26/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Due artisti-attivisti invadono i luoghi del conflitto israelo-palestinese con smorfie giganti
Alcuni poster giganti campeggiano da qualche settimana sui muri di diversi edifici in Israele, nei territori occupati e anche sul cosiddetto muro di separazione. Sono spuntati a Gerusalemme, Betlemme, Ramallah, Hebron, Abu Dis, Tel Aviv e Haifa. Fanno parte di un progetto chiamato Face2face, ideato e realizzato da due francesi, Jr. e Marco, che hanno iniziato con questo tipo di lavori a Parigi, subito dopo gli scontri nelle banlieues. I due si definiscono 'Artivisti', un misto tra artisti e attivisti: “Non è attivismo e nemmeno arte -spiegano- è arte di strada della seconda generazione. Viene dai graffiti ma va oltre”.

Simili. L'idea parte dalla constatazione che arabi ed ebrei che abitano in Israele e nei Territori Occupati, pur essendo in conflitto da sessant'anni, continuano ad assomigliarsi. “Sono simili nell'aspetto, parlano quasi la stessa lingua, mangiano le stesse cose e guidano come dei folli allo stesso modo, come fratelli gemelli cresciuti in famiglie diverse” spiegano gli autori. “Vogliamo almeno che la gente rida e pensi quando vede il ritratto dell'altro accanto al suo”. Le immagini, che ritraggono sia israeliani che palestinesi, sono state realizzate girando per le città israeliane e nei territori occupati con un grandangolo che, a distanza ravvicinata, distorce i volti rendendoli mostruosi, oppure divertenti. Proprio in questa ambivalenza si comprende il significato dei ritrattoni giganti: superare l'immagine stereotipata del nemico che viene proposta dai media. “Per gli israeliani un palestinese è un terrorista che commette attacchi suicidi al mercato, uccidendo donne e bambini. Per un palestinese un israeliano è un soldato di occupazione che lo umilia ai check point e spara ai civili sulle ambulanze” spiega uno degli autori.

Reazioni. I due artivisti hanno attaccato alcuni dei loro poster anche sulle mura di una base militare a Betlemme. Sono stati arrestati dai soldati israeliani a Hebron e fermati dalla polizia di Gerusalemme. La reazione dei soldati al loro lavoro è stata inizialmente di sospetto, ma poi i due sono stati rilasciati con simpatia. Reazioni non positive le hanno registrate anche tra la gente comune, ad esempio da un religioso di Betlemme, Sheikh Taleb Awaddalah, secondo il quale “il muro è malvagio, ma quelle immagini lo sono di più”. Altri palestinesi si sono lamentati dicendo “non vogliamo vedere altre facce di israeliani, sembra che ridano di noi”. La maggioranza però ha apprezzato il lavoro di Marco e Jr. In particolare il fatto che le immagini appaiono da entrambe le parti della barriera di separazione e che, in qualche modo, rimarcano inequivocabilmente la presenza dei palestinesi in zone che Israele Tenta di annettere, come i sobborghi di Gerusalemme o Hebron.

A immagine di Dio. Il progetto face2face comprende i ritratti di 40 palestinesi e israeliani, più quello di un prete cristiano. Alcuni ritratti sono abbinati tra loro: ci sono 19 dittici, composti dal volto di un israeliano accanto a quello di un palestinese e anche un trittico, che unisce tre religiosi: il rabbino Eliyahu Mc Lean, lo sceicco musulmano Abdul Aziz Bukhari e il prete cattolico Jack Duncan. Questo trittico, più di altre opere, mostra le analogie tra figure che vengono comunemente percepite lontane e non comunicanti: “Ogni uomo è creato a immagine di Dio” è scritto nella Torah. “L'immagine di Dio si vede in ogni uomo” sostengono anche il religioso musulmano e il prete cattolico.
 

Naoki Tomasini

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