26/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Messaggi contradditori sulla sorte di Alan Johnston e Gilad Shalit, catturato un anno fa
La situazione nei territori palestinesi è stravolta dagli scontri tra Fatah e Hamas delle scorse settimane, che hanno determinato una divisione del potere tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Lo scenario politico prossimo alla guerra civile ha cominciato a ricomporsi la scorsa settimana con la riapertura del dialogo tra il presidente Abu Mazen e la comunità internazionale ma, d'altro canto, la Striscia di Gaza rischia ora di trovarsi isolata e abbandonata a se stessa. Questi sviluppi imprevisti hanno ulteriormente complicato le già difficili trattative per la liberazione di due ostaggi che, con ogni probabilità, si trovano proprio nella Striscia di Gaza.

Alan JohsntonAlan Johnston. Quando Hamas prese il controllo di Gaza la liberazione del reporter della Bbc Alan Johnston pareva questione di ore, ma poi all'ottimismo sono subentrate le smentite e, di nuovo, il silenzio. Giovedì scorso un membro del clan di Gaza che si ritiene trattenga il reporter, i Dogmush, è stato ucciso da uomini armati e, dopo l'uccisione, le autorità di Hamas hanno invitato i giornalisti stranieri a stare al riparo per evitare nuovi rapimenti. Le trattative tra la potente tribù della striscia e Hamas continuano, ma nel frattempo il quartiere di Sabra, dove vivono molti esponenti del clan, è stato circondato da miliziani che hanno minacciato di attaccare in forze se il reporter non sarà liberato entro lunedì. Lunedì la risposta dei rapitori è arrivata in video, un breve filmanto in cui il 45enne reporter britannico appare con indosso una cintura esplosiva. Nel primo video Johnston indossava una maglia arancione, ora invece qualche chilo di tritolo. “La situazione è seria” -ha dichiarato, spiegando che i miliziani faranno scoppiare la sua cintura esplosiva in caso di attacco. Nel filmato, postato dal gruppo Esercito dell'Islam, Johnston dichiara che la trattativa si è interrotta a causa di un tentativo di blitz che sarebbe stato concordato da Hamas insieme alle autorità britanniche.

Gilad ShalitGilad Shalit. Un anno fa al confine della Striscia di Gaza con Israele veniva catturato anche il caporale dell'esercito israeliano, Gilad Shalit. Per la sua liberazione è stato chiesto il rilascio di alcune centinaia di prigionieri palestinesi, una condizione che Israele sembra disposto ad accettare ma, nonostante l'impegno dei mediatori egiziani, la crisi dell'Anp ha finora ostacolato le trattative. Lunedì un alto esponente dei Comitati di Resistenza Popolare -una delle tre sigle vicine ad Hamas che hanno rivendicato il rapimento- ha dichiarato che “è passato un anno da quando abbiamo catturato il soldato sionista, Shalit. Siamo determinati e potremmo tenerlo per anni, a meno che il nemico accetti le nostre condizioni. Mr Shalit è in buona salute e viene trattato bene” ha concluso. Sempre lunedì però, un file audio postato sul sito di Hamas portava un messaggio di segno opposto. “Sono stato in prigione per un anno, la mia situazione si sta deteriorando e ho bisgno di un prolungato periodo di ricovero in ospedale”, ha detto Shalit dopo essersi presentato. “Mi dispiace che il governo israeliano non abbia mostrato più interesse nei miei confronti -ha concluso il messaggio con una nota polemica- Avrebbero dovuto esaudire le richieste dei rapitori per liberarmi”. Gilad Shalit, vent'anni, attende ora di ricominciare a vivere, esattamente come le centinaia di palestinesi, tra cui molte donne e bambini, che sono costretti da anni nelle carceri israeliane.
 

Naoki Tomasini

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