Messaggi contradditori sulla sorte di Alan Johnston e Gilad Shalit, catturato un anno fa
La situazione nei territori palestinesi
è stravolta dagli scontri tra Fatah e Hamas delle scorse
settimane, che hanno determinato una divisione del potere tra la
Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Lo scenario politico prossimo
alla guerra civile ha cominciato a ricomporsi la scorsa settimana con
la riapertura del dialogo tra il presidente Abu Mazen e la comunità
internazionale ma, d'altro canto, la Striscia di Gaza rischia ora di
trovarsi isolata e abbandonata a se stessa. Questi sviluppi
imprevisti hanno ulteriormente complicato le già difficili
trattative per la liberazione di due ostaggi che, con ogni
probabilità, si trovano proprio nella Striscia di Gaza.
Alan Johnston. Quando Hamas
prese il controllo di Gaza la liberazione del reporter della Bbc Alan
Johnston pareva questione di ore, ma poi all'ottimismo sono
subentrate le smentite e, di nuovo, il silenzio. Giovedì
scorso un membro del clan di Gaza che si ritiene trattenga il
reporter, i Dogmush, è stato ucciso da uomini armati e, dopo
l'uccisione, le autorità di Hamas hanno invitato i giornalisti
stranieri a stare al riparo per evitare nuovi rapimenti. Le
trattative tra la potente tribù della striscia e Hamas
continuano, ma nel frattempo il quartiere di Sabra, dove vivono molti
esponenti del clan, è stato circondato da miliziani che hanno
minacciato di attaccare in forze se il reporter non sarà
liberato entro lunedì. Lunedì la risposta dei rapitori
è arrivata in video, un breve filmanto in cui il 45enne
reporter britannico appare con indosso una cintura esplosiva. Nel
primo video Johnston indossava una maglia arancione, ora invece
qualche chilo di tritolo. “La situazione è seria” -ha
dichiarato, spiegando che i miliziani faranno scoppiare la sua
cintura esplosiva in caso di attacco. Nel filmato, postato dal gruppo
Esercito dell'Islam, Johnston dichiara che la trattativa si è
interrotta a causa di un tentativo di blitz che sarebbe stato
concordato da Hamas insieme alle autorità britanniche.
Gilad Shalit. Un anno fa al
confine della Striscia di Gaza con Israele veniva catturato anche il
caporale dell'esercito israeliano, Gilad Shalit. Per la sua
liberazione è stato chiesto il rilascio di alcune centinaia di
prigionieri palestinesi, una condizione che Israele sembra disposto
ad accettare ma, nonostante l'impegno dei mediatori egiziani, la
crisi dell'Anp ha finora ostacolato le trattative. Lunedì un
alto esponente dei Comitati di Resistenza Popolare -una delle tre
sigle vicine ad Hamas che hanno rivendicato il rapimento- ha
dichiarato che “è passato un anno da quando abbiamo
catturato il soldato sionista, Shalit. Siamo determinati e potremmo
tenerlo per anni, a meno che il nemico accetti le nostre condizioni.
Mr Shalit è in buona salute e viene trattato bene” ha
concluso. Sempre lunedì però, un file audio postato sul
sito di Hamas portava un messaggio di segno opposto. “Sono stato in
prigione per un anno, la mia situazione si sta deteriorando e ho
bisgno di un prolungato periodo di ricovero in ospedale”, ha detto
Shalit dopo essersi presentato. “Mi dispiace che il governo
israeliano non abbia mostrato più interesse nei miei confronti
-ha concluso il messaggio con una nota polemica- Avrebbero dovuto
esaudire le richieste dei rapitori per liberarmi”. Gilad Shalit,
vent'anni, attende ora di ricominciare a vivere, esattamente come le
centinaia di palestinesi, tra cui molte donne e bambini, che sono
costretti da anni nelle carceri israeliane.