23/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Addis Abeba pronta alla guerra con le Corti somale, a Baidoa arrivano nuove truppe
“Quando una nazione si trova ad affrontare una minaccia militare, ha il pieno diritto di difendersi preparandosi a una risposta armata. Il governo comunica di aver completato questa preparazione”. Con queste parole sibilline il premier etiope Meles Zenawi ha comunicato al Parlamento che l’esercito è pronto a un eventuale conflitto con le Corti islamiche somale. Nonostante Zenawi non abbia definitivamente rinunciato alle trattative, Addis Abeba compie un passo avanti verso un possibile conflitto regionale. E a Baidoa arrivano nuove truppe.
 
Il premier etiope Meles ZenawiAccuse. Il discorso di Zenawi, arrivato nel momento di maggior sforzo della comunità internazionale per risolvere la questione somala, è partito dalla constatazione del fallimento delle trattative di pace con le Corti islamiche. Secondo il premier, le milizie vicine alle Corti costituiscono una minaccia reale alla sicurezza etiope, prova ne sia la guerra santa lanciata nei mesi scorsi contro Addis Abeba dai nuovi “signori” di Mogadiscio. Se da una parte Zenawi accusa le Corti di destabilizzare la regione e di voler abbattere il governo somalo legalmente riconosciuto di stanza a Baidoa, le Corti rispondono accusando l’Etiopia di essere il principale ostacolo al raggiungimento di un accordo con le istituzioni somale. Alle Corti, infatti, la presenza delle truppe etiopi in territorio somalo (migliaia stando alle Corti, alcune centinaia per Addis Abeba) proprio non va giù.
 
Miliziani delle Corti islamiche somaleDelega. Le Corti non hanno perso tempo, facendo sapere di essere pronte a difendersi da un eventuale attacco etiope. Cosa ancora più grave, Zenawi ha chiesto al Parlamento di pronunciarsi sulla crisi, chiedendo al contempo una delega in bianco per il governo per gestire la questione somala. Una richiesta che i parlamentari dell’opposizione hanno subito denunciato come una sorta di dichiarazione di guerra mascherata alla Somalia.  Zenawi non ha perso l’occasione per attaccare poi l’Eritrea, accusandola di fornire illegalmente armi alle Corti. Un’accusa confermata da un recente rapporto dell’Onu, il quale ha però evidenziato come Addis Abeba si comporti allo stesso modo quando si tratta di sostenere il governo di Baidoa. Venerdì, i residenti in città hanno confermato la notizia che 138 camion trasportanti truppe etiopi sarebbero arrivati nei dintorni del centro abitato, mettendosi a scavare trincee per far fronte a un possibile attacco delle Corti.
 
Soldati etiopiSilenzi. Nella nuova crisi, spicca il silenzio delle istituzioni somale, che finora non hanno rilasciato alcuna dichiarazione. I numerosi tentativi fatti da PeaceReporter per raggiungere telefonicamente i portavoce della presidenza e del governo di transizione sono stati infruttuosi. Confinate nel triangolo di Baidoa, circondate da centinaia di miliziani vicini alle Corti e protette finora dai contingenti etiopi, le istituzioni non sembrano in grado di giocare un ruolo di primo piano nella crisi. Tutto il contrario delle Corti, le cui pressioni sulla regione autonoma del Puntland hanno spinto le autorità ad adottare come legge la sharia islamica, già in vigore nei territori controllati dalle Corti. Alle quali resterebbe da conquistare solo Baidoa, se riuscissero a mettere definitivamente le mani sul Puntland. Un’eventualità che l’Etiopia vuole evitare a tutti i costi e su cui si scontrano gli interessi dei due soggetti attualmente più forti del Corno d’Africa. Il possibile conflitto tra le storiche nemiche Addis Abeba e Mogadiscio è un po’ più vicino.

Matteo Fagotto

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