23/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Annullate le celebrazioni per l’indipendenza, migliaia di persone rendono omaggio a Gemayel
Migliaia di persone si sono radunate ieri, nelle piazze di Beirut e nel villaggio montano di Bikfaya, a est della capitale, in occasione del primo dei tre giorni di lutto nazionale per l’omicidio del deputato cristiano Pierre Gemayel.
 
Commemorazione. Gemayel è stato ucciso da almeno tre uomini armati, che l’hanno colpito mentre si trovava in auto nel quartiere cristiano di Beirut. La commemorazione del deputato falangista, che ricopriva la carica di ministro dell’Industria nel governo libanese, ha di fatto sostituito le celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza del Libano, che sono state annullate.
I sostenitori di Gemayel hanno assistito al passaggio della bara, avvolta nella bandiera del partito falangista, in un silenzio interrotto da timidi applausi e qualche colpo di arma da fuoco in aria, mentre diverse donne lanciavano manciate di riso dai balconi. Ovunque, tanto nel villaggio quanto a Beirut, la presenza della polizia era massiccia, come se un senso di minaccia incombente si fosse impadronito dell’intera popolazione libanese.
Amin Gemayel, il padre della vittima, ha invitato i suoi sostenitori a partecipare ancor più numerosi al funerale di domani: “Voglio che sia una grande marcia pacifica – ha dichiarato – per rispetto al martirio di Pierre, non cercate di vendicarvi”.
Pierre Gemayel è il quinto politico libanese antisiriano a essere ucciso in due anni. Il Primo ministro libanese Siniora ha reso omaggio alla bara dicendo al defunto: ”Porta i miei saluti a coloro che sono stati uccisi prima di te. Omaggi a Rafiq Hariri, Basil Fuleihan, Samir Qassir, George Hawi e a Gibran Tueni. E dì loro che il vostro sangue non è caduto invano”.
Proprio la scorsa settimana il parlamento aveva votato l’istituzione di un tribunale internazionale sull’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri, nonostante il ritiro di sei deputati vicini a Hezbollah abbia messo in dubbio la legittimità dello stesso parlamento che, senza di loro, non rappresenta più la comunità sciita, maggioritaria in Libano. 
 
Accuse. I rappresentanti del gruppo 14 marzo, il blocco antisiriano formatosi sull’onda dell’omicidio Hariri, si sono incontrati con il partito falangista per decidere quali passi intraprendere. Al termine hanno rilasciato un comunicato in cui si dichiara che riterranno responsabile dell’uccisione “chiunque cercherà di coprire gli autori, sia politicamente che collaborando con loro”. Gli assassini, continua il comunicato “sono della stessa specie di coloro che hanno cercato di rovesciare il governo per impedire l’istituzione del tribunale internazionale… e della stessa specie di coloro che usano le minacce e accusano il movimento 14 marzo di essere traditori e collaborazionisti”. Il riferimento è diretto alle forze lealiste, composte da Hezbollah, Amal e il Free Patriotic Movement di Michel Aoun, accusate di coprire l’ennesima uccisione ordinata da Damasco.
Le dita puntate contro la Siria sono state numerose, da Saad Hariri, il figlio dell’ex premier, al patriarca maronita Sfeir, passando per Geagea delle Forze libanesi. Ma reazioni sdegnate sono venute anche da Hezbollah, che ha denunciato l’omicidio, sostenendo che si tratta di atti provocatori per spingere i libanesi gli uni contro gli altri, per gettare di nuovo il Paese nel caos.
Esponenti di Amal hanno parlato di una “cospirazione contro il Libano”, mentre Aoun ha auspicato di poter conoscere al più presto l’identità degli assassini che vogliono dividere i cristiani libanesi. “E' una cospirazione contro il nostro Paese- ha dichiarato il presidente Lahoud in televisione – è urgente che tutti i libanesi siedano assieme per discutere sui mezzi per risolvere la crisi che il nostro paese sta attraversando”.

Naoki Tomasini

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