Addis Abeba pronta alla guerra con le Corti somale, a Baidoa arrivano nuove truppe
“Quando una nazione si trova ad affrontare una minaccia
militare, ha il pieno diritto di difendersi preparandosi a una risposta armata.
Il governo comunica di aver completato questa preparazione”. Con queste parole
sibilline il premier etiope Meles Zenawi ha comunicato al Parlamento che
l’esercito è pronto a un eventuale conflitto con le Corti islamiche somale.
Nonostante Zenawi non abbia definitivamente rinunciato alle trattative, Addis
Abeba compie un passo avanti verso un possibile conflitto regionale. E a Baidoa
arrivano nuove truppe.
Accuse. Il
discorso di Zenawi, arrivato nel momento di maggior sforzo della comunità
internazionale per risolvere la questione somala, è partito dalla constatazione
del fallimento delle trattative di pace con le Corti islamiche. Secondo il
premier, le milizie vicine alle Corti costituiscono una minaccia reale alla
sicurezza etiope, prova ne sia la guerra santa lanciata nei mesi scorsi contro
Addis Abeba dai nuovi “signori” di Mogadiscio. Se da una parte Zenawi accusa le
Corti di destabilizzare la regione e di voler abbattere il governo somalo
legalmente riconosciuto di stanza a Baidoa, le Corti rispondono accusando
l’Etiopia di essere il principale ostacolo al raggiungimento di un accordo con
le istituzioni somale. Alle Corti, infatti, la presenza delle truppe etiopi in
territorio somalo (migliaia stando alle Corti, alcune centinaia per Addis
Abeba) proprio non va giù.
Delega. Le Corti
non hanno perso tempo, facendo sapere di essere pronte a difendersi da un
eventuale attacco etiope. Cosa ancora più grave, Zenawi ha chiesto al
Parlamento di pronunciarsi sulla crisi, chiedendo al contempo una delega in
bianco per il governo per gestire la questione somala. Una richiesta che i
parlamentari dell’opposizione hanno subito denunciato come una sorta di
dichiarazione di guerra mascherata alla Somalia. Zenawi non ha perso l’occasione per attaccare
poi l’Eritrea, accusandola di fornire illegalmente armi alle Corti. Un’accusa
confermata da un recente
rapporto dell’Onu,
il quale ha però evidenziato come
Addis Abeba si comporti allo stesso modo quando si tratta di sostenere
il
governo di Baidoa. Venerdì, i residenti in città hanno confermato la
notizia che 138 camion trasportanti truppe etiopi sarebbero arrivati
nei dintorni del centro abitato, mettendosi a scavare trincee per far
fronte a un possibile attacco delle Corti.
Silenzi. Nella
nuova crisi, spicca il silenzio delle istituzioni somale, che finora non hanno
rilasciato alcuna dichiarazione. I numerosi tentativi fatti da
PeaceReporter
per raggiungere
telefonicamente i portavoce della presidenza e del governo di
transizione sono
stati infruttuosi. Confinate nel triangolo di Baidoa, circondate da
centinaia
di miliziani vicini alle Corti e protette finora dai contingenti
etiopi, le
istituzioni non sembrano in grado di giocare un ruolo di primo piano
nella
crisi. Tutto il contrario delle Corti, le cui pressioni sulla regione
autonoma del Puntland hanno spinto le autorità ad adottare come legge
la
sharia islamica, già in vigore nei
territori controllati dalle Corti. Alle quali resterebbe da conquistare solo
Baidoa, se riuscissero a mettere definitivamente le mani sul Puntland.
Un’eventualità che l’Etiopia vuole evitare a tutti i costi e su cui si
scontrano gli interessi dei due soggetti attualmente più forti del Corno
d’Africa. Il possibile conflitto tra le storiche nemiche Addis Abeba
e
Mogadiscio è un po’ più vicino.