08/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli ultimi aggiornamenti e la cronaca dell'"arresto" dell'inviato di Repubblica
daniele mastrogiacomo
Domenica 18.  Yousef Ahmadi, portavoce dei talebani, dichiara che Daniele Mastrogiacomo è stato consegnato a una "parte terza", il consiglio degli anziani di un villaggio non precisato, per essere tenuto in custodia fino a che le richieste per la sua liberazione non fossero state interamente soddisfatte. Aggiunge che, in caso contrario, i talebani sono pronti a riprenderlo. Sulle agenzia italiane rimbalza la notizia che Daniele Mastrogiacomo "è libero". Nessuno può però confermarlo, né la Farnesina, né Palazzo Chigi, né l'organizzazione Emergency, che in questi giorni sta lavorando per agevolare il rilascio dell'inviato di Repubblica. Poi la Farnesina frena tutti: ''diffondere informazioni senza fondamento può compromettere fasi delicate'', fanno sapere dall'Unità di Crisi. Daniele Mastrogiacomo non è libero, sarà considerato tale solo quando sarà "in mani sicure e italiane". Anche i portavoce talebani confermano: l'inviato di Repubblica è ancora in mano loro. Sono ore convulse. Più tardi, dopo innumerevoli lanci e smentite di voci incontrollabili, un'altra nota della Farnesina chiede il silenzio stampa: "Tutte le condizioni poste per la liberazione sono state realizzate. Per facilitare il lavoro delle organizzazioni umanitarie coinvolte ai fini dell'auspicata liberazione di Mastrogiacomo", si legge, "si rende necessario, in questa fase di estrema delicatezza, chiedere ai mezzi di informazione di osservare il silenzio stampa".
 
Venerdì 16 marzo. Gino Strada, fondatore di Emergency, ha dichiarato a PeaceReporter e poi in una conferenza stampa a Kabul che “Abbiamo ricevuto segnali positivi da una parte e dall'altra. Emergency rinnova la sua disponibilità ad agevolare il positivo svolgimento della vicenda che riguarda l'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, ma chiede l'assoluto silenzio stampa sulla questione”. Shahabuddin Atal, portavoce del comandante talebano Mullah Dadullah, aveva dichiarato all'agenzia di stampa afgana Pajhwok che ci sono “alcuni progressi e alcuni segnali positivi che abbiamo ricevuto”, e ha aggiunto che “tutto sarà chiaro entro domani pomeriggio (sabato 17, ndr) alle 15”.
In mattinata invece Shahabuddin Atal aveva fatto sapere all'agenzia di stampa afgana Pajhwok che “L'autista di Daniele Mastrogiacomo è stato ucciso”. Sayed Agha, “arrestato” insieme a Mastrogiacomo il 5 marzo scorso, era accusato dai talebani di essere una spia per le truppe britanniche presenti nella regione. Da Kabul l'ambasciatore italiano, Ettore Sequi, dichiara di "non avere informazioni supplementari rispetto a quelle riportate dalla stampa". Intanto Yousuf Ahmadi, un altro portavoce dei talebani, fa sapere che "L'ultimatum è scaduto, agli italiani con cui siamo in contatto è già stato comunicato. Abbiamo detto loro che se ci chiederete più tempo attraverso i mass media noi ve ne daremo di più. Qualche progresso nei negoziati c'è stato e se le nostre richieste saranno accolte libereremo il giornalista".

Giovedì 15 marzo. L'agenzia di stampa afgana Pajhwok diffonde un messaggio audio ricevuto dai talebani: nel nastro, di pessima qualità e che è stato subito acquisito dalla Farnesina e dalla Procura di Roma, un uoche avrebbe ricevuto in cui Daniele Mastrogiacomo chiede aiuto. “Abbiamo solo due giorni, per favore, per favore, fate quello che vogliono fare i talebani, sennò ci uccidono, abbiamo solo due giorni”. Una voce in pahtun, che si identifica come il mullah Dadullah, daterebbe il video al 13 marzo: “l'ultimatum” per cominciare le trattative, quindi, scadrebbe il 16.

Martedì 13 marzo
, un portavoce dei talebani, Yousuf Ahmadi, al telefono con l'agenzia di stampa France Presse dichiara che Daniele Mastrogiacomo “sta bene ed è tenuto in una base dei talebani”, precisando inoltre che sono stati attivati “contatti indiretti” con le autorità italiane. Nel frattempo il ministro degli Esteri Massimo D'Alema si reca nella Procura di Roma – che sulla vicenda ha aperto un fascicolo per “sequestro di persona con finalità di terrorismo”, un'ipotesi di reato che lascia ampio margine di manovra - dove incontra i magistrati Franco Ionta e Giovanni Ferrara. Al termine dell'incontro i magistrati fanno sapere che “è stato deciso il coordinamento istituzionale e operativo”, specificando però che “tutte le decisioni sul caso, che si svolge in territorio estero e, peraltro, in guerra, sono di esclusiva pertinenza del governo e del ministro degli Esteri”. Lo stesso giorno, nella capitale afgana Kabul, il corrispondente della Rai intervista Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency, sul possibile coinvolgimento dell'organizzazione umanitaria nella mediazione con i sequestratori di Mastrogiacomo. “Non è compito nostro condurre trattative”, dichiara Strada, “ma possiamo fornire dei canali, cosa che faremmo per chiunque, e mettere a disposizione la credibilità di Emergency, creata curando nel corso degli anni oltre un milione e 200 mila afgani”. Strada anche ricordato che in questo Paese “si continuano a massacrare i civili nel perfetto silenzio stampa”.

Lunedì 12 marzo, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema conferma gli spiragli emersi sabato nella nota diffusa dalla Farnesina. "Stiamo lavorando sul piano di un impegno umanitario: ci sono dei canali, soprattutto di carattere umanitario, attraverso i quali abbiamo dei contatti con i rapitori", ha dichiarato D'Alema, "ci sono elementi che ci portano a identificare quelli che lo tengono prigioniero, e sono in corso dei contatti che stiamo conducendo con l'obiettivo di ottenere la liberazione".

Sabato 10 marzo. L'unità di crisi del ministero degli Esteri dirama un comunicato ufficiale: "La Farnesina ha ragione di ritenere, sulla base degli elementi acquisiti sinora attraverso i canali stabiliti sul caso del giornalista Daniele Mastrogiacomo, che il nostro connazionale sia in vita. Si hanno altresì indicazioni attendibili su autori del sequestro. Proseguono pertanto i contatti al fine di verificare con certezza le intenzioni e le aspettative dei sequestratori nella prospettiva dell'auspicabile rilascio di Mastrogiacomo quanto prima possibile. Non si dispone peraltro di informazioni accertate su altri aspetti della vicenda riferiti oggi dai mezzi di informazione". Una buona notizia: finalmente sembra che sia stato trovato un canale diretto e certo con il gruppo che detiene l'inviato di Repubblica.
 
Venerdì 9 marzo. Il giornalista pakistano Hamid Mir sostiene di avere parlato con i rapitori del giornalista de 'La repubblica' Daniele Mastrogiacomo. "I talebani -ha spiegato Mir- hanno avuto rassicurazioni dai giornalisti afgani". Il giornalista pakistano spiega che "i talebani si sono convinti che non è una spia e che si possa ottenerne il rilascio con uno sforzo serio di Roma e Kabul". Secondo Mir, il giornalista italiano è stato catturato perché si muoveva senza autorizzazione in un'area controllata dai talebani. La fonte sostiene anche di conoscere le condizioni poste dai rapitori per il rilascio del giornalista: il ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan e la liberazione dei portavoce talebani catturati in Pakistan e detenuti in Afghanistan. Hamid Mir, giornalista noto per avere in tervistato il mullah Omar e Osama Bin Laden, ha messo in guardia dal sottovalutare la pericolosità del Mullah Dadullah: "è un personaggio pericoloso -ha detto-, famoso per aver decapitato personalmente le spie". 
La giornata si era aperta con un filo di speranza. "Ci sono buone possibilità che Mastrogiacomo sia arrivato in Afghanistan solo per giornalismo e non per spionaggio e che venga liberato se si dimostra la sua innocenza". Lo ha detto oggi, in una telefonata all'agenzia Reuters, un uomo che si è presentato come il mullah Hayat Khan, accreditatosi come portavoce dei talebani. Khan ha spiegato che i taliban indagano sull'attrezzatura che Mastrogiacomo aveva con sè: una videocamera, un telefono satellitare e alcuni flaconi di shampoo che, secondo il portavoce, potrebbero contenere ''laser usati per indirizzare attacchi aerei su posizioni dei taleban".
Secondo il Corriere della Sera, i talebani hanno dettato le loro condizioni per il rilascio di Mastrogiacomo in un video in cui si vede un afgano che, in lingua pashto, detta le due richieste al governo italiano: l'immediato ritiro del nostro contingente e lo stop dei bombardamenti Nato. Nel filmato non viene mostrato il giornalista di Repubblica, il che suscita seri dubbi sulla sua attendibilità. Lo stesso portavoce dei talebani, Qari Yusuf Ahmadi, aveva precedentemente smentito al Corriere le voci su un simili richieste: "Chi ha messo in giro questa notizia? L'ho letta su Internet, ma è falso! Non abbiamo chiesto ancora nulla, neanche il ritiro dei soldati italiani in Afghanistan. Non abbiamo ancora un piano. Decideremo più avanti''.  Dopo una giornata caratterizzata dal balletto delle notizie, delle rivendicazioni, dei messaggi, la Farnesina ha diramato un appello agli organi d'informazione affinchè "si astengano dal diramare notizie non controllate e accertate nel merito e nell'attendibilità delle fonti".
 
