20/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Scontri tra truppe governative e Corti islamiche, ma continuano le trattative
La notizia tanto temuta è arrivata: da ieri sera, le truppe dell’Unione delle Corti islamiche e i soldati del governo di transizione somalo stanno combattendo su due fronti attorno alla città di Baidoa, sede delle istituzioni. Stamane, nuovi combattimenti sono scoppiati attorno alle basi di Daynunay e Buur Hakaba, a circa 25 km da Baidoa, mentre ieri sera a essere interessata dagli scontri è stata la località di Idale, 60 km a sud della città.
 
Miliziani delle Corti islamicheScontri. Al momento non si hanno notizie di morti, ma i numerosi colpi di mortaio che le parti si sono scambiate dalla scorsa notte fanno pensare che il numero delle vittime potrebbe essere alto. Non è al momento chiaro chi abbia cominciato le ostilità, ma la ricostruzione più attendibile dà alle Corti la responsabilità dell’attacco. PeaceReporter ha più volte tentato di contattare le istituzioni somale a Baidoa, finora senza successo. Secondo alcuni residenti nella zona contattati dalla Reuters, le Corti starebbero guadagnando terreno, mentre le truppe etiopi presenti in territorio somalo si starebbero organizzando per la difesa dell’enclave di Baidoa. Intanto, migliaia di persone starebbero fuggendo dalla zona teatro dei combattimenti. Il tutto mentre l’inviato dell’Unione Europea, Louis Michel, è in Somalia per colloqui con il governo e le Corti al fine di far riprendere le trattative tra le parti.
 
Conflitto. L’ultimatum, lanciato una settimana fa dalle Corti islamiche, che chiedeva il ritiro delle truppe etiopi dal Paese, è scaduto ieri sera, proprio in coincidenza con l’inizio degli scontri. L’Etiopia avrebbe schierato, secondo alcuni analisti militari, circa 20 mila uomini in Somalia, una cifra smentita dalle autorità di Addis Abeba che continuano a sostenere di avere inviato solamente qualche centinaio di addetti militari incaricati di addestrare l’esercito somalo. Fino a ieri pomeriggio la situazione sembrava migliorata, anche perché le parti avevano espresso il desiderio di tornare al tavolo delle trattative. Per questo l’attacco ha colto tutti di sorpresa, l’inviato Michel per primo, nonostante le Corti abbiano minimizzato l'accaduto: il leader delle formazioni islamiche, Sheikh Hassan Dahir Aweys, ha infatti definito gli scontri di oggi "un piccolo incidente, e non l'inizio della guerra", come a dire che la porta che conduce alle trattative non è stata chiusa del tutto. Tanto che Michel, in serata, ha annunciato che governo e Corti avrebbero accettato di riprendere il dialogo "senza condizioni".

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità