Tanto
si è detto e scritto sull'ipotesi che il vero
casus belli
degli scontri tra miliziani del
Partito Curdo dei Lavoratori (Pkk) ed esercito turco fosse il destino
della città irachena di Kirkuk. Un enorme giacimento
petrolifero, conteso tra i curdi e i sunniti in Iraq. Ankara sarebbe
molto preoccupata da un'eventuale assegnazione della città ai
curdi iracheni, accusati di finanziare e sostenere la guerriglia dei
curdi turchi.
Un
obiettivo strategico. Oggi quest'ipotesi, almeno in modo
simbolico, pare trovare una conferma. Proprio mentre, a sorpresa, il
Segretario del Dipartimento di Stato Usa Condoleezza Rice si recava a
Kirkuk, per invitare il governo iracheno a trovare presto una
soluzione per lo status futuro della città, l'esercito turco
penetrava per almeno tre chilometri in Iraq.
Secondo
fonti militari irachene infatti, almeno 800 soldati dei corpi scelti
turchi hanno condotto, la notte scorsa, un'incursione nella zona di
Gali Rash, un distretto montagnoso vicino al confine.
Un
monito? Un esempio di quello che potrebbe accadere se gli Stati Uniti
non si comportassero da buoni alleati di Ankara rispetto alla vicenda
Kirkuk? Non è dato sapere, ma il fatto che la città
irachena sia una pedina importante per gli equilibri della regione è
dimostrato dal fatto che la Rice ha lasciato i lavori della
Conferenza dei donatori per i palestinesi, in corso a Parigi, per
raggiungere l'Iraq.
Censimenti
politici. ''Nel 2003 Kirkuk aveva 800mila abitanti. Ora ne ha un
milione e 150mila. Da dove vengono i 300 mila abitanti in più?
Essi corrispondono a 50mila famiglie. Si sa che 10mila famiglie sono
state espulse. Da dove vengono queste 40mila famiglie supplementari?
Da allora, la popolazione è passata a un milione e 500mila
abitanti, in maggioranza curdi, dunque a favore dell’annessione''.
Il
centro di ricerca International Crisis Group,
in un report diffuso nei mesi scorsi, diffondeva questa testimonianza
di un cittadino turcomanno (minoranza molto diffusa in città e
che fa riferimento alla Turchia a livello politico).
Il
concetto ribadito dall'uomo è semplice: l’articolo
140 della Costituzione irachena stabilisce che, per definire lo
status di Kirkuk, si dovrà tenere un referendum, preceduto da
un ri-censimento della città. Quindi si sarebbe dovuto
procedere a far rientrare i curdi, i turcomanni e gli assiri sfollati
e 'sostituiti' coattamente con arabi per volere del regime di
Saddam.
Ma
per gli arabi e per le altre comunità, i curdi stanno falsando
il censimento, portando a Kirkuk molte più persone di quante
ce ne fossero prima. Il tutto condito da bombe, agguati e decisioni
del governo regionale curdo, non precisamente sopra le parti.
Un
mare nero. Una situazione molto ingarbugliata, che avrebbe spinto
la Turchia a usare il Pkk come pretesto per svolgere un ruolo
decisivo sullo status futuro della città. Ma questa non è
una novità. Il giacimento petrolifero di Kirkuk, tra i più
ricchi al mondo, venne scoperto nel 1927. Negli anni del dominio
britannico, Kirkuk costituiva un punto chiave della politica di
Londra perché rappresentava la principale fonte di
approvvigionamento dell'esercito e della flotta britannica.
Nonostante
uno sfruttamento massiccio, continuato per tutta l'era di Saddam,
l'ultima stima disponibile pone le riserve restanti a 8.7 milliardi
di barili. Un enormità.
Questo
lo sanno la Rice e gli Stati Uniti, la Turchia e i curdi iracheni.
C'è da scommettere che la partita di Kirkuk non è
ancora finita.