La compagnia di sicurezza viene denunciata per la morte di 4 suoi contractor a Falluja
Fu l’episodio che ispirò, o almeno accelerò, l’offensiva delle forze Usa su Falluja:
quattro contractor statunitensi, uomini della sicurezza al soldo di una compagnia privata, furono
linciati, bruciati e appesi a un ponte da una folla inferocita nella città roccaforte
della ribellione sunnita. Era il 31 marzo 2004: le immagini fecero il giro del
mondo provocando la reazione dell’esercito di Washington, che da quel giorno strinse
Falluja in una morsa letale. Due anni dopo quell’episodio assume un altro significato.
I familiari delle quattro vittime hanno fatto causa alla Blackwater, la compagnia
che aveva assunto i servigi dei contractor caduti nell’imboscata. E per il settore delle compagnie di sicurezza private,
che ha vissuto il suo boom con la guerra in Iraq, una sconfitta della Blackwater
sarebbe un colpo durissimo.
La denuncia. L’accusa delle famiglie di Stephen Helvenston, Mike Teague, Jerzo Zovko e Wesley
Batalona è questa: la Blackwater avrebbe mandato i quattro allo sbaraglio in un
posto dove il rischio di morire era altissimo. E l’avrebbe fatto non per incompetenza,
ma con l’intento di risparmiare fino a 1,5 milioni di dollari (1,2 milioni di
euro) sui costi, nel tentativo di fare una colossale cresta sui conti dichiarati
al dipartimento della Difesa. Le disposizioni iniziali, contenute in un contratto
ottenuto dalla rivista statunitense
The Nation, prevedevano infatti che nel “pericoloso” teatro iracheno i veicoli della Blackwater
dovessero essere blindati, con tre persone a bordo: una alla guida, una a fare
da navigatore, e una pronta a sparare con un fucile mitragliatore.
La responsabilità della compagnia. In realtà, delle clausole aggiunte in seguito tra la Blackwater e altre compagnie
operanti in Iraq eliminarono la parola “blindati” dal riferimento ai veicoli.
E almeno uno dei quattro
contractor seppe di essere stato assegnato a Falluja solo un giorno prima: alle sue rimostranze,
sarebbe stato minacciato di licenziamento in tronco. Helveston, Teague, Zovko
e Batalona, secondo i loro familiari, furono quindi mandati nella roccaforte dei
ribelli a bordo di due veicoli (quindi in due su ognuno, non tre come previsto)
non blindati e senza una mappa dettagliata. La prima notte si persero, e trovarono
rifugio in una base dei Marines. Il giorno successivo, attraversarono il centro
della città, si imbottigliarono nel traffico e furono circondati da decine di
uomini armati, che aprirono il fuoco da dietro i veicoli. “La Blackwater ha mandato
mio figlio e gli altre a Falluja, sapendo che c’era una buona possibilità che
ciò potesse accadere”, dice Katy Helvenston, la madre di uno dei quattro
contractor. “Fisicamente mio figlio l’hanno ucciso gli iracheni. Ma ritengo responsabile
la Blackwater, al mille per cento”.
La versione della Blackwater. La compagnia del North Carolina non è d’accordo. Nei contratti con i suoi uomini,
è specificato il rischio di morte, tra le altre, per “sollevamenti popolari” e
“attività terroristica”. Secondo la Blackwater, chiunque firmi quel contratto
“capisce pienamente i pericoli e sa che questi rischi, non che altri, fanno parte
dell’impegno che si apprestano ad accettare”. La linea difensiva della compagnia
è che, siccome lavora in appoggio alle forze armate statunitensi, non può essere
denunciata per la morte o il ferimento dei suoi uomini. I familiari delle quattro
vittime, e quindi anche di tutti gli almeno 428
contractor morti fino ad oggi in Iraq, avrebbero quindi diritto solo a un risarcimento
assicurativo da parte dello Stato.
Legata ai repubblicani. La denuncia è stata presentata già nel gennaio 2005, la conclusione del processo
è prevista a breve. Secondo Marc Miles, uno dei legali delle famiglie, si tratta
di “un caso che creerà un nuovo precedente, come lo furono le prime cause contro
l’industria del tabacco. Una volta perso il primo processo, temeranno che possano
seguire altre denunce”. La Blackwater ha però degli amici influenti: il suo fondatore,
Erik Prince, è un donatore storico del partito repubblicano (ha contribuito con
276mila dollari in 17 anni), ed è stato ampiamente ripagato da quando l’amministrazione
Bush è al potere. “Altri quattro anni di Bush, yu-huu”, ha scritto in una mail
collettiva uno dei responsabili della compagnia, dopo la rielezione del presidente.
E in una conferenza di poche settimane fa, alla domanda di regolamentare il settore
dei contractor, Bush ha risposto prendendo in giro lo studente che gliel’aveva
posta. “Guarda, domani telefono a Donald Rumsfeld e gli dico che hai sollevato
una questione importante, per vedere cosa possiamo fare. E’ così che lavoro”,
ha risposto il presidente, ridendo.