04/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Inchiesta della Novaya Gazeta: le autorità insabbiano le indagini sull' avvelenamento dei bambini
Di Marina Litvinovic*
 
Un anno fa Anna Politkovskaja iniziò a indagare su alcuni casi di intossicazione di massa di bambini ceceni, causati da una sostanza sconosciuta, verificatisi a partire dall’autunno del 2005 prevalentemente nelle scuole della provincia di Šëlkovskaja in Cecenia. Allora fu stilata anche una diagnosi ufficiale: “sindrome pseudoasmatica di natura psicogena”. E’ passato un anno, tuttavia lo stato di salute dei bambini malati non è migliorato. Inoltre nel settembre 2006 in due villaggi della provincia di Šëlkovskaja in Cecenia – Kobi e Starošcedrinskaja – sono stati riscontrati nuovi focolai della malattie, che hanno colpito bambini e adulti che in precedenza non si erano ammalati. La Novaja Gazeta continua a indagare sulle cause di questa strana malattia.
 
Bambini ceceni affetti dalla malattiaUna provincia nemmeno sfiorata dalla guerra. Le intossicazioni di massa si sono verificate nei villaggi di Kobi, Grebenskaja, Starogladovskaja, Starošcedrinskaja, Šëlkovskaja, Šelkozavodskaja. Si tratta della parte pianeggiante della Cecenia. Nella carta geografica si può notare che tutti questi villaggi si trovano uno dopo l’altro proprio sulla strada da Grozny alla città daghestana di Kizljar.
Nella provincia di Šëlkovskaja vivono persone che non sono state toccate duramente dalla guerra quanto gli abitanti di Groznyj e delle province montane. Qui la guerra vera e propria neanche “è stata vista”. E’ importante considerare ciò, in quanto la diagnosi ufficiale fornita ai bambini collegava la loro malattia alle “conseguenze della guerra”.
Le autorità ufficiali della Cecenia ritengono la provincia di Šëlkovskaja fortunata dal punto di visto ecologico ed epidemiologico. La radioattività di fondo misurata nella provincia lo scorso autunno andava dai 5 ai 17 microRoentgen, cioè meno di quella media della Russia.
 
Diagnosi di eziologia non chiara. Quando nel settembre 2005 a Starošcedrinskaja ci fu il primo caso di intossicazione, i dottori stilarono la diagnosi “intossicazione da ossido di carbonio”. Questa diagnosi venne stilata poiché le analisi effettuate sui bambini mostravano un aumento del livello di carbossiemoglobina nel sangue che di solito si registra nei casi di intossicazione da ossido di carbonio (ricordiamo che un aumento di carbossiemoglobina era stato rilevato anche nel sangue del primo ministro georgiano Zurab Žvanija, morto in strane circostanze nel febbraio del 2005). Nel sangue di una delle bambine malate, Seda Šamilovaja, è stato trovato il 18% circa di questa sostanza, e nel sangue di Aglarchanovaja Zareta, di dieci anni, il 29%, quando una percentuale superiore al 20% è mortale.
Ai bambini che hanno cominciato ad arrivare negli ospedali locali dall’ottobre 2005 è stata stilata la diagnosi di “intossicazione di eziologia non chiara”.
 
