Turchia
 
Nome ufficiale: Türkiye Cumhuriyeti (Repubblica di Turchia)
Ordinamento politico: Repubblica
Governo attuale: Il presidente è Ahmet Necdet Sezer, eletto nel 2000. Avrebbe dovuto rimanere in carica fino al 15 maggio 2007, ma l'annullamento delle elezioni presidenziali ha portato al prolungamento del suo mandato. Il primo ministro è Recep Tayyip Erdogan, in carica dal marzo 2003.
Capitale: Ankara
Superficie: 783.562 Kmq
Popolazione: 73 milioni di abitanti
Densità: 93 ab./Kmq
Crescita demografica annua: +1,25%
Lingua: Turco
Religione: Musulmani (99%), in maggioranza sunniti, ma con una cospicua fetta (circa il 20%) di aleviti
Aspettativa di vita: uomini 70 anni, donne 75 anni
Moneta: Nuova Lira Turca (YTL)
PIL: 612,3 miliardi di dollari
Ripartizione PIL: Agricoltura 11,7% Industria 29,8% Terziario 58,5%
Crescita economica (2006): 6%
PIL procapite: 8.900 dollari
Pop. sotto soglia povertà: 20%
Inflazione: 8,3%
Esportazioni: 84 miliardi di dollari
Importazioni: 133 miliardi di dollari
Spese militari: 10 miliardi di dollari (1,6% del PIL)
 
GEOGRAFIA

Trentasettesimo Paese al mondo per superficie, la Turchia si pone a cavallo tra l'Europa e l'Asia. Il 97% del suo territorio si trova in Asia minore, il resto costituisce l'appendice europea dove ha il suo centro anche Istanbul, la metropoli che si affaccia sul Bosforo, divisa tra due continenti. Da ovest a sud, la Turchia confina con 8 Paesi: Grecia, Bulgaria, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Iran, Iraq e Siria.

Gran parte del territorio dell'Anatolia si trova su un altipiano oltre i 500 metri di altitudine. Nell'est e nel sud-est del Paese si alzano catene montane con cime tra i 3.000 e i 5.000 metri. Le uniche zone pianeggianti sono le regioni costiere sul Mar Egeo, l'area intorno alla città mediterranea di Adana, e la parte europea.
Il clima, di tipo mediterraneo lungo le coste sud-occidentali, diventa via via continentale man mano che ci si addentra verso l'interno e verso est. Sull'altipiano anatolico, le estati sono calde e secche, mentre in inverno la temperatura può scendere fino a 25 gradi sotto zero. La regione più piovosa è quella nord-orientale, sul Mar Nero.


