Raid della polizia nella sede di una televisione. I giornalisti afgani si ribellano alla censura
La prolungata detenzione del manager di Emergency
Rahmatullah Hanefi, contraria al Codice Penale e alla
Costituzione dell’Afghanistan*, non rappresenta un caso isolato. Questa
notte il
“democratico” governo Karzai ha nuovamente dato prova del suo disprezzo
per la
legge e per i diritti fondamentali - merita ricordare che l'Italia ha
speso 50 milioni di euro per riformare il sistema legale afgano.
Spedizione punitiva.
Questa notte, il procuratore generale afgano Abdul Jabbar Sabit ha
personalmente guidato un blitz di polizia nella redazione dell’emittente
televisiva privata
Tolo Tv. Cinquanta poliziotti, senza alcun mandato, hanno
fatto irruzione negli uffici della televisione, picchiando giornalisti e
tecnici e arrestandone diversi.
Un raid punitivo deciso in seguito alla messa in onda, ieri pomeriggio,
di un servizio giornalistico che secondo il procuratore Sabit avrebbe distorto
alcune
dichiarazioni pubbliche da lui stesso rilasciate.
Accusa seccamente respinta dalla redazione di Tolo Tv, che sostiene
di aver fedelmente riportato le parole pronunciate da Sabit, e che lo ha
dimostrato mandando ripetutamente in onda ieri sera il filmato originale della
conferenza
stampa incriminata.
“Il provvedimento – si giustifica Sabit – è stato deciso solo
dopo che Tolo Tv si è rifiutata di rettificare la notizia come io avevo chiesto”.
Evviva la sincerità.
Stampa imbavagliata.
Questa mattina, una folla di giornalisti afgani si è radunata davanti al
parlamento afgano per protestare contro questa azione, ritenuta assolutamente
illegale
e offensiva della libertà di stampa.
Libertà che, proprio in parlamento, sta per essere notevolmente
ristretta da una nuova legge sulla stampa aspramente criticata dalle
associazioni di categoria.
Pare che questa legge, attualmente in discussione alla
Wolesi Jirga, darà statuto normativo
ufficiale al regolamento ufficioso che dallo scorso giugno disciplina il lavoro
dei giornalisti afgani. Parliamo del
documento “riservato” che il 12 giugno
2006 – in coincidenza con l’escalation dell’offensiva militare della Nato – il
direttore dei servizi segreti afgani Amrullah Saleh (quello che ha ordinato l’arresto
di Rahmat e accusato
Emergency di essere
filo-talebana) ha inviato a tutti i giornalisti afgani. Secondo queste regole
non devono essere diffuse notizie critiche nei confronti del governo afgano e
delle forze militari straniere presenti nel paese.
E.P.