La Nato ha annunciato martedì mattina
una grande offensiva nella provincia meridionale di Helmand. Più
di cinquemila uomini – militari stranieri e personale delle forze
di sicurezza afgane - cercheranno di strappare questa terra in gran
parte desertica dal crescente controllo dei talebani. Talebani che,
nel giro di un mese, hanno già conquistato una bella fetta di
territorio.
La provincia in guerra.
All'inizio di febbraio il distretto di
Musa Qala, ex teatro della
discussa tregua fra talebani e forze britanniche, è stata
riconquistata dai combattenti del mullah Omar nell'arco di due
giorni. Poi è stata la volta del distretto di Washir, dove i
talebani hanno tenuto in scacco i soldati britannici per giorni,
accerchiandoli in una gola prima di costringerli alla ritirata. A
questi va aggiunta la zona di
Baghran, all'estremità
settentrionale della provincia, considerata una roccaforte dei
guerrieri con il turbante, dove le forze straniere non hanno mai
messo piede e il governo centrale non ha nessuna autorità.
Questa piccola valle, dove si dice che trovino rifugio tutti i
talebani che scappano dai periodici bombardamenti Nato sulla
provincia di Helmand, ha una notevole importanza strategica, perché
da Baghran si può facilmente entrare nelle province di Ghor e
Farah (la zona sotto il
Comando regionale ovest
a guida italiana):
proprio da qui sarebbe partito l'attacco che il 19 febbraio
scorso ha conquistato, sia pure per due soli giorni, il distretto di
Bakwa della provincia di Farah. Ma la guerra è molto più
estesa: talebani e truppe britanniche continuano a combattere anche a
Grishk, poco a nord della capitale provinciale Lashkargah, dove nei
giorni scorsi almeno otto civili sono morti sotto il fuoco incrociato
dei belligeranti. Anche Grishk era stata brevemente conquistata in
una prova di forza dei talebani, poco dopo la presa di Musa Qala. E
continuano i bombardamenti della Nato, con ordigni da 900 chili, sui
distretti settentrionali.