Due artisti-attivisti invadono i luoghi del conflitto israelo-palestinese con smorfie giganti
Alcuni
poster giganti campeggiano da qualche settimana sui muri di diversi
edifici in Israele, nei territori occupati e anche sul cosiddetto
muro di separazione. Sono spuntati a Gerusalemme, Betlemme, Ramallah,
Hebron, Abu Dis, Tel Aviv e Haifa. Fanno parte di un progetto
chiamato Face2face, ideato e realizzato da due francesi, Jr. e Marco,
che hanno iniziato con questo tipo di lavori a Parigi, subito dopo
gli scontri nelle banlieues. I due si definiscono 'Artivisti', un
misto tra artisti e attivisti: “Non è attivismo e nemmeno
arte -spiegano- è arte di strada della seconda generazione.
Viene dai graffiti ma va oltre”.
Simili. L'idea parte dalla
constatazione che arabi ed ebrei che abitano in Israele e nei
Territori Occupati, pur essendo in conflitto da sessant'anni,
continuano ad assomigliarsi. “Sono simili nell'aspetto, parlano
quasi la stessa lingua, mangiano le stesse cose e guidano come dei
folli allo stesso modo, come fratelli gemelli cresciuti in famiglie
diverse” spiegano gli autori. “Vogliamo almeno che la gente rida
e pensi quando vede il ritratto dell'altro accanto al suo”. Le
immagini, che ritraggono sia israeliani che palestinesi, sono state
realizzate girando per le città israeliane e nei territori
occupati con un grandangolo che, a distanza ravvicinata, distorce i
volti rendendoli mostruosi, oppure divertenti. Proprio in questa
ambivalenza si comprende il significato dei ritrattoni giganti:
superare l'immagine stereotipata del nemico che viene proposta dai
media. “Per gli israeliani un palestinese è un terrorista
che commette attacchi suicidi al mercato, uccidendo donne e bambini.
Per un palestinese un israeliano è un soldato di occupazione
che lo umilia ai check point e spara ai civili sulle ambulanze”
spiega uno degli autori.
Reazioni. I due artivisti hanno
attaccato alcuni dei loro poster anche sulle mura di una base
militare a Betlemme. Sono stati arrestati dai soldati israeliani a
Hebron e fermati dalla polizia di Gerusalemme. La reazione dei
soldati al loro lavoro è stata inizialmente di sospetto, ma
poi i due sono stati rilasciati con simpatia. Reazioni non positive
le hanno registrate anche tra la gente comune, ad esempio da un
religioso di Betlemme, Sheikh Taleb Awaddalah, secondo il quale “il
muro è malvagio, ma quelle immagini lo sono di più”.
Altri palestinesi si sono lamentati dicendo “non vogliamo vedere
altre facce di israeliani, sembra che ridano di noi”. La
maggioranza però ha apprezzato il lavoro di Marco e Jr. In
particolare il fatto che le immagini appaiono da entrambe le parti
della barriera di separazione e che, in qualche modo, rimarcano inequivocabilmente
la presenza dei
palestinesi in zone che Israele Tenta di annettere, come i sobborghi
di Gerusalemme o Hebron.
A immagine di Dio. Il progetto
face2face comprende i ritratti di 40 palestinesi e israeliani, più
quello di un prete cristiano. Alcuni ritratti sono abbinati tra loro:
ci sono 19 dittici, composti dal volto di un israeliano accanto a
quello di un palestinese e anche un trittico, che unisce tre
religiosi: il rabbino Eliyahu Mc Lean, lo sceicco musulmano Abdul
Aziz Bukhari e il prete cattolico Jack Duncan. Questo trittico, più
di altre opere, mostra le analogie tra figure che vengono comunemente
percepite lontane e non comunicanti: “Ogni uomo è creato a
immagine di Dio” è scritto nella Torah. “L'immagine di Dio
si vede in ogni uomo” sostengono anche il religioso musulmano e il
prete cattolico.