Di Marina Litvinovic*
Un anno fa Anna Politkovskaja iniziò a indagare su alcuni
casi di intossicazione di massa di bambini ceceni, causati da una sostanza
sconosciuta, verificatisi a partire dall’autunno del 2005 prevalentemente nelle
scuole della provincia di Šëlkovskaja in Cecenia. Allora fu stilata anche una
diagnosi ufficiale: “sindrome pseudoasmatica di natura psicogena”. E’ passato
un anno, tuttavia lo stato di salute dei bambini malati non è migliorato.
Inoltre nel settembre 2006 in due villaggi della provincia di Šëlkovskaja in
Cecenia – Kobi e Starošcedrinskaja – sono stati riscontrati nuovi focolai della
malattie, che hanno colpito bambini e adulti che in precedenza non si erano
ammalati. La Novaja Gazeta continua a
indagare sulle cause di questa strana malattia.
Una provincia nemmeno
sfiorata dalla guerra. Le intossicazioni di massa si sono verificate nei
villaggi di Kobi, Grebenskaja, Starogladovskaja, Starošcedrinskaja,
Šëlkovskaja, Šelkozavodskaja. Si tratta della parte pianeggiante della Cecenia.
Nella carta geografica si può notare che tutti questi villaggi si trovano uno
dopo l’altro proprio sulla strada da Grozny alla città daghestana di Kizljar.
Nella provincia di Šëlkovskaja vivono persone che non sono
state toccate duramente dalla guerra quanto gli abitanti di Groznyj e delle
province montane. Qui la guerra vera e propria neanche “è stata vista”. E’
importante considerare ciò, in quanto la diagnosi ufficiale fornita ai bambini
collegava la loro malattia alle “conseguenze della guerra”.
Le autorità ufficiali della Cecenia ritengono la provincia
di Šëlkovskaja fortunata dal punto di visto ecologico ed epidemiologico. La
radioattività di fondo misurata nella provincia lo scorso autunno andava dai 5
ai 17 microRoentgen, cioè meno di quella media della Russia.
Diagnosi di eziologia
non chiara. Quando nel settembre 2005 a Starošcedrinskaja ci fu il primo
caso di intossicazione, i dottori stilarono la diagnosi “intossicazione da
ossido di carbonio”. Questa diagnosi venne stilata poiché le analisi effettuate
sui bambini mostravano un aumento del livello di carbossiemoglobina nel sangue
che di solito si registra nei casi di intossicazione da ossido di carbonio
(ricordiamo che un aumento di carbossiemoglobina era stato rilevato anche nel
sangue del primo ministro georgiano Zurab Žvanija, morto in strane circostanze
nel febbraio del 2005). Nel sangue di una delle bambine malate, Seda
Šamilovaja, è stato trovato il 18% circa di questa sostanza, e nel sangue di
Aglarchanovaja Zareta, di dieci anni, il 29%, quando una percentuale superiore
al 20% è mortale.
Ai bambini che hanno cominciato ad arrivare negli ospedali
locali dall’ottobre 2005 è stata stilata la diagnosi di “intossicazione di
eziologia non chiara”.
Il governo ha insabbiato
la tesi dell’intossicazione. Questa diagnosi ha resistito fin dopo il 20 di
dicembre 2005, quando è stata sostituita con la diagnosi legata a disturbi
psichici. Il tutto è successo in questo modo.
Il 16 dicembre 2005 in Cecenia furono creati una commissione
governativa e un centro operativo per la localizzazione e l’eliminazione delle
conseguenze dell’epidemia. Il giorno seguente la commissione si è diretta nei
villaggi colpiti. Dopo alcuni giorni alla commissione arriva la relazione del
capitano del servizio medico S. Efimov, medico specialista del laboratorio
mobile n° 1309, che per la prima volta definisce ufficialmente i casi come “intossicazione”,
ne stabilisce l’origine– l’edificio scolastico di Starogladovskaja – e
raccomanda di eseguire una perizia tossicologica sui malati per individuare il
tipo di sostanza che ha causato l’intossicazione. Dopo alcuni giorni questo
documento di Efimov scompare dalle carte della commissione. Il 22 dicembre il
tossicologo capo della Repubblica Cecena, lo psichiatra Musa Dal’saev, comunica
la diagnosi: non vi è alcuna intossicazione, si tratta di “sindrome pseudoasmatica
di natura psicogena”, i bambini stanno simulando e si copiano la malattia gli
uni con gli altri. E l’équipe di specialisti dell’Istituto di psichiatria
legale “Serbskij” ha stilato la propria diagnosi – “psicosi di massa”.
