10/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Stop al commercio illegale di legname nella provincia più colpita dallo tsunami
Strada distrutta (foto di Luca Galassi)Moratoria. L'aveva promesso, Yusuf Irwandi, al momento dell'elezione a governatore di Aceh. L'ex guerrigliero del Gam, il movimento indipendentista che dopo lo tsunami firmò gli accordi di pace con il governo, aveva messo in cima alla lista del suo programma la fine dello scempio ambientale che nel corso degli anni ha portato le foreste di Sumatra a ridursi della metà. Irwandi ha dichiarato una moratoria a tempo indeterminato del taglio e del commercio di legname. Il provvedimento fa parte di un progetto a lungo termine che il governo di Giakarta ha elaborato per porre fine alla deforestazione del suo territorio. L'istituzione di un fondo globale per la conservazione della terza foresta tropicale al mondo, dopo quelle del Brasile e della Repubblica Democratica del Congo, verrà proposta ai colloqui che la commissione ambientale dell'Onu ha fissato a Bali nel dicembre prossimo.
 
Moschea a Banda Aceh (foto di Luca Galassi)Centomila case distrutte. La decennale guerra indipendentista che ha opposto il Gam all'esercito indonesiano non ha permesso che vi fosse nè controllo né contingentamento del commercio di legname, fino a due anni fa nelle mani dei guerriglieri e di qualche militare corrotto. Ma con l'accordo di pace del 2006, le foreste tropicali del nord di Sumatra, impenetrabile covo dei ribelli, sono diventate accessibili, e il governo ha potuto penetrare in luoghi remoti, un tempo inaccessibili, accorgendosi delle dimensioni di un saccheggio indiscriminato. Lo tsunami ha distrutto 130 mila abitazioni, e la domanda di legname è schizzata alle stelle. Dal 2005 in poi, i ribelli, fino a quel momento unici protagonisti di un commercio illegale, hanno cominciato a vendere legname a organizzazioni internazionali, provocando un ulteriore disastro all'ambiente.
 
Un orango a Sumatra (foto di Luca Galassi)Milioni di ettari scomparsi. La più grande organizzazione indonesiana per la difesa dell'ambiente, l'Indonesian Forum for Enviroment (Ife), ha lanciato l'allarme due anni fa. A seguito di un indagine compiuta nella provincia, è emerso che la maggior parte del legname non veniva utilizzato a fini di ricostruzione ma venduto nel mercato mondiale, passando per la Malesia e Singapore. Gruppi ambientalisti stimano che l'Indonesia perda ogni anno più di 2 milioni di ettari, l'equivalente di 30 milioni di campi da calcio. La provincia di Aceh perde 20 ettari al giorno. La ricostruzione della provincia, statisticamente la più colpita dallo tsunami, che qui ha ucciso 170 mila persone, è compiuta solo per metà, con circa 70 mila case ancora da ricostruire a oltre due anni e mezzo dalla sciagura. Il presidente dell'Ife, Chalid Muhammad ha dichiarato che se il governo non agirà tempestivamente per porre fine al problema, la provincia di Aceh rischierà di assistere a nuovi, devastanti disastri naturali.

Luca Galassi

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