"Ogni anno il governo dà una quota di tre suicidi all'anno alle migliori università
di Pechino. Dato che sarai almeno quarto, inizia a iscriverti per l'anno prossimo".
E' una battuta che gira tra gli studenti, che spesso non ridono. Il rischio è
alto, tanto che il governo cinese ha deciso di testare la salute mentale delle
matricole.
Il test di salute mentale. Il giorno dell'iscrizione, oltre all'elenco dei libri e delle materie, agli studenti
del primo anno verrà distribuito un plico di fogli intitolato Scl-90 (
Symptom Checklist 90). Questo sarà il test che le matricole dovranno compilare prima di iniziare
le elezioni: 90 domande a cui rispondere con una crocetta, per la durata di un
quarto d'ora. Gli psicologi che lo leggeranno saranno in grado di rilevare se
e con quale intensità gli studenti soffrano dei nove principali fattori di disturbo
mentale, dall'ansia alla depressione, fino allo psicoticismo. Credi che le altre
persone percepiscano i tuoi pensieri? Senti voci che gli altri non sentono? Hai
pensato di toglierti la vita? Le risposte a queste domande verranno inserite
nei file personali di ogni studente, valutate e conservate. Durante l'anno accademico,
in più, sarà obbligatorio avere un colloquio settimanale con uno psicologo e,
ogni tanto, incontrare il tutor della facoltà. Una commissione si occuperà di
raccogliere i dati e di studiare soluzioni mirate per gli studenti con problemi
o turbe mentali.
Le ragioni. "A casa sono trattati come principi e principesse - ha spiegato a Peacereporter
Wang Lan, una studentessa cinese - poi arrivano all'università e non si sanno
gestire, hanno paura. I genitori li investono di aspettative, la competizione
è molto alta". Un'altra fonte di insicurezze è il sistema scolastico cinese, il
metodo degli insegnanti: "Cattivo voto, cattivo bambino. Lo ripetono continuamente
- prosegue Wang Lan - ti dicono che l'unico modo che hai per diventare qualcuno
è di eccellere negli studi. Ma non tutti possono, e chi non riesce rischia di
avere conseguenze a livello psicologico". I dati dimostrano la sua tesi. In una
ricerca effettuata su 22 college di Pechino, il 22,5 percento degli studenti ha
dato prova di avere disturbi mentali. Considerando tutte le università della capitale,
invece, risulta che il 20 percento degli iscritti abbia considerato l'ipotesi
di tentare il suicidio e di questi il 6,5 percento lo abbia concretamente pianificato.
Il tasso di suicidi. La Cina ha un tasso di suicidi all'anno tra i più elevati al mondo. Ogni 500.000
persone, 22 decidono di togliersi la vita, quasi il 50 percento in più rispetto
alla media mondiale. A dirlo è un'analisi del Centro di ricerche sui suicidi di
Pechino, secondo cui ci sono 3,5 milioni di persone che hanno tentato almeno una
volta di uccidersi. La metà sono donne, poco istruite e residenti nelle zone rurali,
spesso vittime di conflitti all'interno della famiglia. Le stime più recenti riportano
che si tolgono la vita circa 30 donne su 100.000, ma di loro i media cinesi non
si vogliono occupare. L'attenzione si concentra sui giovani intellettuali, la
cui propensione al suicidio è altissima, l'80 percento a causa di problemi legati
alla depressione o alla frustrazione. Non si sentono all'altezza delle sfide,
hanno paura di soccombere. Per prevenire la fine tragica della generazione che
deve guidare il boom economico, il governo cinese sta prendendo contromisure,
come i test nelle università. Hui Long Guan, dell'Ospedale di Pechino, ha spiegato
che spesso la morte è vista come "una semplice soluzione a problemi pratici",
perché i giovani non hanno nessuno a cui chiedere aiuto. Nel 2003, nella capitale,
ha aperto il primo centro di consulto psicologico per la prevenzione dei suicidi:
220.000 domande, di cui solo il 10 percento ha avuto risposta.