20/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le donne curde, schiave di una tradizione arcaica, tentano il suicidio dandosi fuoco
dal nostro inviato
Vauro
 
L’ospedale di Emergency di Sulimanya ha iniziato la sua attività nel 1996. Nelle sue stanze sono state soccorse e curate migliaia di vittime delle guerre che si sono succedute, quasi senza interruzione, da quella fra Iraq e Iran, alla repressione dei curdi da parte del regime di Saddam, agli scontri fra diverse fazioni di curdi stessi, sino a quella attuale che sta devastando l’Iraq.
 
formazione di donne curde guerrigliereNelle loro mani. Ma questi anni sono anche stati spesi dallo staff medico e infermieristico internazionale di Emergency per formare il personale locale. Per consentire all’ospedale di rendersi autonomo, mantenendo allo stesso tempo l’alto standard di intervento che contraddistingue la politica di soccorso della ong italiana in tutte le aree nelle quali impianta le sue strutture. Dal primo maggio del 2005 l’ospedale è stato ‘ceduto’ al governo regionale curdo, divenendo così patrimonio della comunità a tutti gli effetti. Emergency si è riservata il diritto di monitorare il funzionamento dell’ospedale e soprattutto che esso continui ad essere del tutto gratuito per i pazienti. Compito che Hawar, il supervisore curdo della ong, esegue con grande competenza e attenzione. Con lui visitiamo l’unità grandi ustionati dell’ospedale. Insieme a quella delle mine che continuano a mietere vittime, quella delle ustioni è l’altra grave emergenza di questa zona. Non solo perché l’uso diffuso di cucine e stufe primitive a cherosene provoca frequenti incidenti domestici, ma anche per un aspetto terribile di quella che si potrebbe definire con termine grottesco una ‘tradizione’ curda: le molte donne che tentano il suicidio cospargendosi di combustibile e dandosi fuoco.
 
una donna curdaIl pudore della disperazione. “La causa di questi suicidi - ci spiega un medico – sta nella arretratezza nella quale è costretta a vivere la popolazione delle zone rurali. Arretratezza che penalizza soprattutto le donne. Prive di qualsiasi diritto, totalmente dipendenti dalla volontà dei padri o dei mariti. L’amore per un ragazzo non accettato dal padre, i maltrattamenti di un marito, l’essere rimaste incinta per un rapporto extra matrimoniale. Da noi l’aborto è considerato un crimine ed è impossibile ricorrervi. Spesso una donna non vede altra via di uscita se non quella di uccidersi dandosi fuoco. Non penso che questo sistema tremendo di tentare di darsi la morte sia anche un segno di protesta, piuttosto semplicemente di grande disperazione che diventa vergogna quando il suicidio non riesce. Mai nessuna delle donne che arrivano qui, o una delle loro famiglie, ammette il tentato suicidio. Dichiarano tutte di essersi bruciate per incidenti domestici. Ma noi riconosciamo per esperienza i tentati suicidi: ustioni che arrivano a riguardare dal 65  fino al 95 percento del corpo non ci si possono procurare scaldando il latte”.
 
donna curda in abito tradizionaleIl futuro di Benar. Benar Sardar è stesa sul letto e tiene le braccia alzate, fuori dal lenzuolo verde che la copre, si guarda le mani piagate dalle ustioni e tace. Solo quando le infermiere scoprono il suo corpo, nudo e bruciato fino al seno acerbo, per cospargerlo di crema curativa e avvolgerlo nelle garze, Benar si lamenta, grida brevi che si aprono in singhiozzi di bambina. E Benar, con i suoi 14 anni, è poco più di una bambina. “Si è bruciata riscaldando dell’acqua sulla stufa”, dice sua madre che le sta vicino e che le somiglia moltissimo di viso. Medici ed infermieri fanno finta di crederle. Più tardi Benar ci racconterà di una sua lontana parente : “lei si che si era data fuoco per uccidersi. Fortuna che ora sta bene, si è sposata e ha avuto anche tre figli.” Forse Benar racchiude in questa storia altra il suo dolore e la sua speranza. 
Parole chiave: curdi, donne, diritti delle donne, kurdistan
Categoria: Guerra, Politica, Popoli
Luogo: Iraq