15/07/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Messico, il gruppo guerrigliero Epr si rifà vivo dopo più di dieci anni e rivendica gli attacchi contro i gasdotti della Pemex
  
In Messico è emergenza: la guerriglia attacca i gasdotti dello stato di Guanajuato. No, l'esercito zapatista di liberazione nazionale non ha messo in atto nuove forma di protesta per l'emancipazione degli indios messicani e non è il protagonista della vicenda.
A dare segnale di una presenza viva questa volta è l'Esercito Popolare Rivoluzionario, un soggetto politico militare nato dalle ceneri del Partido Revolucionario Obrero Clandestino Union del Pueblo la cui prima apparizione risale al 1996 nello stato di Guerrero, nel sud del Messico. Dopo anni di silenzio, l'Epr è ritornato agli onori delle cronache da circa un anno in seguito alla difficile situazione sociale venutasi a creare durante gli scioperi di Oaxaca.

l'impianto attaccato dalla guerrigliaI fatti. Di chiaro orientamento marxista leninista, l'Epr ha rivendicato gli attacchi ai gasdotti messicani delle Pemex (Petroleos Mexicanos) delle ultime settimane.
Gli attentati ai gasdotti “sono parte di una campagna nazionale di offensiva contro gli interessi dell'oligarchia e contro il governo illegittimo di Felipe Calderon” dicono i militanti dell'Epr in un comunicato diffuso via web.
La rivendicazione non si è fermata a questo comunicato. L'Epr ha minacciato di portare avanti la sua battaglia se non saranno liberati al più presto due cittadini messicani dei quali è stata denunciata la scomparsa nel maggio scorso. Si tratta di Edmundo Reyes Amaya e Raymundo Rivera Bravo.
Il governo, però, per voce di Sergio Segreste segretario della Proteccion Ciudadana di Oaxaca, ha fatto sapere che le persone in questione non sono attualmente detenute nelle strutture carcerarie dello stato e che il l'esecutivo, comunque nonostante le continue illazioni, non compie arresti illegali, anche se nell'ultimo anno di avvenimenti, come quelli di Oaxaca sembra proprio essere il contrario. Il mistero, dunque, continuerà per molto tempo ancora.
 
La densa colonna di fumo I danni. I sabotaggi alla rete di distribuzione del gas naturale hanno causato moltissimi danni, soprattutto economici. A farne le spese due grandi aziende: Nissan e Honda che hanno gli stabilimenti nei pressi di Queretaro, dove ci sono le installazioni colpite dal gruppo guerrigliero. Ma a dire il vero sono oltre 100 le imprese che hanno dovuto sospendere l'attività. Inoltre a essere colpite dalle azioni di protesta sono state centinaia di migliaia di famiglie delle cittadine della zona che hanno dovuto subire il taglio momentaneo della fornitura di gas.
La notizia dei sabotaggi non è nuova. E' solo uscita con qualche giorno di ritardo perchè inizialmente non si era capito che fossero state attaccate dall'esterno. I gasdotti in questione non sono mai stati sotto stretto controllo (si contano centinaia di casi di furto di gas) e le perdite, considerata la scarsa manutenzione degli impianti erano all'ordine del giorno. In pochi hanno pensato subito ad un attacco volontario.
Che si trattasse di un attentato, però, questa volta c'erano pochi dubbi. Dense e alte colonne di fumo conseguenza della deflagrazione di 8 cariche esplosive si sono alzate dal sito industriale di Queretaro e sui muri che lo delimitano sono comparse scritte incitanti l'Epr.

un militante dell'EprReazioni. Il capo della comunicazione della presidenza messicana, Maximiliano Cortazar ha condannato gli attacchi e ha fatto rafforzare i controlli nelle installazioni strategiche del paese.
“Il nostro governo – si legge in un breve comunicato rilasciato dal ministero degli Interni - rifiuta categoricamente qualsiasi atto di violenza che ha il solo scopo di distruggere e non fornisce beneficio a nessuno. Questo tipo di condotta criminale pretende di indebolire le istituzioni democratiche, il patrimonio del Paese e la sicurezza delle famiglie messicane”.
Inoltre, fanno sapere dal dicastero degli Interni “sarà presa ogni iniziativa utili per assicurare oi responsabili degli attacchi alla giustizia”.
Josè Luis Vargas, un famoso combattente legato alla guerriglia degli anni Settanta crede che l'Epr non sia in grado di compiere in autonomia determinate azioni: conterebbe infatti solo su una ventina di uomini armati.

Alessandro Grandi

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