissione deve raccogliere tutta la documentazione possibile sull’assunzione di mercenari che si sarebbero resi responsabili di violazioni di diritti umani, impedendo così l’esercizio del diritto dei popoli all’autodeterminazione”.
I risultati ottenuti delle ispezioni dei rappresentanti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, impegnati nei programmi di controllo della ‘Convenzione Internazionale contro il reclutamento, l’utilizzo il finanziamento e l’addestramento di soldati privati a pagamento’, saranno esposti sia all’Onu che all’esecutivo ecuadoriano.
Benché non esistano riscontri specifici delle nazionalità dei mercenari latinoamericani presenti in Iraq, uno studio del Brooking Institute ha rilevato che vi sarebbe la presenza di persone provenienti da Colombia Cile, Salvador, Nicaragua e Guatemala.

Alessandro Grandi

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