18/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito uccide 7 uomini e li definisce terroristi, alludendo al Sendero Luminoso
“Uno scontro fra soldati in pattuglia e una colonna di presunti terroristi avvenuto martedì in un'area rurale della provincia di Huanta, ha ucciso 7 persone. Nessuna vittima fra i soldati”. Questo lo scarno comunicato del Comando congiunto delle Forze armate del Perù. Ad essere coinvolto, il Battaglione anti-terrorista Los Cabitos N. 51 che, a quanto riferito dal Comando, era impegnato in una missione di ricognizione e sicurezza a Putis. Sequestrati nell'azione un fucile automatico, una mitragliatrice e tre pistole.

Guerrigliero del Sendero LuminosoEsistono? Nessuna spiegazione ulteriore sulla natura di questi terroristi, anche se è chiara l'allusione ai Sendero Luminoso, il gruppo guerrigliero di ispirazione maoista, sconfitto politicamente nel 1992 con la cattura dei suoi leader. E le parole del ministro della Difesa, Allan Wagner, avvalorano questa ipotesi: “Non possiedo ulteriori dettagli, ma il fatto è avvenuto nella zona del Vrae (Valle de los rios Apurimac y Ene), dove esistono questi terroristi”. Ma il Sendero è ancora così attivo? A cercare di far chiarezza su questa storia è Mauro Morbello, responsabile di Terre des Hommes Italia in Perù, che da anni vive e lavora nel paese sudamericano, studiandone i fenomeni sociali e politici.

manifestanti peruviani contro il governoIl commento. “Che prove ci sono che questi fossero senderisti? - si chiede Morbello, rispondendo a Peacereporter - Io penso che sia più realistico parlare di narcotrafficanti, anche perché la zona denominata Putis, distretto di Ayahuanco, provincia de Huanta, ad Ayacucho, dov'è avvenito lo scontro a fuoco, è area di narcos”. In Perù, nonostante qualche gruppuscolo di aspiranti guerriglieri stia provando a fare propaganda politica per rilanciare la lotta armata, “la mistica rivoluzionaria, per quanto fortemente demenziale, di Sendero luminoso anni '80 è andata totalmente persa – spiega Morbello - I pochi combattenti di allora sfuggiti alla cattura, si sono rifugiati in zone di difficile accesso e dalla forte presenza di trafficanti di droga. E poi questo episodio arriva proprio in concomitanza dell'aumento in Perù non solo della superficie coltivata a foglie di coca, ma anche di laboratori per trasformare la pasta di coca in cocaina, lievitati a causa della forte repressione promossa nella vicina Colombia.
Questa situazione ha creato le condizioni per stabilire una forte alleanza strategica tra narcos ed ex senderisti, che praticamente vanno a rafforzarne le file, dando loro man forte”. Secondo Morbello, fra i peruviani non c'è nessuna nostalgia per i rivoluzionari maoisti che non hanno che seminato il morte e terrore. Anzi, è proprio l'odio che la gente prova per questo gruppo armato a spiegare il largo consenso di cui gode ancora, nonostante tutto, l'ex premier Alberto Fujimori. Nonostante i 22 processi pendenti, che lo vedono accusato dei crimini più efferati, dalla tortura, alla sparizione fino al genocidio, la gente ricorda di lui quella manu militari che ha sconfitto il Sendero.

Foglia di cocaVerità presunte. “Il problema grave in Perù è il narcotraffico che, come si può immaginare, è molto complesso. Coinvolge più livelli della società e sicuramente vanta complicità con i colletti bianchi, politici ed economici. E, va da sé, che gli scontri interni tra bande contrapposte siano all'ordine del giorno. Una notizia come questa, che qui in Perù non ha avuto nessun risalto, nonostante i 7 morti, la dice lunga”. Se si trattasse veramente di guerriglieri in piena attività magari qualche ferito lo si sarebbe contato anche fra le fila militari e, certo, qualche risalto in più lo avrebbe avuto. Invece, l'unica assonanza con il gruppo rivoluzionario maoista è data dalla zona, i Vrae, la valle dei fiumi Apurimac e Ene, area impervia dove, a detta del ministro della Difesa Allan Wagner, “ci sono questi elementi terroristi”. E a quanto pare, proprio il Vrae è una delle zone dove sì si sarebbero rifugiati gli ex combattenti, ma proprio perché è area di coltivazioni. Insomma, usare la parola 'terroristi' adesso sembra di moda anche in Perù, ma è una maniera per confondere le acque e per agire indisturbati in zone impervie e losche, dove le connivenze fra grandi interessi illegali si perdono nei detti e non detti dei corridoi dei palazzi di Lima e New York.

Stella Spinelli

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