18/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Parlamento turco autorizza i militari a intervenire nel Kurdistan
Con una larghissima maggioranza, 507 voti a favore e 19 contrari, il Parlamento turco ha approvato la mozione del governo che autorizza i militari a intervenire nel Kurdistan iracheno per stroncare la guerriglia indipendentista del Pkk (Partito dei lavoratori curdi). Il Premier turco, Recep Tayyip Erdogan, ha spiegato che il via libera della Camera non implica l'avvio automatico e imminente di una campagna militare su vasta scala, e che le opzioni diplomatiche rimangono aperte. Le reazioni internazionali alla decisione del Parlamento turco, prima tra tutte quella di Washington, non nascondono tuttavia la preoccupazione che un eventuale sconfinamento in Iraq dell'esercito turco possa provocare una pericolosa destabilizzazione dell'area. Un timore dettato soprattutto dal fatto che la Turchia costituisce uno snodo logistico fondamentale per la guerra americana all'Iraq. Da qui transita il 70 percento dei trasporti cargo aerei diretti nel Paese mediorientale.
 
Il Parlamento turcoInvito alla moderazione. Il presidente americano George W. Bush ha chiarito ieri ad Ankara che "non è nel suo interesse inviare truppe nell'Iraq del nord" e che "esiste un modo migliore per risolvere il problema". Bush ha anche fatto riferimento alla risoluzione della Commissione Esteri della Camera degli Stati Uniti sul genocidio degli armeni (che il Congresso è chiamato a discutere prossimamente) definendola "controproducente". "Una cosa che il Congresso non dovrebbe fare - ha detto Bush - è voler metter mano agli eventi storici dell'Impero Ottomano". Con la mozione, la Commissione vorrebbe che il massacro di 1,5 milioni di armeni da parte dell'Impero Ottomano durante la Prima guerra mondiale venga definito "genocidio". Una decisione che la scorsa settimana ha scatenato l'ira e la condanna del presidente Abdullah Gul, che ha definito 'inaccettabile' il documento e messo in guardia sul possibile deterioramento dei rapporti Turchia-Usa.

Il leader del Pkk Abdullah OcalanAutonomia. Il Primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, ha incontrato Erdogan, offrendo la propria collaborazione e gli 'strumenti adeguati' per "impedire le azioni dei terroristi del Pkk", mentre il leader siriano Bashar Assad, in visita in Turchia, ha manifestato il sostegno del suo Paese al "diritto di Ankara di intraprendere le giuste azioni contro qualsiasi attività terroristica". Il governo autonomo del Kurdistan iracheno, oltre a negare di fornire sostegno al Pkk, ha fatto invece sapere che ogni intervento turco nella loro regione è illegale. Nonostante vi sia già un accordo, siglato a fine settembre, tra Ankara e Baghdad, l'Iraq non ha mai pianificato la dislocazione di truppe nel Kurdistan iracheno, lasciando alle autorità regionali la gestione del problema. I ribelli del Pkk combattono dal 1984 per l'autonomia delle regioni sud-orientali della Turchia, a maggioranza curda. Decine di campagne militari nell'area non sono riuscite a eradicare la violenza della guerriglia, che ha provocato migliaia di morti dall'una e dall'altra parte.

Polizia turca disperde manifestazione del PkkQuali 'strumenti'? Malgrado gli appelli internazionali alla moderazione, la mozione approvata dal Parlamento turco potrebbe aver sancito la fine di una politica nella quale le ragioni - e le pressioni - dell'Alleanza Atlantica hanno sinora prevalso sulla tentazione di un uso massiccio della forza. Per averne conferma occorrerà verificare, nell'annunciata cooperazione con Baghdad, se gli 'strumenti adeguati' per risolvere il problema curdo saranno proprio quelli che gli Stati Uniti temono. Strumenti il cui utilizzo Washington ha sempre negato ad Ankara, opponendosi ad ogni intervento esterno, nello sforzo sempre più arduo e disperato di stabilizzare l'Iraq.

Luca Galassi

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