02/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



E' iniziata la campagna antidroga nella provincia di Helmand. Primi scontri fra esercito e contadini
E' iniziata da pochi giorni la campagna di sradicamento delle coltivazioni di papaveri da oppio nella provincia meridionale di Helmand, e già si contano i primi scontri fra l'esercito afgano e i contadini che si oppongono alla distruzione dei loro campi.

un contadino afgano in un campo di papaveriL'esercito contro i contadini. “Da qualche giorno la polizia afgana ha iniziato a tagliare ed estirpare le piante di papavero da oppio, provocando la reazione dei coltivatori, che sono appoggiati dai talebani o dai signorotti locali”, racconta Luca De Simeis, logista della ong italiana Emergency che gestisce un centro chirurgico nella capitale di Helmand, Lashkargah. “Questa mattina a Babache, circa 25 chilometri a ovest di Lashkargah, è scoppiato un conflitto a fuoco tra la polizia afgana e i contadini: tre civili sono rimasti feriti e sono stati ricoverati qui da noi. Purtroppo prevediamo di ricevere altri pazienti nelle prossime ore”, prosegue De Simeis. Nel 2002 gli ufficiali occidentali del programma antinarcotici avevano varato un programma che prevedeva una compensazione economica per i contadini che avessero distrutto i loro campi. “Ma non ha funzionato”, racconta a un reporter di Asia Times un funzionario britannico che vuole rimanere anonimo, “si sono messi i soldi in tasca e non hanno distrutto i campi. L'unica soluzione è costringerli con la forza”. E, se occorre, con qualche pallottola.

un soldato afgano distrugge un campo di papaveriCapitale dell'oppio. Nel 2006 la produzione di oppio in Afghanistan ha toccato livelli da record. In questo vertiginoso aumento (un incremento del 59 percento rispetto all'anno precedente, secondo le Nazioni Unite) la provincia di Helmand ha fatto la parte del leone: qui si trovano oltre 70mila dei 164mila ettari coltivati a papavero da oppio nel Paese. Il governo afgano ha lanciato una campagna di eradicamento delle colture di Helmand, che vede impegnati seicento poliziotti e soldati dell'esercito afgano, mentre un altro programma antinarcotici è stato varato dal governatore della provincia, Asadullah Wafa. L'eradicamento sarà “manuale e meccanico”, vale a dire che i soldati aggrediranno le piantagioni di papavero da oppio a colpi di bastone e poi finiranno il lavoro spianando il campo con i trattori. Il presidente afgano Hamid Karzai ha categoricamente escluso, la scorsa settimana, di poter cedere alle richieste statunitensi di compiere fumigazioni aeree dei campi di papavero, perchè “rischiosa per gli uomini, gli animali e gli altri raccolti”. Distruggerli da terra, però, significa affrontare i contadini. E i contadini, per i quali la coltivazione di oppio rappresenta spesso l'unica forma di sostentamento, non sono esattamente entusiasti. Come non lo sono i talebani, che dal commercio di oppio - spesso con la complicità dei funzionari governativi – traggono profitti per finanziare la jihad (leggi il reportage del nostro inviato nella provincia di Helmand).

truppe britanniche passano accanto a un campo di papaveriLa guerra continua. Il clima nella provincia di Helmand, considerata una roccaforte dei talebani, è sempre più teso. Luca De Simeis racconta che “nell'ultima settimana, qui a Lashkargah, sono notevolmente aumentati i soldati, i posti di blocco, i voli degli elicotteri militari. Questa notte (martedì 30, ndr) abbiamo sentito due forti esplosioni seguite una breve sparatoria, nella zona della prigione. Ma a quanto pare non ci sono stati feriti”. Mercoledì, dalla base britannica nei pressi di Grishk, sono partiti alcuni razzi che hanno colpito un villaggio a una ventina di chilometri di distanza e ferito due civili. Poco dopo è scattata la reazione dei talebani, che in rappresaglia hanno attaccato l'esercito afgano, uccidendo due soldati. E i bombardamenti della coalizione continuano, in particolare nel nord della provincia di Helmand, nei distretti di Musa Qala e Kajaki, dove la polizia afgana ha dichiarato di avere ucciso, mercoledì, "trenta talebani" in una battaglia di cinque ore. Secondo le informazioni finora raccolte dal centro chirurgico di Emergency a Lashkargah, però, sarebbero sei le vittime del raid: tutti civili, uccisi mentre si trovavano nelle loro abitazioni. La guerra in Afghanistan, dunque, prosegue senza sosta. Mentre Human Rights Watch, nel consueto rapporto annuale sui conflitti nel mondo, ha reso noto che nel 2006 sono morti in Afghanistan almeno mille civili, uccisi dagli attentati suicidi dei talebani ma anche dai bombardamenti della Nato. Anche PeaceReporter, alla fine dell'anno, ha calcolato una cifra simile: “Dall’inizio del 2006 – scrivevamo il 29 dicembre - la guerra in Afghanistan ha causato almeno 5.964 morti, di cui 1.022 civili, 3.520 combattenti talebani o presunti tali, 1.193 militari afgani, 36 miliziani irregolari e 190 soldati della Coalizione”. Con buona pace della missione di pace.

Cecilia Strada

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