Ma il giorno seguente, il 23 dicembre, si rende noto che nel
sangue dei bambini malati è stato trovato dell’etilenglicolo. È stato trovato
da specialisti dell’ufficio daghestano di perizie medico-legali. Ciononostante,
i funzionari sono inflessibili e già il 27 dicembre la commissione governativa
cecena indirizza al presidente A. Alchanov un documento che esclude definitivamente un’intossicazione chimica e
stabilisce la diagnosi finale: “Disturbi dissociativi (di conversione),
disturbi dissociativi del movimento e della percezione, disturbi dissociativi
motori, spasmi dissociativi dovuti alla “persistente situazione di emergenza
che si è venuta a creare nel territorio della Repubblica Cecena e che influisce
sulle condizioni di salute sia fisiche che psichiche della popolazione”.
Cartelle cliniche
vere sparite e sostituite da altre fasulle. Dopo la comparsa di questo
documento, sono iniziate a succedere cose strane: si sono iniziate a stilare
per tutti i bambini diagnosi “psichiche”, sono state prelevate le cartelle
mediche dei bambini che erano stati all’ospedale di Šëlkovskaja, si è
cominciato a inviare i bambini presso istituti medici specializzati per la cura
di problemi psichici, dove le cure svolte non davano alcun risultato.
Quando i genitori hanno cercato di ottenere le cartelle
cliniche dei propri figli, si è scoperto che questi certificati medici erano tutti
uguali, come scritti a carta carbone: tutto combaciava, addirittura i parametri
delle analisi del sangue e delle urine. Le cartelle dei bambini erano di solito
scritte al femminile – i medici si erano addirittura stancati di correggere le
desinenze femminili dei verbi. I tentativi di curare i bambini, il mandarli
negli istituti psichiatrici non dava alcuno risultato – e tutto questo a causa
di una diagnosi scorretta.
Censura di un tentativo
di analisi indipendente. Nel marzo del 2006 grazie al sostengo e
all’iniziativa di organizzazioni non statali, ma sociali – “Memorial” e “Fondo
per le vittime del terrore” è stata
mandata a Mosca per essere esaminata e curata la bambina che era nelle peggiori
condizioni – una dodicenne di Šëlkovskaja. A dire il vero, a fatica si è
riusciti a convincere l’amministrazione della clinica moscovita ad accogliere
la bambina, sebbene i bambini ceceni fossero stati curati sempre e volentieri
in quest’ospedale. Ma questa volta, sapendo che la bambina veniva proprio dalla
provincia di Šëlkovskaja, ci è voluto molto tempo per convincere i medici ad
occuparsi di una bambina gravemente malata. Come si è saputo in seguito, le
preoccupazioni dei medici non erano infondate. All’ospedale moscovita sono
iniziate a giungere strane telefonate: persone a noi non note tentavano di
capire se si fossero trovate nel sangue della bambina sostanze tossiche. I
medici di Mosca non hanno quindi potuto scostarsi dalla diagnosi ufficiale:
“disturbo dissociativo di conversione”.
I medici di Nalcik rovesciano
le conclusioni del governo. Nel novembre 2006 72 bambini malati sono stati
mandati in riabilitazione presso la casa di cura “Nart” di Nalcik (Kabardino-
Balkarija). Di nuovo senza nessuna documentazione medica. Ai medici è toccato
ricominciare letteralmente da zero. Durante una della giornate di permanenza
presso la casa di cura, quasi nella stesso momento cinquanta bambini hanno
avuto un attacco: sono svenuti e hanno iniziato a respirare con affanno. “Ci
siamo molto spaventati – ha affermato uno dei medici curanti della casa di cura
– Abbiamo chiamato il pronto intervento, sono arrivati medici e hanno iniziato
a piangere, non sapevano cosa fare per i bambini, non avevano mai visto nulla
di simile. A uno dei ragazzi più gravi hanno fatto il relanium, ma non ha
portato nessuno risultato, ha solamente acuito l’attacco”. In virtù
dell’organicità dei farmaci stanziati per i bambini in arrivo nella casa di
cura, non sono state fatte le analisi su tutti, ma solo sui cinquanta bambini
più gravi. Ed ecco che cosa si è manifestato in gran parte degli esaminati: “Secondo
i risultati degli esami, è in atto una intossicazione cronica dell’organismo
con lesione prevalente del tratto gastrointestinale e del fegato (colecisti
cronica, epatite tossica, variazioni diffuse alle pareti del fegato).
