28/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La pioggia sommerge il paese, ma non ferma la guerra
Scritto per noi da
Cecilia Strada 
 
La pioggia ha rovesciato un fiume di fango sull'Afghanistan. Un fiume di fango che si è portato via le case, le strade e la gente. La ring road, la strada circolare che collega le principali città del Paese, è interrotta nella provincia di Zabul: centinaia di macchine, in viaggio tra Kabul e Kandahar, sono ferme da ore sotto l'acqua in un tratto di strada che, in condizioni normali, attraversa una pianura semidesertica lungo il letto asciutto del fiume stagionale Tarnak Rud. Ma la situazione più drammatica è a nord, nella valle del Panjshir: almeno cento morti secondo le autorità locali, ventuno corpi già recuperati. E il fango che continua a scorrere.

Case distrutte dall'alluvioneNella valle del Panjshir si contano le vittime. “Qui a Rokha decine di case sono state portate via, non è rimasto niente”, racconta il vecchio Haji Mohammed, “c'erano dentro le famiglie, i bambini..è una tragedia”. Ahmad abita a Zamankhour, vicino al fiume: “Per due giorni l'acqua ha sradicato gli alberi, più a nord. La corrente ha portato giù i tronchi, che hanno fermato il fiume proprio vicino alla mia casa, come fosse una diga: l'acqua è andata dappertutto, siamo scappati appena in tempo”.
“Adesso il fiume sta portando a valle mobili, scarpe, vestiti”, racconta un negoziante di Bazarak, “vedo delle fotografie che galleggiano nell'acqua, le facce mezze cancellate: è quel che rimane di tante famiglie”.
Ventidue corpi sono stati recuperati, ma decine di persone mancano ancora all'appello. Una delle zone più colpite è Anabah, dove si trova il centro chirurgico di Emergency. Le attività dell'organizzazione in Afghanistan, sospese per quasi due mesi, sono riprese da due giorni nella capitale Kabul. “Stavamo già lavorando  alla riapertura del Panjshir, ma questa emergenza ci ha fatto anticipare i tempi”, spiega l'amministratore di Emergency, Akbar Jan. “Questa mattina abbiamo riaperto la clinica di Anabah. I nostri infermieri afgani stanno assistendo i feriti, distribuendo medicinali e coperte. Anche le ambulanze sono in giro a prestare soccorso”.

L'attacco di oggi a KabulIntanto, a Kabul, la pioggia non ferma la guerra. Questa mattina un kamikaze a bordo di un'auto ha attaccato un convoglio Usa vicino al carcere di Pol i Charki, alla periferia della capitale. Due statunitensi morti, secondo la polizia locale, uno statunitense e un afgano secondo il ministero degli interni, e diversi feriti. Secondo i testimoni, però, le vittime potrebbero essere di più. “Tre veicoli del convoglio sono state investite dall'esplosione”, racconta uno di loro, “e c'erano cinque americani pieni di sangue”. “C'erano cinque morti”, gli fa eco un altro, “ma è sempre così: quando le vittime sono americane, la polizia non dice mai il numero vero”.