01/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Video di Alan Johnston: è in buona salute e parla della crisi umanitaria nella Striscia
Alan JohnstonIl video. Dopo 12 settimane di prigionia Alan Johnston, il reporter della Bbc sequestrato a Gaza, è riapparso in un video, pubblicato sul un sito islamista dalla milizia che si fa chiamare Esercito Islamico. Nel filmato il reporter dice di essere in buone condizioni di salute e rassicura amici e familiari di non essere stato maltrattato dai rapitori. Il giornalista 45 enne di origine scozzese ha lanciato messaggi a sostegno dei palestinesi, raccontando la loro condizione di sofferenza: “Ogni giorno -ha detto- ci sono palestinesi che vengono arrestati e imprigionati senza motivo. Ogni giorno la gente viene uccisa e, specialmente a Gaza, la crisi economica è terribile”. Johnston ha poi invitato i paesi occidentali a rimuovere le sanzioni economiche che stanno spingendo alla fame la popolazione palestinese. Il reporter ha poi ribadito le richieste dei rapitori per il suo rilascio, in particolare la liberazione di Abu Qatada, un predicatore islamico legato ad Al Qaeda. Johnston era il solo reporter occidentale basato a Gaza, e per la sua liberazione si sono attivati sia i politici che la società civile palestinese. La sua immagine si trova affissa in tutte le abitazioni e nei negozi della Striscia, e la petizione per il suo rilascio, lanciata dalla Bbc, ha raccolto 130 mila messaggi di solidarietà.

Gilad ShalitShalit. L'altro sequestro eccellente in corso della Striscia di Gaza è quello il caporale israeliano Gilad Shalit, rapito nel giugno 2006. Per il suo rilascio è stata concordata la liberazione di alcune centinaia di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Due mesi fa i rapitori, legati a Hamas, hanno fornito a Israele una lista di prigionieri che vorrebbero scarcerati, 350 nomi, ma il governo di Ehud Olmert l'ha respinta al mittente, proponendo una lista diversa, con i nomi di altrettanti detenuti che invece sarebbe disposto a liberare. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, si tratterebbe per lo più di detenuti prossimi al termine della pena, nella lista ci sarebbero anche alcuni condannati all'ergastolo, “ma molto pochi”. Non è dato sapere se Marwan Barghouti, uno dei capi di Fatah, sia tra quelli. Nelle ultime settimane le trattative tra Hamas e Israele, con la mediazione della diplomazia egiziana, sono rimaste bloccate a causa prima dei combattimenti tra miliziani di Hamas e Fatah nella Striscia di Gaza, poi dai continui bombardamenti dell'aviazione israeliana contro il nord della Striscia, per fermare i razzi Qassam che hanno ricominciato a cadere ogni giorno sulla cittadina di Sderot, nel deserto del Negev, a pochi chilometri da Gaza city. Fonti palestinesi però rifiutano questa ricostruzione, sostenendo che la trattativa si era già arenata prima dell'inizio dei disordini, per via del rifiuto israeliano di rilasciare palestinesi “con le mani insanguinate”. Abu Mujhad, portavoce dei Comitati di Resistenza Popolare, uno dei gruppi che detengono il caporale Shalit, ha dichiarato che “se Israele accettasse la lista che abbiamo presentato la trattativa si concluderebbe velocemente”.

Condoleezza Rice e Abu MazenEmbargo. In questi giorni una delegazione di Hamas si trova in Egitto per concordare con Israele un cessate il fuoco che metta fine ai lanci di razzi e ai bombardamenti. La situazione nella Striscia è drammatica non solo dal punto di vista della sicurezza, ma anche da quello umanitario, con gran parte della popolazione che non riceve lo stipendio da mesi, a causa dell'embargo internazionale e israeliano. L'Unione Europea nei mesi scorsi ha sperimentato delle alchimie economiche per sovvenzionare i palestinesi senza passare per le casse di Hamas e giovedì scorso, anche il governo israeliano ha fatto sapere che comincerà a restituire le tasse sulle esportazioni, trattenute ai palestinesi, con un meccanismo temporaneo che darà quei 700 milioni di dollari all'Anp, scavalcando gli esponenti di Hamas. Negli ultimi mesi i governi Usa e Israeliano hanno sostenuto in ogni modo il presidente Abu Mazen e il suo partito, Fatah, fornendogli più di cento milioni di dollari e sostegno logistico per le sue milizie, che sono state usate contro Hamas.
 

Naoki Tomasini

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