E' iniziata la campagna antidroga nella provincia di Helmand. Primi scontri fra esercito e contadini
E' iniziata da pochi giorni la campagna
di sradicamento delle coltivazioni di papaveri da oppio nella
provincia meridionale di Helmand, e già si contano i primi
scontri fra l'esercito afgano e i contadini che si oppongono alla
distruzione dei loro campi.
L'esercito contro i contadini. “Da
qualche giorno la polizia afgana ha iniziato a tagliare ed estirpare
le piante di papavero da oppio, provocando la reazione dei coltivatori, che sono
appoggiati dai talebani o dai signorotti locali”, racconta Luca De
Simeis, logista della ong italiana Emergency che gestisce un centro
chirurgico nella capitale di Helmand, Lashkargah. “Questa mattina a
Babache, circa 25 chilometri a ovest di Lashkargah, è
scoppiato un conflitto a fuoco tra la polizia afgana e i contadini:
tre civili sono rimasti feriti e sono stati ricoverati qui da noi. Purtroppo prevediamo
di ricevere altri pazienti nelle
prossime ore”, prosegue De Simeis. Nel 2002 gli ufficiali
occidentali del programma antinarcotici avevano varato un programma
che prevedeva una compensazione economica per i contadini che
avessero distrutto i loro campi. “Ma non ha funzionato”, racconta
a un reporter di
Asia Times un funzionario britannico che vuole
rimanere anonimo, “si sono messi i soldi in tasca e non hanno
distrutto i campi. L'unica soluzione è costringerli con la
forza”. E, se occorre, con qualche pallottola.
Capitale dell'oppio. Nel
2006 la produzione di oppio in Afghanistan ha toccato
livelli da
record. In questo vertiginoso aumento (un incremento del 59 percento
rispetto all'anno precedente, secondo le Nazioni Unite) la
provincia di Helmand ha fatto la parte del leone: qui si trovano
oltre 70mila dei 164mila ettari coltivati a papavero da oppio nel
Paese. Il governo afgano ha lanciato una campagna di eradicamento
delle colture di Helmand, che vede impegnati seicento poliziotti e
soldati dell'esercito afgano, mentre un altro programma antinarcotici
è stato varato dal governatore della provincia, Asadullah
Wafa. L'eradicamento sarà “manuale e meccanico”, vale a
dire che i soldati aggrediranno le piantagioni di papavero da oppio a
colpi di bastone e poi finiranno il lavoro spianando il campo con i
trattori. Il presidente afgano Hamid Karzai ha categoricamente
escluso, la scorsa settimana, di poter cedere alle richieste
statunitensi di compiere fumigazioni aeree dei campi di papavero,
perchè “rischiosa per gli uomini, gli animali e gli altri
raccolti”. Distruggerli da terra, però, significa affrontare
i contadini. E i contadini, per i quali la coltivazione di oppio
rappresenta spesso l'unica forma di sostentamento, non sono
esattamente entusiasti. Come non lo sono i talebani, che dal
commercio di oppio - spesso con la complicità dei funzionari
governativi – traggono profitti per finanziare la
jihad (leggi
il
reportage del nostro inviato nella provincia di Helmand).
La guerra continua. Il clima
nella provincia di Helmand, considerata una roccaforte dei talebani,
è sempre più teso. Luca De Simeis racconta che
“nell'ultima settimana, qui a Lashkargah, sono notevolmente
aumentati i soldati, i posti di blocco, i voli degli elicotteri
militari. Questa notte (martedì 30,
ndr)
abbiamo sentito due forti esplosioni seguite una breve sparatoria,
nella zona della prigione. Ma a quanto pare non ci sono stati
feriti”. Mercoledì, dalla base britannica nei pressi di
Grishk, sono partiti alcuni razzi che hanno colpito un villaggio a
una ventina di chilometri di distanza e ferito due civili. Poco dopo
è scattata la reazione dei talebani, che in rappresaglia hanno
attaccato l'esercito afgano, uccidendo due soldati. E i bombardamenti
della coalizione continuano, in particolare nel nord della provincia
di Helmand, nei distretti di Musa Qala e Kajaki, dove la polizia afgana
ha dichiarato
di avere ucciso, mercoledì, "trenta talebani" in una battaglia di
cinque ore.
Secondo le informazioni finora raccolte dal centro chirurgico di
Emergency a Lashkargah, però, sarebbero sei le vittime del raid: tutti
civili, uccisi mentre si trovavano nelle loro abitazioni. La guerra in
Afghanistan, dunque, prosegue senza sosta. Mentre
Human Rights Watch, nel
consueto rapporto annuale sui conflitti nel mondo, ha reso noto che
nel 2006 sono morti in Afghanistan almeno mille civili, uccisi dagli
attentati suicidi dei talebani ma anche dai bombardamenti della Nato.
Anche
PeaceReporter, alla fine dell'anno, ha calcolato una cifra
simile: “Dall’inizio del 2006 – scrivevamo il 29
dicembre - la guerra in Afghanistan ha causato almeno 5.964
morti, di cui 1.022 civili, 3.520 combattenti talebani o
presunti tali, 1.193 militari afgani, 36 miliziani irregolari e 190
soldati della Coalizione”. Con
buona pace della missione di pace.