Giovedì 8 marzo. Il giornalista pachistano Hamid Mir – famoso per aver intervistato Osama bin Laden e noto per i suoi stretti contatti con gli ambienti talebani – ha dichiarato a Rai International che i suoi “informatori” gli hanno riferito che “Daniele Mastrogiacomo è sano e salvo”.
Lo ha successivamente confermato all’Ansa anche Rahimullah Yusufzai, un altro giornalista pachistano ben addentro agli ambienti talebani: “Ho sentito al telefono i rapitori di Mastrogiacomo, mi hanno detto che sta bene, che non gli hanno fatto del male. Penso che sappiano che Daniele non è una spia, bensì un giornalista”.
In serata la Farnesina ha escluso l’avvio di ogni trattativa con i rapitori “sino a quando non ci daranno una prova che l’ostaggio è vivo”.  
 
Mullah DadullahMercoledì 7 marzo. In una registrazione audio pervenuta alla sede pachistana dell’Afp, la voce di un uomo che si identifica come il mullah Dadullah dichiara che Mastrogiacomo “ha confessato di essere una spia al servizio delle truppe britanniche che, con la scusa di andare a intervistare i comandanti talebani, doveva localizzare la loro posizione e passarla alla Nato”, che il giorno prima aveva scatenato, proprio nella provincia di Helmand, la più grande offensiva militare contro i talebani dal 2001: l’Operazione Achille.
 
Martedì 6 marzo. La Bbc dà per prima la notizia del rapimento, nella zona di piantagioni di papavero da oppio di Nad Ali, di un giornalista britannico, John Nichol, e dei suoi due accompagnatori afgani, di nome Ajmal e Syed Agha.
La coincidenza di questi due nomi con quella dell’autista e dell’interprete di Mastrogiacomo, assieme alla smentita da Londra di qualsiasi rapimento di giornalisti britannici, fanno capire che la notizia si riferisce al rapimento dell’inviato di Repubblica. I talebani lo avevano scambiato per un inglese. L’equivoco verrà definitivamente chiarito quando il portavoce dei talebani Qari Youssef Armadi conferma alle agenzie “l’arresto di un giornalista italiano che dice di lavorare per il giornale Repubblica”.
 
Soldati Nato in AfghanistanLunedì 5 marzo. Mastrogiacomo viene rapito dai talebani assieme al suo autista e al suo interprete afgani nella zona di Nad Ali, pochi chilometri a ovest di Lashkargah, capoluogo della provincia meridionale di Helmand.
Se ne avrà notizia solo il giorno dopo.
 
Domenica 4 marzo. L’inviato di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo sente per l’ultima volta, da Kandahar, i suoi colleghi della redazione di Roma, dicendo loro che l’indomani sarebbe andato nella provincia di Helmand – epicentro della guerra tra talebani e forze Nato – dove aveva appuntamento per intervistare dei capi talebani. 
Parole chiave: daniele mastrogiacomo
Categoria: Guerra
Luogo: Afghanistan