Che cosa ci sta succedendo? Da quando le televisioni di tutto il mondo hanno
mandato in onda l'impiccagione di Saddam Hussein, quelle immagini
non ci hanno lasciato un momento. Sono il monumento alla barbarie.

Mi aspettavo di vedere il boia in una pubblica piazza e invece: in cinque con
i passamontagna e i giubbotti antiproiettile dentro il bunker all'interno di uno
dei centri utilizzati dal deposto regime per torturare i dissidenti. Il sesto
boia oscurato perchè con il viso scoperto. "L'odiato" Saddam, impaurito sembrava
il più umano di tutti. Ha rifiutato il cappuccio nero e le ultime parole sono
state quelle di un leader. Rivolgendosi al popolo iracheno ha detto loro di "restare
uniti", e ha denunciato la "coalizione iraniana": "Spero che siate uniti e vi
esorto a non credere a un'alleanza con l'Iran, perchè gli iraniani sono pericolosi.
Io non ho paura di nessuno".
Saranno contenti ora gli americani! Si sono vendicati. Ma di cosa? Non certo
dell'11 settembre. L'ex dittatore sunnita non aveva nulla a che fare con Osama
bin Laden. La tanto invocata democratizzazione del Medio Oriente è ostaggio del
bagno di sangue provocato dalla guerra americana in Iraq e in Afghanistan. La
morte di Saddam rischia solo di far aumentare la tensione in tutta l'area. Egli
può divenire una figura di
martire: può essere la miccia per ulteriori tragedie. Questo 2006 non poteva finire
peggio. Con un ex dittatore impiccato perchè nemico degli
Stati Uniti d'America e un altro, Augusto Pinochet, impunito perchè amico degli americani. Anche noi non abbiamo mai amato Saddam Hussein ma siamo scandalizzati dalla
sua condanna a morte e dalle decine di migliaia di morti incolpevoli di una guerra
che non doveva essere combattuta.
Vorremmo che la giustizia fosse uguale per tutti. Saddam aveva commesso crimini
orrendi e perchè questo avrebbe dovuto subire un giusto processo. Ma vorremo vedere
sul banco degli imputati di un tribunale internazionale anche George W. Bush per
i crimini di guerra. E' chiedere troppo? Il presidente degli Stati Uniti d'America ha definito la morte di Saddam "una tappa importante" nella strada dell'Iraq
verso la democrazia. No, rappresenta un passo indietro: la vittoria dei barbari.
Sandro Ruotolo