STORIA
Le prime popolazioni turche migrarono dall'Asia centrale all'Anatolia nell'undicesimo secolo. Con le progressive conquiste dei territori bizantini, sorse prima un impero dei turchi Selgiuchidi e poi, nel 1299, quello dei turchi Ottomani, che durò fino alla Prima guerra mondiale. Nel suo momento di massima espansione, sotto il sultano Soleimano il Magnifico nel 16esimo secolo e poi fino al 17esimo secolo, l'impero ottomano si estendeva lungo le coste nordafricane, attorno al Mar Rosso, nel Mediterraneo orientale e fino al Mar Caspio e al Golfo Persico, per poi inglobare il Mar Nero e tutti i Balcani, fino quasi a Vienna.
Minato dall'incapacità di modernizzarsi, dall'emergere dei sentimenti nazionalistici nei suoi enormi territori e dalle guerre perdute con imperi e stati rivali, l'impero ottomano perse potere dal 17esimo secolo in poi, arrivando al primo conflitto mondiale con la definizione di “grande malato d'Europa”, coniata dallo zar russo Nicola I prima della guerra di Crimea, nel 1853.
Alleato con la Germania e l'impero austro-ungarico, l'impero ottomano andò incontro a un disastro politico e militare. All'inizio del conflitto, nell'aprile 1915, una serie di rivolte separatiste degli armeni – sobillati dalla Russia – nell'est dell'impero portò alla deportazione di oltre un milione di persone verso il sud-est dell'Anatolia. In due anni, tra massacri e morti di stenti, persero la vita tra 500.000 e oltre un milione di armeni.
Durante il conflitto contro Gran Bretagna, Francia e Russia, dai ranghi dell'esercito emerse la figura di Mustafa Kemal, un ufficiale appartenente al movimento rivoluzionario dei “Giovani Turchi” che si distinse nella epica battaglia di Gallipoli (1915). Dopo la dissoluzione dell'impero ottomano, smembrato nel 1918 dalle potenze vincitrici, Kemal guidò il movimento nazionale turco lungo una serie di conflitti (contro Grecia, Armenia e Francia) che insieme costituirono la “guerra turca di indipendenza”, e portò alla fondazione della Repubblica di Turchia nel 1923.
L'ideologia di Kemal, che acquisì il nome onorifico Ataturk (padre dei turchi), ruotava intorno a sei pilastri: repubblica, stato, nazionalismo, populismo, secolarismo e rivoluzione. Il nuovo leader intraprese così una serie di riforme che cambiarono il volto della società turca. Diede al Paese una nuova Costituzione e nuove leggi, ispirate a quelle europee; proclamò il suffragio universale; abolì i poteri della dinastia imperiale e trasferì la capitale da Istanbul ad Ankara; introdusse l'alfabeto latino al posto di quello arabo, nonché il calendario e le unità di misura occidentali. L'idea alla base di tutto, in sostanza, era che la Turchia doveva modernizzarsi e trovare una nuova coesione sociale e culturale, per non fare la fine dell'impero ottomano.
Dopo la Seconda guerra mondiale, in cui il Paese rimase neutrale, la Turchia entrò nella fase del multipartitismo. In precedenza, il potere era detenuto dal “Partito repubblicano del popolo” di Ataturk, che morì nel 1938 a 57 anni. Negli anni Cinquanta arrivarono l'entrata nella Nato e la richiesta di accesso nella neonata Comunità Economica Europea. Ma iniziò un periodo di instabilità politica, con conseguenze negative anche sullo sviluppo economico del Paese. Tra il 1960 e la fine del secolo l'esercito, custode dei valori kemalisti e dotato di grande potere, intervenì con tre colpi di stato “e mezzo” (quello che portò alla caduta del governo Erbakan nel 1997, con una perentoria richiesta di dimissioni, fu definito un “golpe postmoderno”). Nel 1974 l'esercito turco invase il nord di Cipro, portando alla divisione dell'isola in una parte turca – ancora oggi non riconosciuta dalla comunità internazionale – e in una greca. Nella seconda metà degli anni Settanta, il Paese fu lacerato dalle violenze tra movimenti di estrema destra e rivoluzionari di sinistra.
Nel 1999, l'Unione Europea concesse al Paese lo status di candidato ufficiale. Sotto il governo islamico moderato di Recep Tayyip Erdogan, nel 2005 la Turchia ha iniziato i negoziati per l'accesso nel club europeo.
 

ECONOMIA
Tradizionalmente un Paese instabile, con un forte debito e una moneta spesso svalutata, dal 2002 la Turchia è cresciuta a una media del 7% l'anno: la prospettiva europea ha attirato nuovi investimenti stranieri, e l'inflazione è stata finalmente portata sotto controllo. Nel Paese ci sono forti differenze di reddito tra la parte occidentale, più ricca, e quella centro-orientale.
L'economia si sta muovendo dalla sua base agricola-industriale verso i servizi, ma ancora oggi un lavoratore turco su tre è impiegato nel settore primario. Nell'industria, i settori più sviluppati sono l'alimentare, quelli del tessile e della raffinazione. Il settore turistico è in forte espansione.
La Turchia ha limitati giacimenti di petrolio, ed è un importatore di greggio e gas naturale. Negli ultimi anni, grazie alla scoperta di enormi giacimenti petroliferi nella regione del Mar Caspio, l'Anatolia ha assunto una nuova importanza strategica perché terra di mezzo tra il Caspio e l'Europa, che punta a ridurre la sua dipendenza dalle forniture russe. Negli ultimi decenni, la Turchia ha anche iniziato un monumentale progetto idroelettrico (il Gap) nel sud-est del Paese, con la costruzione di 22 dighe a scopi energetici e di irrigazione.
 

SOCIETA'
 
