Video di Alan Johnston: è in buona salute e parla della crisi umanitaria nella Striscia
Il
video. Dopo 12 settimane di prigionia Alan Johnston, il reporter
della Bbc sequestrato a Gaza, è riapparso in un video,
pubblicato sul un sito islamista dalla milizia che si fa chiamare
Esercito Islamico. Nel filmato il reporter dice di essere in buone
condizioni di salute e rassicura amici e familiari di non essere
stato maltrattato dai rapitori. Il giornalista 45 enne di origine
scozzese ha lanciato messaggi a sostegno dei palestinesi, raccontando
la loro condizione di sofferenza: “Ogni giorno -ha detto- ci sono
palestinesi che vengono arrestati e imprigionati senza motivo. Ogni
giorno la gente viene uccisa e, specialmente a Gaza, la crisi
economica è terribile”. Johnston ha poi invitato i paesi
occidentali a rimuovere le sanzioni economiche che stanno spingendo
alla fame la popolazione palestinese. Il reporter ha poi ribadito le
richieste dei rapitori per il suo rilascio, in particolare la
liberazione di Abu Qatada, un predicatore islamico legato ad Al
Qaeda. Johnston era il solo reporter occidentale basato a Gaza, e per
la sua liberazione si sono attivati sia i politici che la società
civile palestinese. La sua immagine si trova affissa in tutte le
abitazioni e nei negozi della Striscia, e la petizione per il suo
rilascio, lanciata dalla Bbc, ha raccolto 130 mila messaggi di
solidarietà.
Shalit.
L'altro sequestro eccellente in corso della Striscia di Gaza è
quello il caporale israeliano Gilad Shalit, rapito nel giugno 2006.
Per il suo rilascio è stata concordata la liberazione di
alcune centinaia di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.
Due mesi fa i rapitori, legati a Hamas, hanno fornito a Israele una
lista di prigionieri che vorrebbero scarcerati, 350 nomi, ma il
governo di Ehud Olmert l'ha respinta al mittente, proponendo una
lista diversa, con i nomi di altrettanti detenuti che invece sarebbe
disposto a liberare. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, si
tratterebbe per lo più di detenuti prossimi al termine della
pena, nella lista ci sarebbero anche alcuni condannati all'ergastolo,
“ma molto pochi”. Non è dato sapere se Marwan Barghouti,
uno dei capi di Fatah, sia tra quelli. Nelle ultime settimane le
trattative tra Hamas e Israele, con la mediazione della diplomazia
egiziana, sono rimaste bloccate a causa prima dei combattimenti tra
miliziani di Hamas e Fatah nella Striscia di Gaza, poi dai continui
bombardamenti dell'aviazione israeliana contro il nord della
Striscia, per fermare i razzi Qassam che hanno ricominciato a cadere
ogni giorno sulla cittadina di Sderot, nel deserto del Negev, a pochi
chilometri da Gaza city. Fonti palestinesi però rifiutano
questa ricostruzione, sostenendo che la trattativa si era già
arenata prima dell'inizio dei disordini, per via del rifiuto
israeliano di rilasciare palestinesi “con le mani insanguinate”.
Abu Mujhad, portavoce dei Comitati di Resistenza Popolare, uno dei
gruppi che detengono il caporale Shalit, ha dichiarato che “se
Israele accettasse la lista che abbiamo presentato la trattativa si
concluderebbe velocemente”.
Embargo.
In questi giorni una delegazione di Hamas si trova in Egitto per
concordare con Israele un cessate il fuoco che metta fine ai lanci di
razzi e ai bombardamenti. La situazione nella Striscia è
drammatica non solo dal punto di vista della sicurezza, ma anche da
quello umanitario, con gran parte della popolazione che non riceve lo
stipendio da mesi, a causa dell'embargo internazionale e israeliano.
L'Unione Europea nei mesi scorsi ha sperimentato delle alchimie
economiche per sovvenzionare i palestinesi senza passare per le casse
di Hamas e giovedì scorso, anche il governo israeliano ha
fatto sapere che comincerà a restituire le tasse sulle
esportazioni, trattenute ai palestinesi, con un meccanismo temporaneo
che darà quei 700 milioni di dollari all'Anp, scavalcando gli
esponenti di Hamas. Negli ultimi mesi i governi Usa e Israeliano
hanno sostenuto in ogni modo il presidente Abu Mazen e il suo
partito, Fatah, fornendogli più di cento milioni di dollari e
sostegno logistico per le sue milizie, che sono state usate contro
Hamas.