Scritto per noi da
Milena Nebbia
Marie Luise era la figlia di due braceros di Haiti che avevano passato il confine
per andare a lavorare nei campi di canna da zucchero della Repubblica Dominicana.
Immigrazione haitiana. I braceros sono gli immigrati haitiani irregolari che provengono dal nord-est
di Haiti, la zona più povera del paese, completamente priva di infrastrutture,
servizi di base e risorse, in cui il 94 per cento della popolazione vive in povertà
e l’84 per cento in povertà estrema. Non hanno nulla, passano la frontiera in
cerca di una speranza di vita e vanno a finire nelle mani di sfruttatori che li
tengono a lavorare nei campi in condizione di semi-schiavitù, con la complicità
di militari e polizia di confine, che dalla tratta di esseri umani traggono i
loro vantaggi.
Assunti per tagliare la canna da zucchero, percepiscono un salario miserrimo
(tre dollari per ogni tonnellata), neanche sufficiente a garantire il livello
minimo di sussistenza, sono costantemente vittime di inganni e frodi e vivono
in aree recintate e controllate dalla polizia, la cui vicinanza è inevitabilmente
fonte di scontri, violenze fisiche e sessuali. Molti di loro non sopravvivono,
centinaia sono i bambini abbandonati e orfani in queste zone di confine tra i
due paesi. Marie Luise era una di questi. Dopo la morte dei genitori, insieme
ai suoi fratelli e sorelle, era stata “spinta” fuori dai confini della Repubblica
Dominicana in una delle frequenti retate fatte dagli ufficiali dominicani.
Un mondo nuovo. Arrivata ad Haiti, era completamente spaesata, non conosceva nessuno, non parlava
il creolo, ma ebbe la fortuna di incontrare un assistente sociale che raccolse
lei e i suoi fratelli e li portò in uno degli orfanotrofi gestiti dall’organizzazione
umanitaria N.P.H. (Nuestros Pequenos Hermanos), nella località di Kenscoff, a
1700 metri di altitudine, non distante dalla capitale Port-Au-Prince.
Raggiunta la maggiore età, lasciò l’orfanotrofio prendendo la sua strada, ma
rimanendo comunque a vivere nella stessa zona e tornando di tanto in tanto a dare
una mano nelle cucine. In realtà nessuno sapeva bene cosa facesse Marie Luise
per vivere, “si arrangiava”, come quasi tutti ad Haiti. Nemmeno Alfonso, che la
vedeva ogni tanto arrivare in orfanotrofio, si era mai chiesto come vivesse.
La vita.
La cosa era divenuta chiara soltanto poco alla volta. La settimana prima della
Pasqua 2006, Marie Luise era arrivata all’orfanotrofio chiedendo proprio di lui
con urgenza. Aveva un grave problema aveva spiegato: era innamorata di un uomo
che però aveva già una donna e un bambino. Era incinta di lui. Mentre l’uomo di
porre fine alla gravidanza, l’altra donna, che era molto gelosa, si era recata
da un hougan, un prete voodoo, affinché le facesse un maleficio mortale. Un altro
prete che lei invece aveva cercato per ottenere protezione, voleva 300 dollari
haitiani per una pozione che la proteggesse. Marie Luise adesso chiedeva ad Alfonso
quei soldi. Alfonso, direttore di un orfanotrofio di matrice laica, ma comunque
educato ai valori cristiani, le ripeteva che credere in cure come quelle suggerite
dall’hougan era come saltare nelle sabbie mobili: si tratta soltanto di incantamenti
ipnotici da cui stare lontani.
Le credenze voodoo. Sono ancora molto radicate negli haitiani, molto vive sono le convinzioni che
la sfortuna, le malattie e la morte dipendano da maledizioni umane. Marie Luise
era andata via con le sue convinzioni intatte, come pure le sue paure. Due giorni
dopo si era rifatta viva: un bel vestito, make up, conversazione brillante. Era
di nuovo in cucina, ma prima di andar via, di nuovo la richiesta del denaro. Di
nuovo negato. Il venerdì Santo la telefonata di Alfonso a Padre Rick, il medico
di N.P.H.: Marie Luise stava molto male. Era stata portata in orfanotrofio perché
nessuno dei vicini sapeva cosa fare, ma la cosa era chiara a tutti: era stata
avvelenata, non prima di avere ricevuto dall’hougan l’annuncio di una sua morte
imminente... Padre Rick, accorso, la visitò, cercò di farla rinvenire, le somministrò
un antidoto, poi la lasciò alle cure degli altri medici pensando che avrebbe avuto
delle chance. Ma dopo due giorni seppe che Marie Luise era morta. Dopo la sepoltura,
Padre Rick cercò di capire meglio il corso della vicenda, parlò con l’uomo amato
da Marie Luise, le due ragazze che dividevano con lei l’appartamento, i vicini,
nonché il prete voodoo. Bocche cucite, nessuno sembrava sapere alcunché. Venne
fuori soltanto che la vita di Marie Luise, in realtà, era stata fatta di droga
e prostituzione. In effetti la magia dei riti voodoo viene spesso usata per tenere
soggiogate le donne avviate alla prostituzione. Gli unici a tentare di aiutarla
erano stati coloro che l’avevano accolta bambina, scampata a un incubo, ma che
non erano riusciti a salvarla, da un nuovo incubo in cui era precipitata.