Scritto per noi da
Cecilia Strada
La pioggia ha rovesciato un fiume di fango sull'Afghanistan. Un
fiume di fango che si è portato via le case, le strade e la gente. La
ring road, la strada circolare che collega le principali città del
Paese, è interrotta nella provincia di Zabul: centinaia di macchine, in
viaggio tra Kabul e Kandahar, sono ferme da ore sotto l'acqua in un
tratto di strada che, in condizioni normali, attraversa una pianura
semidesertica lungo il letto asciutto del fiume stagionale Tarnak Rud.
Ma la situazione più drammatica è a nord, nella valle del Panjshir:
almeno cento morti secondo le autorità locali, ventuno corpi già
recuperati. E il fango che continua a scorrere.
Nella valle del Panjshir si contano le vittime. “Qui a Rokha decine di case sono state portate via, non
è rimasto niente”, racconta il vecchio Haji Mohammed, “c'erano dentro le famiglie,
i bambini..è una tragedia”. Ahmad abita a Zamankhour, vicino al fiume: “Per due
giorni l'acqua ha sradicato gli alberi, più a nord. La corrente ha portato giù
i tronchi, che hanno fermato il fiume proprio vicino alla mia casa, come fosse
una diga: l'acqua è andata dappertutto, siamo scappati appena in tempo”.
“Adesso il fiume sta portando a valle mobili, scarpe, vestiti”, racconta un negoziante
di Bazarak, “vedo delle fotografie che galleggiano nell'acqua, le facce mezze
cancellate: è quel che rimane di tante famiglie”.
Ventidue corpi sono stati recuperati, ma decine di persone mancano
ancora all'appello. Una delle zone più colpite è Anabah, dove si trova
il centro chirurgico di Emergency. Le attività dell'organizzazione in
Afghanistan, sospese per quasi due mesi, sono riprese da due giorni
nella capitale Kabul. “Stavamo già lavorando alla riapertura del
Panjshir, ma questa emergenza ci ha fatto anticipare i tempi”, spiega
l'amministratore di Emergency, Akbar Jan. “Questa mattina abbiamo
riaperto la clinica di Anabah. I nostri infermieri afgani stanno
assistendo i feriti, distribuendo medicinali e coperte. Anche le
ambulanze sono in giro a prestare soccorso”.
Intanto, a Kabul, la pioggia non ferma la guerra. Questa mattina un kamikaze a bordo di un'auto
ha attaccato un convoglio Usa vicino al carcere di Pol i Charki, alla periferia
della capitale. Due statunitensi morti, secondo la polizia locale, uno statunitense
e un afgano secondo il ministero degli interni, e diversi feriti. Secondo i testimoni,
però, le vittime potrebbero essere di più. “Tre veicoli del convoglio sono state
investite dall'esplosione”, racconta uno di loro, “e c'erano cinque americani
pieni di sangue”. “C'erano cinque morti”, gli fa eco un altro, “ma è sempre così:
quando le vittime sono americane, la polizia non dice mai il numero vero”.