Pyongyang effettua il test nucleare annunciato da giorni e guarda al consiglio di Sicurezza
Questa mattina, alle 10:30 locali, le 3:30 italiane, le
autorità di Pyongyang hanno effettuato il test nucleare che avevano annunciato
da giorni. I rilevatori sismici sudcoreani hanno captato segnali
inequivocabili: la scossa di terremoto, conseguenza dell’esplosione nucleare,
è
stata di 3,58 gradi Richter ed è stata rilevata fino in Australia. “E' sicuro
al
100 percento che si sia trattato di un’esplosione sotterranea di tipo
nucleare”, ha dichiarato il generale russo Vladimir Verkhovtsev.
Reazioni. Il regime di Pyongyang ha confermato la
notizia, annunciando che il test è stato completato con successo e che non è
stata registrata alcuna perdita di radioattività. L’esplosione di questa
mattina aveva un potenziale equivalente a 550 tonnellate di tritolo. Il test,
avvenuto nella località di Gilju, in provincia di Hamgyong, è una conferma del
potenziale bellico della Corea del Nord, ma anche una minaccia per la stabilità
dell’Asia. A Washington hanno subito definito “una provocazione” il test che,
secondo Tony Snow, portavoce della Casa Bianca, “contravviene alla richiesta di
moderazione rispetto ad azioni che potrebbero aggravare le tensioni nell'Asia
nord-orientale”. È stato “un gesto sfrontato”, gli hanno fatto eco da Pechino:
il ministro degli Esteri cinese ha invitato Pyongyang a tornare al più presto
“ai negoziati a sei nazioni”. “Risponderemo severamente” ha minacciato Roh
Moo-Hyun, il presidente della Corea del Sud, che ha convocato una riunione
d'emergenza dei suoi consiglieri di sicurezza e ha sospeso, con effetto
immediato, gli aiuti umanitari alla Corea del Nord. Anche il Giappone si è
allarmato. Da Tokyo, il primo ministro Shinzo Abe ha parlato di “un atto
imperdonabile”.
Il consiglio di Sicurezza. Nei minuti successivi alla
diffusione della notizia del test, mentre già fervevano i colloqui telefonici
tra i ministri degli Esteri sudcoreano e giapponese con il segretario di Stato
Usa Condolezza Rice, l’agenzia ufficiale nordcoreana Kcna annunciava: “è un
evento storico che porta la felicità al nostro esercito e alla nostra gente. Questo
test nucleare, realizzato interamente con tecnologia coreana, contribuirà a
mantenere la pace e la stabilità nella penisola coreana e nella regione”. Ora
da più parti, Washington in testa, si preme perché al questione nordcoreana
venga riportata davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tony
Snow ha chiesto che si arrivi al più presto a un accordo per sanzionare il
“gesto non provocato”. Solo venerdì scorso, il Consiglio di Sicurezza aveva
ammonito Pyongyang di non effettuare il test, minacciando imprecisate
conseguenze. Il presidente nordcoreano, Kim Yong Il, ha voluto sfidare la
comunità internazionale in un braccio di ferro che, come la questione del
nucleare iraniano insegna, non si sa quali scenari possa aprire nel prossimo
futuro. Da un lato le autorità di Pyongyang insistono nel sostenere che il test
sia stato un gesto dissuasivo, reso necessario dalle minacce statunitensi,
dall’altro hanno assicurato che le forze armate coreane (Kpa) non useranno le
armi nucleari, almeno non per prime. Secondo alcuni analisti la corea del Nord
dispone di materiale fissile a sufficienza per produrre tra sei e otto ordigni
atomici, ma non possiede ancora le tecnologie per costruire testate nucleari
che possano essere montate su missili.