Nel 2005, 7.328 persone sono state mutilate e uccise dalle mine: l’11% in più dell’anno prima
Ogni giorno 20 persone – di cui almeno 4 bambini e 4 donne – vengono mutilati
dall’esplosione di mine antiuomo o ordigni inesplosi. Una vittima su quattro non
sopravvive.
Nel 2005, questa sorte è toccata a 7.328 persone: l’11 per cento in più rispetto
all’anno precedente.
La Colombia supera la Cambogia. La novità più eclatante che emerge dal rapporto è che la Cambogia, da sempre
in testa nella triste classifica mondiale dei Paesi più minati, pur mantenendo
il record dei morti per mina (730 decessi in un anno) è stata superata dalla Colombia
per quanto riguarda il numero di vittime da mina in un anno: 875 nel Paese asiatico,
1.000 in quello sudamericano (che però presenta “solo” 288 morti). La ragione
è che mentre in Cambogia nessuno posa più mine da anni, in Colombia i guerriglieri
delle Farc continuano a disseminare grandi quantità di ordigni artigianali (il
che spiega la loro scarsa letalità: 26 per cento contro l’83 per cento degli ordigni
industriali cambogiani). L’incremento delle vittime da mina in Colombia segue
un andamento esponenziale: 627 nel 2002, 734 nel 2003, 882 nel 2004 e, come già
detto, 1.100 nel 2005. E nei soli primi cinque mesi del 2006 già si contano altre
526 vittime (di cui 106 morti).
Afghanistan, sminamento in crisi. Al terzo posto, dopo Colombia e Cambogia, si conferma l’Afghanistan, con 848
vittime nel 2005 (di cui 150 morti). Un dato che conferma un preoccupante stop
rispetto alla tendenza di diminuzione registrata nel periodo 2001-2003, quando
si passò dalle 1.667 vittime del 2001 alle 1.194 del 2002 alle 846 del 2003. Da
allora la situazione pare essersi stabilizzata, con 857 vittime nel 2004 e, come
già detto, 848 nel 2005. La ragione è che l’azione di sminamento è rallentata,
sia per la ripresa dei combattimenti in tutto il sud del Paese, sia per la forte
diminuzione dei finanziamenti internazionali (-24 per cento nel 2005).
Tendenza preoccupante in molti Paesi. Al quarto posto troviamo, quasi a pari merito, Palestina e Iraq: la prima con
363 vittime da mina, il secondo con 358 vittime. Entrambi fanno registrare un
fortissimo incremento rispetto all’anno precedente: nel 2004 le vittime erano
state 187 in Palestina e 261 in Iraq. L’acutizzarsi di entrambi i conflitti è
l’ovvia ragione di questo aumento.
Preoccupante la tendenza anche in India, dove il 2005 ha fatto contare 336 vittime
da mina e i primi cinque mesi del 2006 già altre 271 vittime, quasi le stesse
che si sono verificate in tutto l’arco del 2004. La causa sono i conflitti, ultimamente
più violenti, che si combattono nel nordest del Paese (Assam, Nagaland, Tripura,
ecc.).
Fortissimo aumento delle vittime da mina pure in Somalia: 276 nel 2005 contro
le 91 dell’anno precedente.
E anche in Myanmar (Birmania): 231 contro le 132 del 2004.
Notevole aumento di vittime anche nel Curdistan turco: 220 vittime nel 2005,
contro le 168 del 2004 e le 67 del 2003.
Pakistan e Filippine, incremento record. Allarmanti gli incrementi registrati in Pakistan e nelle Filippine.
In Pakistan ci sono state 214 vittime da mina nel 2005 e addirittura 263 nei
primi cinque mesi del 2006. Nel 2004 erano state 195. L’aumento è dovuto all’escalation
dei conflitti interni in Waziristan e Balucistan.
Nelle Filippine, dove le vittime da mina nel 2004 erano state “solo” 47, nel
2005 sono state 145. I guerriglieri marxisti dell’Npa che combattono al nord e
quelli musulmani del Fronte Moro e di Abu Sayyaf attivi nel sud fanno sempre più
ampio ricorso alle mine antiuomo.
Gli altri Paesi che nel 2005 hanno registrato un alto numero di vittime da mina
sono il Laos (164), l’Iran (109), l’Angola (96), il Sudan (79), l’Eritrea (68),
l’Azerbaigian (59), la Georgia (46), la Repubblica Democratica del Congo (45),
l’Algeria (51 contro le 9 dell’anno precedente), la Tailandia (43), l’Uganda (40),
lo Sri Lanka (38) e il Libano (22 contro le 14 del 2004).
Lo strano caso della Cecenia. Fuori classifica, lo “strano caso” della Cecenia. Strano perché l’anno scorso
il rapporto dell’Icbl registrava 396 vittime nel 2004 (di cui 199 morti). Ma nell’ultimo
è scritto che “il 2005 si è chiuso con 24 vittime, assai meno in confronto alle
94 del 2004”. Ma come: nel 2004 non erano 396? Che per la Cecenia vi siano dei
problemi e delle divergenze nella raccolta dei dati non stupisce data l’estrema
difficoltà di lavorare sul terreno a causa dell’ostilità delle forze militari
russe.
Se fosse possibile conoscere la reale situazione di questa piccola repubblica
russa, probabilmente essa sarebbe al quarto posto, dopo l’Afghanistan e prima
della Palestina.
I veri responsabili di questo macello. Il trattato di Ottawa del 1996 che stabilisce la messa la bando delle mine non
è mai stato sottoscritto dai maggiori Paesi produttori di mine antiuomo: Stati
Uniti, Israele, Russia, Cina, India, Pakistan e Iran.