La notizia tanto temuta è
arrivata: da ieri sera, le truppe dell’Unione delle Corti islamiche e i soldati
del governo di transizione somalo stanno combattendo su due fronti attorno alla
città di Baidoa, sede delle istituzioni. Stamane, nuovi combattimenti sono
scoppiati attorno alle basi di Daynunay
e Buur Hakaba, a circa 25 km da Baidoa, mentre ieri sera a essere interessata
dagli scontri è stata la località di Idale, 60 km a sud della città.
Scontri. Al
momento non si hanno notizie di morti, ma i numerosi
colpi di mortaio che le parti si sono scambiate dalla scorsa notte
fanno
pensare che il numero delle vittime potrebbe essere alto. Non è al
momento
chiaro chi abbia cominciato le ostilità, ma la ricostruzione più
attendibile dà
alle Corti la responsabilità dell’attacco.
PeaceReporter ha più volte tentato di contattare le istituzioni somale a Baidoa, finora senza
successo. Secondo alcuni residenti
nella zona
contattati
dalla
Reuters, le Corti starebbero guadagnando terreno, mentre le
truppe etiopi
presenti in territorio somalo si starebbero organizzando per la difesa
dell’enclave di Baidoa. Intanto, migliaia di persone starebbero
fuggendo dalla zona teatro dei combattimenti. Il tutto mentre l’inviato
dell’Unione Europea, Louis
Michel, è in Somalia per colloqui con il governo e le Corti al fine di far
riprendere le
trattative tra le parti.
Conflitto. L’ultimatum, lanciato una settimana fa dalle Corti islamiche,
che chiedeva il ritiro delle truppe etiopi dal Paese, è scaduto ieri sera,
proprio in coincidenza con l’inizio degli scontri. L’Etiopia avrebbe schierato,
secondo alcuni analisti militari, circa 20 mila
uomini in Somalia, una cifra smentita dalle autorità di Addis Abeba che
continuano a sostenere di avere inviato solamente qualche centinaio di addetti
militari incaricati di addestrare l’esercito somalo.
Fino a ieri pomeriggio la
situazione sembrava migliorata, anche perché le parti avevano espresso
il
desiderio di tornare al tavolo delle trattative. Per questo l’attacco
ha colto
tutti di sorpresa, l’inviato Michel per primo, nonostante le Corti
abbiano minimizzato l'accaduto: il leader delle formazioni islamiche, Sheikh
Hassan Dahir Aweys, ha infatti definito gli scontri di oggi "un piccolo
incidente, e non l'inizio della guerra", come a dire che la porta che
conduce alle trattative non è stata chiusa del tutto. Tanto che Michel,
in serata, ha annunciato che governo e Corti avrebbero accettato di
riprendere il dialogo "senza condizioni".