Bambina cecena affetta dalla malattiaIl governo ha insabbiato la tesi dell’intossicazione. Questa diagnosi ha resistito fin dopo il 20 di dicembre 2005, quando è stata sostituita con la diagnosi legata a disturbi psichici. Il tutto è successo in questo modo.
Il 16 dicembre 2005 in Cecenia furono creati una commissione governativa e un centro operativo per la localizzazione e l’eliminazione delle conseguenze dell’epidemia. Il giorno seguente la commissione si è diretta nei villaggi colpiti. Dopo alcuni giorni alla commissione arriva la relazione del capitano del servizio medico S. Efimov, medico specialista del laboratorio mobile n° 1309, che per la prima volta definisce ufficialmente i casi come “intossicazione”, ne stabilisce l’origine– l’edificio scolastico di Starogladovskaja – e raccomanda di eseguire una perizia tossicologica sui malati per individuare il tipo di sostanza che ha causato l’intossicazione. Dopo alcuni giorni questo documento di Efimov scompare dalle carte della commissione. Il 22 dicembre il tossicologo capo della Repubblica Cecena, lo psichiatra Musa Dal’saev, comunica la diagnosi: non vi è alcuna intossicazione, si tratta di “sindrome pseudoasmatica di natura psicogena”, i bambini stanno simulando e si copiano la malattia gli uni con gli altri. E l’équipe di specialisti dell’Istituto di psichiatria legale “Serbskij” ha stilato la propria diagnosi – “psicosi di massa”.
Ma il giorno seguente, il 23 dicembre, si rende noto che nel sangue dei bambini malati è stato trovato dell’etilenglicolo. È stato trovato da specialisti dell’ufficio daghestano di perizie medico-legali. Ciononostante, i funzionari sono inflessibili e già il 27 dicembre la commissione governativa cecena indirizza al presidente A. Alchanov un documento che esclude  definitivamente un’intossicazione chimica e stabilisce la diagnosi finale: “Disturbi dissociativi (di conversione), disturbi dissociativi del movimento e della percezione, disturbi dissociativi motori, spasmi dissociativi dovuti alla “persistente situazione di emergenza che si è venuta a creare nel territorio della Repubblica Cecena e che influisce sulle condizioni di salute sia fisiche che psichiche della popolazione”.
 
Bambini ceceni affetti dalla malattiaCartelle cliniche vere sparite e sostituite da altre fasulle. Dopo la comparsa di questo documento, sono iniziate a succedere cose strane: si sono iniziate a stilare per tutti i bambini diagnosi “psichiche”, sono state prelevate le cartelle mediche dei bambini che erano stati all’ospedale di Šëlkovskaja, si è cominciato a inviare i bambini presso istituti medici specializzati per la cura di problemi psichici, dove le cure svolte non davano alcun risultato.
Quando i genitori hanno cercato di ottenere le cartelle cliniche dei propri figli, si è scoperto che questi certificati medici erano tutti uguali, come scritti a carta carbone: tutto combaciava, addirittura i parametri delle analisi del sangue e delle urine. Le cartelle dei bambini erano di solito scritte al femminile – i medici si erano addirittura stancati di correggere le desinenze femminili dei verbi. I tentativi di curare i bambini, il mandarli negli istituti psichiatrici non dava alcuno risultato – e tutto questo a causa di una diagnosi scorretta.
 
Censura di un tentativo di analisi indipendente. Nel marzo del 2006 grazie al sostengo e all’iniziativa di organizzazioni non statali, ma sociali – “Memorial” e “Fondo per  le vittime del terrore” è stata mandata a Mosca per essere esaminata e curata la bambina che era nelle peggiori condizioni – una dodicenne di Šëlkovskaja. A dire il vero, a fatica si è riusciti a convincere l’amministrazione della clinica moscovita ad accogliere la bambina, sebbene i bambini ceceni fossero stati curati sempre e volentieri in quest’ospedale. Ma questa volta, sapendo che la bambina veniva proprio dalla provincia di Šëlkovskaja, ci è voluto molto tempo per convincere i medici ad occuparsi di una bambina gravemente malata. Come si è saputo in seguito, le preoccupazioni dei medici non erano infondate. All’ospedale moscovita sono iniziate a giungere strane telefonate: persone a noi non note tentavano di capire se si fossero trovate nel sangue della bambina sostanze tossiche. I medici di Mosca non hanno quindi potuto scostarsi dalla diagnosi ufficiale: “disturbo dissociativo di conversione”.
 