Pur essendo al 99 percento musulmana, la Turchia è uno stato laico. Nel corso degli anni sono state introdotte leggi per preservare il secolarismo: la più nota è quella che vieta alle donne di indossare il velo islamico negli uffici pubblici, a scuola e nelle università. La religione è quindi un fatto privato, ma più importante di quanto si pensi: è stato calcolato che il 55 percento delle donne turche porta il velo.
La popolazione è più giovane della media europea: un quarto dei turchi hanno meno di 15 anni, e un tasso di fertilità di 1,92 figli per donna assicura una crescita demografica costante.
Nel Paese vivono 15-20 milioni di curdi, concentrati nel sud-est del Paese e nelle grandi città. Molti sono ormai assimilati e non parlano neanche il curdo; nonostante alcune riforme degli ultimi anni, in generale la minoranza subisce tuttora discriminazioni che vanno dall'impossibilità di studiare in curdo alla mano pesante usata contro le richieste di maggiori diritti. La lotta separatista del Partito dei lavoratori curdi (Pkk), un movimento inizialmente di ispirazione marxista, è attiva dal 1984 e ha dato il via a un conflitto che finora ha causato circa 35.000 morti. La questione è ritornata di attualità negli ultimi mesi, quando è naufragato un cessate il fuoco dei guerriglieri e l'esercito turco ha ammassato decine di migliaia di truppe al confine con l'Iraq, minacciando di invadere il nord del Paese per stanare i guerriglieri del Pkk che usano le montagne irachene come retrovia per i loro attacchi in Turchia.
Nel Paese il nazionalismo è molto forte: il sistema scolastico istruisce da subito i bambini sulla vita e le parole di Ataturk, ispirando un vero e proprio culto della personalità. L'esercito, che ha un potere di “custode” dei valori repubblicani, è generalmente ben visto dalla popolazione. Il massacro degli armeni durante la prima guerra mondiale, che all'estero è generalmente riconosciuto come un genocidio, in Turchia è considerato il risultato di un conflitto interno, con morti da entrambe le parti.
 

MASS MEDIA
Il panorama mediatico è composto da circa 300 tv private, di cui oltre una decina con copertura nazionale, più di un migliaio di radio e decine di quotidiani, in gran parte di vedute laiche.
Il lavoro dei giornalisti non è sempre facile. Una legge del codice penale punisce l'insulto all'identità nazionale, e negli ultimi anni è stata usata per accusare giornalisti e intellettuali.
Fino a qualche anno fa, era vietato trasmettere in lingua curda, anche se alcune tv curde arrivano nelle case via satellite, dall'Europa. Nel 2004 è stato introdotto un pacchetto di riforme che concede le trasmissioni in curdo per qualche ora alla settimana. 


POLITICA
La Turchia è una repubblica parlamentare laica. Il primo ministro è a capo del governo, e assieme alla Grande Assemblea Nazionale esercita anche il potere legislativo. Il presidente, eletto dall'Assemblea ogni sette anni, ha poteri di rappresentanza ma anche un diritto di veto su tutte le leggi, quindi dalla sua firma dipende la nomina di tutti gli ufficiali governativi. Il popolo determina la composizione dell'Assemblea con elezioni che si svolgono ogni 5 anni. Per ottenere dei seggi un partito deve ottenere almeno il 10% dei voti: la soglia, introdotta dal governo militare dopo il colpo di stato del 1980, è ora criticata perché regala al partito vincitore un premio di maggioranza troppo alto, creando così una “crisi di rappresentanza”. Nelle elezioni del 2002, il “Partito della giustizia e dello sviluppo” (Akp) ottenne il 34% delle preferenze, e si ritrovò con quasi due terzi dei seggi dell'Assemblea.
L'attuale primo ministro, Recep Tayyip Erdogan, è un islamico moderato che nel 1998 fu anche imprigionato per aver recitato in pubblico una poesia proibita, con l'accusa di “incitamento all'odio religioso”. Il trionfo nelle elezioni del 2002, sull'onda degli scarsi risultati ottenuti dal governo precedente, si è tramutato poi un un vasto consenso popolare per l'ex sindaco di Istanbul, considerato un politico vicino alla gente e capace di gestire la cosa pubblica con efficienza. Pro-europeista, il governo Erdogan ha intrapreso una serie di riforme per avvicinare la Turchia alla Ue, guadagnandosi l'appoggio della comunità internazionale.
Alle ultime elezioni, anticipate al 22 luglio 2007, l'Akp ha trionfato con il 46,6% dei voti e in Parlamento controlla ora 341 seggi su 550. La situazione politica negli ultimi mesi è stata un susseguirsi di colpi di scena. Nell'aprile 2007, quando l'Assemblea avrebbe dovuto eleggere il successore del presidente Sezer, l'Akp ha candidato il ministro degli esteri Abdullah Gul, la cui elezione appariva scontata. L'establishment laico del Paese, rappresentato dall'opposizione, la magistratura e le forze armate, ha però preso posizione contro l'eventualità che la presidenza della Repubblica finisse in mano a un islamico. Il Chp, principale partito di opposizione, ha boicottato la seduta di voto facendo poi ricorso alla Corte costituzionale, chiedendo l'annullamento delle elezioni con la motivazione che in aula mancava il numero legale. La Corte ha dato ragione al Chp, e a quel punto il premier Erdogan ha indetto elezioni anticipate. Dopo il trionfo del 22 luglio, l'Akp ha candidato nuovamente Gul.