Annullate le celebrazioni per l’indipendenza, migliaia di persone rendono omaggio a Gemayel
Migliaia di persone si sono radunate ieri, nelle piazze di
Beirut e nel villaggio montano di Bikfaya, a est della capitale, in occasione
del primo dei tre giorni di lutto nazionale per l’omicidio del deputato
cristiano Pierre Gemayel.
Commemorazione. Gemayel è stato ucciso da
almeno tre uomini armati, che l’hanno colpito mentre si trovava in auto nel
quartiere cristiano di Beirut. La commemorazione del deputato falangista, che
ricopriva la carica di ministro dell’Industria nel governo libanese, ha di fatto
sostituito le celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza del Libano, che
sono state annullate.
I sostenitori di Gemayel hanno assistito al passaggio
della bara, avvolta nella bandiera del partito falangista, in un silenzio
interrotto da timidi applausi e qualche colpo di arma da fuoco in aria, mentre
diverse donne lanciavano manciate di riso dai balconi. Ovunque, tanto nel
villaggio quanto a Beirut, la presenza della polizia era massiccia, come se un
senso di minaccia incombente si fosse impadronito dell’intera popolazione
libanese.
Amin Gemayel, il padre della vittima, ha invitato i suoi sostenitori
a partecipare ancor più numerosi al funerale di domani: “Voglio che sia una
grande marcia pacifica – ha dichiarato – per rispetto al martirio di Pierre,
non cercate di vendicarvi”.
Pierre Gemayel è il quinto politico libanese antisiriano
a essere ucciso in due anni. Il Primo ministro libanese Siniora ha reso
omaggio alla bara dicendo al defunto: ”Porta i miei saluti a
coloro che sono stati uccisi prima di te. Omaggi a Rafiq Hariri, Basil
Fuleihan, Samir Qassir, George Hawi e a Gibran Tueni. E dì loro che il vostro
sangue non è caduto invano”.
Proprio la scorsa settimana il parlamento aveva
votato l’istituzione di un tribunale internazionale sull’omicidio dell’ex
premier Rafiq Hariri, nonostante il ritiro di sei deputati vicini a Hezbollah
abbia messo in dubbio la legittimità dello stesso parlamento che, senza di loro,
non rappresenta più la comunità sciita, maggioritaria in Libano.
Accuse. I rappresentanti del gruppo 14
marzo, il blocco antisiriano formatosi sull’onda dell’omicidio Hariri, si sono
incontrati con il partito falangista per decidere quali passi intraprendere. Al
termine hanno rilasciato un comunicato in cui si dichiara che riterranno
responsabile dell’uccisione “chiunque cercherà di coprire gli autori, sia
politicamente che collaborando con loro”. Gli assassini, continua il comunicato
“sono della stessa specie di coloro che hanno cercato di rovesciare il governo
per impedire l’istituzione del tribunale internazionale… e della stessa specie
di coloro che usano le minacce e accusano il movimento 14 marzo di essere
traditori e collaborazionisti”. Il riferimento è diretto alle forze lealiste,
composte da Hezbollah, Amal e il Free Patriotic Movement di Michel Aoun,
accusate di coprire l’ennesima uccisione ordinata da Damasco.
Le dita puntate
contro la Siria sono state numerose, da Saad Hariri, il figlio dell’ex premier,
al patriarca maronita Sfeir, passando per Geagea delle Forze libanesi. Ma
reazioni sdegnate sono venute anche da Hezbollah, che ha denunciato l’omicidio,
sostenendo che si tratta di atti provocatori per spingere i libanesi gli uni
contro gli altri, per gettare di nuovo il Paese nel caos.
Esponenti di Amal
hanno parlato di una “cospirazione contro il Libano”, mentre Aoun ha auspicato
di poter conoscere al più presto l’identità degli assassini che vogliono dividere
i
cristiani libanesi. “E' una cospirazione contro il nostro Paese- ha dichiarato
il presidente Lahoud in televisione – è urgente che tutti i libanesi siedano
assieme per discutere sui mezzi per risolvere la crisi che il nostro paese sta
attraversando”.