Bambini ceceni affetti dalla malattiaI medici di Nalcik rovesciano le conclusioni del governo. Nel novembre 2006 72 bambini malati sono stati mandati in riabilitazione presso la casa di cura “Nart” di Nalcik (Kabardino- Balkarija). Di nuovo senza nessuna documentazione medica. Ai medici è toccato ricominciare letteralmente da zero. Durante una della giornate di permanenza presso la casa di cura, quasi nella stesso momento cinquanta bambini hanno avuto un attacco: sono svenuti e hanno iniziato a respirare con affanno. “Ci siamo molto spaventati – ha affermato uno dei medici curanti della casa di cura – Abbiamo chiamato il pronto intervento, sono arrivati medici e hanno iniziato a piangere, non sapevano cosa fare per i bambini, non avevano mai visto nulla di simile. A uno dei ragazzi più gravi hanno fatto il relanium, ma non ha portato nessuno risultato, ha solamente acuito l’attacco”. In virtù dell’organicità dei farmaci stanziati per i bambini in arrivo nella casa di cura, non sono state fatte le analisi su tutti, ma solo sui cinquanta bambini più gravi. Ed ecco che cosa si è manifestato in gran parte degli esaminati: “Secondo i risultati degli esami, è in atto una intossicazione cronica dell’organismo con lesione prevalente del tratto gastrointestinale e del fegato (colecisti cronica, epatite tossica, variazioni diffuse alle pareti del fegato). Variazioni nell’encefalo causate dall’aumentato contenuto di ormoni nell’organismo (dofarmina, serotonina, catecolamina, noradrenalina…)” E anche: “ I bambini hanno bisogno di analisi tossicologiche del sangue…”.
Ho detto a uno di questi medici, i primi a diagnosticare nei bambini l’intossicazione dell’organismo, che tutte le diagnosi precedenti avevano parlato solamente di malattie psichiche.
“È una sciocchezza! – ha risposto il medico – Da noi vengono ogni mese molti bambini ceceni, e ognuno di loro è normale. Mentre questi sono tutti intossicati! La cosa più probabile è che la condizione dei bambini sia da collegare con quella strana ‘intossicazione’ che è avvenuta lo scorso anno. Ma non posso ancora affermare una cosa del genere, bisogna andare avanti con le indagini.
 
Bambino ceceno affetto dalla malattiaIl commento dello specialista. Abbiamo chiesto un parere a Emmanuil Lvovic Gušanskij, un dottorato in medicina, medico psichiatra con la qualifica superiore, 50 anni di servizio, consulente psichiatra dell’ufficio indipendente di perizie “Versija”.
“Sono assolutamente convinto che l’epidemia dei bambini ceceni dell’autunno- inverno 2005 non è da collegare a una reazione psicogena allo stress, ma risulta essere la manifestazione di una reazione dei vasi encefalici a un attacco di sostanze sconosciute (tossine, veleno). Il carattere a lunga durata della malattia per gran parte dei bambini, la lesione tossica del fegato, l’elevata presenza di ormoni che regolano le attività del sistema nervoso (dofarmina, serotonina, catecolamina) in una parte dei bambini (secondo i dati dei medici della casa di cura di Nalcik), i disturbi endocrini, la dilatazione e l’asimmetria  dei vasi encefalici stando ai risultati della risonanza magnetica del tomografo al cervello, i fenomeni di disorganizzazione bio-elettrici delle attività negli elettrocardiogrammi: tutto ciò conferma la tesi della lesione tossica dell’organismo nei bambini malati. Quello che ha detto l’istituto di psichiatria legale Serbskij sul carattere psichico dell’epidemia dei bambini in Cecenia si presenta come un tentativo di nascondere all’opinione pubblica i dati di fatto e rifiutare un’accurata indagine clinica e tossicologica sui bambini malati. Testimonia questo anche il rifiuto di una discussione trasparente con degli specialisti sui risultati delle indagini portate avanti dalla commissione governativa in Cecenia, e sul materiale di fatti criminali sull’intossicazione.
Nel gennaio 2006, il professor Leonid Rošal’, membro della Duma, medico pediatra, ha dichiarato che la versione della malattia psicogena dei bambini in Cecenia, a suo avviso, è infondata, e ha promesso di prendere provvedimenti per la costituzione di una commissione internazionale con la partecipazione di tossicologi per poter studiare le cause della malattia, la manifestazione di possibili agenti tossici e per elaborare una strategia di ispezione e cura per i bambini. Per ragioni incomprensibili tutto ciò non è stato fatto. Penso che tutti questi bambini che si sono ammalati nel dicembre 2005 abbiano bisogno di accurati esami clinici, tossicologici e, se necessario, genetici. I risultati di tali esami devono poi venir fatti conoscere ai loro genitori e, con il loro permesso, divenire accessibili per l’analisi da parte delle organizzazioni mediche e di quelle per la difesa dei diritti umani”.