30/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il primo turno delle elezioni premia la maggioranza che vive nell'ombra
Domenica scorsa si è tenuto il primo turno delle elezioni per il rinnovo del Parlamento in Bahrein, per la seconda volta in 5 anni, e non sono mancate le sorprese. Il 40 percento dei 40 seggi in palio se li sono aggiudicati candidati sciiti, comunità che mai è stata così rappresentata nella Camera bassa, contrapposta alla Camera alta, i cui membri li nomina il re.
 
un manifesto degli sciiti in bahreinCambiamento radicale. I 17 seggi, dei quali 16 sono appannaggio della Islamic National Accord Association (Inaa), la principale formazione (non si tratta di partiti, che sono banditi in Bahrein) sciita del Paese. Alle precedenti elezioni, tenutesi nel 2002, gli sciiti avevano boicottato il voto, ritenendolo falsato dall’ostracismo che, secondo loro, la comunità sciita subisce nella vita quotidiana. Il terremoto politico è quindi evidente, a maggior ragione se si considera che gli sciiti in Bahrein sono la maggioranza, ma il Paese è storicamente guidato in tutti i posti di potere dalla maggioranza sunnita. E proprio le associazioni sunnite, il Fni e l'Associazione Al-Assalah, hanno subito una sconfitta pesante. Dei 13 seggi che avevano, ne hanno confermati solo otto. Se il secondo turno confermerà i risultati del primo, il Bahrein si troverebbe di fronte a una svolta politica senza precedenti. Un esempio: il Bahrein è uno dei paesi più liberali del Golfo Persico, dove i ricchi sauditi vanno a divertirsi lontani dalla mentalità conservatrice del loro Paese. Le associazioni sciite, nel loro programma elettorale, hanno fatto sapere di voler imporre il bando degli alcolici. Ma il cambiamento potrebbe riflettersi anche a livello internazionale.
 
la principale moschea di manamaUn Paese amico. Da tempo infatti, dopo la crisi diplomatica innescata con l’Arabia Saudita dagli attentati del 11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno eletto Manama, la capitale del Bahrein, nuovo fulcro della politica di alleanze strategiche in Medio Oriente. In particolare a livello logistico. Proprio lì ha sede, da tempo, la V Flotta della Marina Militare Usa, strumento tattico determinante per il controllo di una delle zone più calde del pianeta. La scelta non era avvenuta a caso: oltre che ricco di greggio e centro finanziario di primaria importanza, il Bahrein ha anche una posizione strategica determinante per il fatto di essere collocato praticamente di fronte all’Iran e perché si affaccia sul golfo Persico, al momento una delle principali vie di comunicazione per il trasporto del greggio verso l’assetato mercato statunitense. Scegliere il Bahrein, oltre che per tutti i motivi appena accennati, era stata anche la conseguenza degli ottimi rapporti tra il governo di Washington e la famiglia reale al-Khalifa, al potere in Bahrein fin dai tempi dell’indipendenza.
 
una portaerei usa di stanza in bahreinAlleanze a rischio. Il nuovo quadro politico che si delinea quindi, potrebbe risultare indigesto agli Stati Uniti. I sunniti al potere sono sempre stati fidi alleati, mentre il blocco dell’opposizione sciita si è sempre caratterizzato per una aperta ostilità alla politica occidentale in Medio Oriente. Il rischio per Washington è quello di veder aggiungersi anche il Bahrein a questa sorta di ‘rinascimento’ sciita,  arricchendo l’asse di alleanze che lega tra loro l’Iran e Hezbollah in Libano, oltre ad Hamas in Palestina e al governo siriano. Per molti osservatori questo è il frutto del fatto che ormai, in pratica, anche l’Iraq è un Paese a guida sciita, visto che questa comunità rappresenta il 60 percento della popolazione irachena e i partiti sciiti hanno stravinto le elezioni. Il rischio quindi è che il Bahrein, ritenuto un amico fidato, si trasformi in un paese scomodo, dal quale gli Usa potrebbero essere costretti ad allontanarsi.

Christian Elia

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