14/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia di Marie Louise figlia di Braceros haitiani
Scritto per noi da
Milena Nebbia 
 
Marie Luise era la figlia di due braceros di Haiti che avevano passato il confine per andare a lavorare nei campi di canna da zucchero della Repubblica Dominicana.
 
Immigrazione haitiana. I braceros sono gli immigrati haitiani irregolari che provengono dal nord-est di Haiti, la zona più povera del paese, completamente priva di infrastrutture, servizi di base e risorse, in cui il 94 per cento della popolazione vive in povertà e l’84 per cento in povertà estrema. Non hanno nulla, passano la frontiera in cerca di una speranza di vita e vanno a finire nelle mani di sfruttatori che li tengono a lavorare nei campi in condizione di semi-schiavitù, con la complicità di militari e polizia di confine, che dalla tratta di esseri umani traggono i loro vantaggi.
Assunti per tagliare la canna da zucchero, percepiscono un salario miserrimo (tre dollari per ogni tonnellata), neanche sufficiente a garantire il livello minimo di sussistenza, sono costantemente vittime di inganni e frodi e vivono in aree recintate e controllate dalla polizia, la cui vicinanza è inevitabilmente fonte di scontri, violenze fisiche e sessuali. Molti di loro non sopravvivono, centinaia sono i bambini abbandonati e orfani in queste zone di confine tra i due paesi. Marie Luise era una di questi. Dopo la morte dei genitori, insieme ai suoi fratelli e sorelle, era stata “spinta” fuori dai confini della Repubblica Dominicana in una delle frequenti retate fatte dagli ufficiali dominicani.
 
Un mondo nuovo. Arrivata ad Haiti, era completamente spaesata, non conosceva nessuno, non parlava il creolo, ma ebbe la fortuna di incontrare un assistente sociale che raccolse lei e i suoi fratelli e li portò in uno degli orfanotrofi gestiti dall’organizzazione umanitaria N.P.H. (Nuestros Pequenos Hermanos), nella località di Kenscoff, a 1700 metri di altitudine, non distante dalla capitale Port-Au-Prince.
Raggiunta la maggiore età, lasciò l’orfanotrofio prendendo la sua strada, ma rimanendo comunque a vivere nella stessa zona e tornando di tanto in tanto a dare una mano nelle cucine. In realtà nessuno sapeva bene cosa facesse Marie Luise per vivere, “si arrangiava”, come quasi tutti ad Haiti. Nemmeno Alfonso, che la vedeva ogni tanto arrivare in orfanotrofio, si era mai chiesto come vivesse.
 
La vita. La cosa era divenuta chiara soltanto poco alla volta. La settimana prima della Pasqua 2006, Marie Luise era arrivata all’orfanotrofio chiedendo proprio di lui con urgenza. Aveva un grave problema aveva spiegato: era innamorata di un uomo che però aveva già una donna e un bambino. Era incinta di lui. Mentre l’uomo di porre fine alla gravidanza, l’altra donna, che era molto gelosa, si era recata da un hougan, un prete voodoo, affinché le facesse un maleficio mortale. Un altro prete che lei invece aveva cercato per ottenere protezione, voleva 300 dollari haitiani per una pozione che la proteggesse. Marie Luise adesso chiedeva ad Alfonso quei soldi. Alfonso, direttore di un orfanotrofio di matrice laica, ma comunque educato ai valori cristiani, le ripeteva che credere in cure come quelle suggerite dall’hougan era come saltare nelle sabbie mobili: si tratta soltanto di  incantamenti ipnotici da cui stare lontani.
 
Le credenze voodoo. Sono ancora molto radicate negli haitiani, molto vive sono le convinzioni che la sfortuna, le malattie e la morte dipendano da maledizioni umane. Marie Luise era andata via con le sue convinzioni intatte, come pure le sue paure. Due giorni dopo si era rifatta viva: un bel vestito, make up, conversazione brillante. Era di nuovo in cucina, ma prima di andar via, di nuovo la richiesta del denaro. Di nuovo negato. Il venerdì Santo la telefonata di Alfonso a Padre Rick, il medico di N.P.H.: Marie Luise stava molto male. Era stata portata in orfanotrofio perché nessuno dei vicini sapeva cosa fare, ma la cosa era chiara a tutti: era stata avvelenata, non prima di avere ricevuto dall’hougan l’annuncio di una sua morte imminente... Padre Rick, accorso, la visitò, cercò di farla rinvenire, le somministrò un antidoto, poi la lasciò alle cure degli altri medici pensando che avrebbe avuto delle chance. Ma dopo due giorni seppe che Marie Luise era morta. Dopo la sepoltura, Padre Rick cercò di capire meglio il corso della vicenda, parlò con l’uomo amato da Marie Luise, le due ragazze che dividevano con lei l’appartamento, i vicini, nonché il prete voodoo. Bocche  cucite, nessuno sembrava sapere alcunché. Venne fuori soltanto che la vita di Marie Luise, in realtà, era stata fatta di droga e prostituzione. In effetti la magia dei riti voodoo viene spesso usata per tenere soggiogate le donne avviate alla prostituzione. Gli unici a tentare di aiutarla erano stati coloro che l’avevano accolta bambina, scampata a un incubo, ma che non erano riusciti a salvarla,  da un nuovo incubo in cui era precipitata.
 
Parole chiave: haiti, pace, guerra, aristide, alessandro grandi, peacereporter,
Categoria: Profughi
Luogo: Haiti