Variazioni nell’encefalo causate dall’aumentato contenuto di ormoni
nell’organismo (dofarmina, serotonina, catecolamina, noradrenalina…)” E anche:
“ I bambini hanno bisogno di analisi tossicologiche del sangue…”.
Ho detto a uno di questi medici, i primi a diagnosticare nei
bambini l’intossicazione dell’organismo, che tutte le diagnosi precedenti
avevano parlato solamente di malattie psichiche.
“È una sciocchezza! – ha risposto il medico – Da noi vengono
ogni mese molti bambini ceceni, e ognuno di loro è normale. Mentre questi sono
tutti intossicati! La cosa più probabile è che la condizione dei bambini sia da
collegare con quella strana ‘intossicazione’ che è avvenuta lo scorso anno. Ma
non posso ancora affermare una cosa del genere, bisogna andare avanti con le
indagini.
Il commento dello
specialista. Abbiamo chiesto un parere a Emmanuil Lvovic Gušanskij, un
dottorato in medicina, medico psichiatra con la qualifica superiore, 50 anni di
servizio, consulente psichiatra dell’ufficio indipendente di perizie “Versija”.
“Sono assolutamente convinto che l’epidemia dei bambini
ceceni dell’autunno- inverno 2005 non è da collegare a una reazione psicogena
allo stress, ma risulta essere la manifestazione di una reazione dei vasi
encefalici a un attacco di sostanze sconosciute (tossine, veleno). Il carattere
a lunga durata della malattia per gran parte dei bambini, la lesione tossica
del fegato, l’elevata presenza di ormoni che regolano le attività del sistema
nervoso (dofarmina, serotonina, catecolamina) in una parte dei bambini (secondo
i dati dei medici della casa di cura di Nalcik), i disturbi endocrini, la
dilatazione e l’asimmetria dei vasi
encefalici stando ai risultati della risonanza magnetica del tomografo al
cervello, i fenomeni di disorganizzazione bio-elettrici delle attività negli
elettrocardiogrammi: tutto ciò conferma la tesi della lesione tossica
dell’organismo nei bambini malati. Quello che ha detto l’istituto di
psichiatria legale Serbskij sul carattere psichico dell’epidemia dei bambini in
Cecenia si presenta come un tentativo di nascondere all’opinione pubblica i
dati di fatto e rifiutare un’accurata indagine clinica e tossicologica sui
bambini malati. Testimonia questo anche il rifiuto di una discussione
trasparente con degli specialisti sui risultati delle indagini portate avanti
dalla commissione governativa in Cecenia, e sul materiale di fatti criminali
sull’intossicazione.
Nel gennaio 2006, il professor Leonid Rošal’, membro della
Duma, medico pediatra, ha dichiarato che la versione della malattia psicogena
dei bambini in Cecenia, a suo avviso, è infondata, e ha promesso di prendere
provvedimenti per la costituzione di una commissione internazionale con la
partecipazione di tossicologi per poter studiare le cause della malattia, la
manifestazione di possibili agenti tossici e per elaborare una strategia di
ispezione e cura per i bambini. Per ragioni incomprensibili tutto ciò non è
stato fatto. Penso che tutti questi bambini che si sono ammalati nel dicembre
2005 abbiano bisogno di accurati esami clinici, tossicologici e, se necessario,
genetici. I risultati di tali esami devono poi venir fatti conoscere ai loro
genitori e, con il loro permesso, divenire accessibili per l’analisi da parte
delle organizzazioni mediche e di quelle per la difesa dei diritti umani”.