Il giudice spagnolo Garzon si dichiara competente per il genocidio dei saharawi da parte del Marocco
''Si tratta di un fatto storico, che
porterà infine alla luce il genocidio continuato e le
violazioni dei diritti umani e le torture da parte del Marocco contro
il popolo saharawi''. Così Brahim Gali, rappresentante del
Fronte Polisario (l'organizzazione politico militare che rappresenta
il popolo saharawi) in Italia, ha commentato la decisione del giudice
spagnolo Baltasar Garzon di accogliere la richiesta delle
associazioni per la tutela dei diritti umani e sarebbe prossimo a
incriminare alti dirigenti marocchini con l'accusa di genocidio e
tortura.
Crimini dal passato. Il
procedimento porterebbe alla sbarra in Spagna funzionari dei servizi
di sicurezza marocchini che, secondo le accuse, negli anni Settanta e
Ottanta hanno deliberatamente torturato, imprigionato e massacrato
saharawi. Verrebbe così accolta dal giudice spagnolo più
famoso del mondo la richiesta di rinviare a giudizio i dirigenti
marocchini in base alle accuse delle organizzazioni non governative
che si battono per i diritti umani e delle associazioni dei
famigliari dei saharawi scomparsi.
I fatti si riferiscono agli anni dopo
il 1975. Il paese dei saharawi, il Sahara Occidentale, era una
colonia spagnola, ma il regime di Francisco Franco agonizzava con il
suo dittatore, come agonizzava il colonialismo in Africa. La Spagna
si ritirò senza risolvere la questione della sovranità
sul Sahara Occidentale, che per le Nazioni Unite doveva essere uno
stato indipendente. Il re del Marocco, Hassan II, che avanzava
rivendicazioni territoriali sulla terra dei saharawi, si decise per
il colpo di mano, organizzando la cosiddetta 'marcia verde', con la
quale migliaia di marocchini occuparono il Sahara Occidentale. Da
quel giorno cominciò un duro conflitto tra le truppe
marocchine e i miliziani del Fronte Polisario, che costrinse alla
fuga migliaia di saharawi, ancora oggi nei campi profughi nel deserto
in Algeria. Il Marocco ha annesso metà del paese, costruendo
un muro nel deserto, minando larghe zone del paese.
Pezzi da novanta. Le denunce
degli attivisti si riferiscono in particolare al periodo
dell'annessione e agli anni immediatamente successivi, quando i
militari marocchini e le forze di sicurezza di Rabat si sono
macchiate di gravi crimini. Sono almeno 542, per esempio, i casi di
desaparecidos saharawi, attivisti o gente comune arrestata e
scomparsa nelle segrete della polizia.
Tra gli imputati che Garzon chiederà
di trascinare davanti alla Audiencia Nacional, la
corte speciale di Madrid che si occupa di reati di terrorismo,
traffico internazionale di droga e di violazioni di diritti umani, ci
sono Dris Bsri, l'ex ministro degli Interni marocchino, Husni
Ben Sliman, ex comandante in capo delle forze armate e tanti altri
alti e medi dirigenti.
L'iter giudiziario della vicenda passa
adesso a una fase operativa, dopo che Garzon ha dichiarato la propria
competenza in materia. Il governo marocchino, interrogato con
rogatoria internazionale, dovrà comunicare alle autorità
spagnole se esistono già procedimenti a carico degli imputati
nel loro paese, altrimenti la Spagna chiederà l'estradizione.
Già in passato però
Garzon è stato protagonista di una vicenda simile, quando
aveva emesso un mandato di cattura per l'ex dittatore cileno Augusto
Pinochet, in quel periodo in cura a Londra.
Alla fine però, secondo i
detrattori del giudice più mediatico della magistratura
spagnola, l'iniziativa era priva di reali basi giuridiche e servì
solo per accrescere la fama personale di Garzon. Ma questa volta
potrebbe essere differente, visto che all'epoca dei fatti il Sahara
Occidentale era sotto la giurisdizione spagnola.