18/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre la Rice vola a Kirkuk, i militari turchi sconfinano in Iraq
Tanto si è detto e scritto sull'ipotesi che il vero casus belli degli scontri tra miliziani del Partito Curdo dei Lavoratori (Pkk) ed esercito turco fosse il destino della città irachena di Kirkuk. Un enorme giacimento petrolifero, conteso tra i curdi e i sunniti in Iraq. Ankara sarebbe molto preoccupata da un'eventuale assegnazione della città ai curdi iracheni, accusati di finanziare e sostenere la guerriglia dei curdi turchi.
 
un unità corazzata dell'esercito turcoUn obiettivo strategico. Oggi quest'ipotesi, almeno in modo simbolico, pare trovare una conferma. Proprio mentre, a sorpresa, il Segretario del Dipartimento di Stato Usa Condoleezza Rice si recava a Kirkuk, per invitare il governo iracheno a trovare presto una soluzione per lo status futuro della città, l'esercito turco penetrava per almeno tre chilometri in Iraq. Secondo fonti militari irachene infatti, almeno 800 soldati dei corpi scelti turchi hanno condotto, la notte scorsa, un'incursione nella zona di Gali Rash, un distretto montagnoso vicino al confine. Un monito? Un esempio di quello che potrebbe accadere se gli Stati Uniti non si comportassero da buoni alleati di Ankara rispetto alla vicenda Kirkuk? Non è dato sapere, ma il fatto che la città irachena sia una pedina importante per gli equilibri della regione è dimostrato dal fatto che la Rice ha lasciato i lavori della Conferenza dei donatori per i palestinesi, in corso a Parigi, per raggiungere l'Iraq.
 
Censimenti politici. ''Nel 2003 Kirkuk aveva 800mila abitanti. Ora ne ha un milione e 150mila. Da dove vengono i 300 mila abitanti in più? Essi corrispondono a 50mila famiglie. Si sa che 10mila famiglie sono state espulse. Da dove vengono queste 40mila famiglie supplementari? Da allora, la popolazione è passata a un milione e 500mila abitanti, in maggioranza curdi, dunque a favore dell’annessione''.
Il centro di ricerca International Crisis Group, in un report diffuso nei mesi scorsi, diffondeva questa testimonianza di un cittadino turcomanno (minoranza molto diffusa in città e che fa riferimento alla Turchia a livello politico).
Il concetto ribadito dall'uomo è semplice: l’articolo 140 della Costituzione irachena stabilisce che, per definire lo status di Kirkuk, si dovrà tenere un referendum, preceduto da un ri-censimento della città. Quindi si sarebbe dovuto procedere a far rientrare i curdi, i turcomanni e gli assiri sfollati e 'sostituiti' coattamente con arabi per volere del regime di Saddam.
Ma per gli arabi e per le altre comunità, i curdi stanno falsando il censimento, portando a Kirkuk molte più persone di quante ce ne fossero prima. Il tutto condito da bombe, agguati e decisioni del governo regionale curdo, non precisamente sopra le parti.
 
Un mare nero. Una situazione molto ingarbugliata, che avrebbe spinto la Turchia a usare il Pkk come pretesto per svolgere un ruolo decisivo sullo status futuro della città. Ma questa non è una novità. Il giacimento petrolifero di Kirkuk, tra i più ricchi al mondo, venne scoperto nel 1927. Negli anni del dominio britannico, Kirkuk costituiva un punto chiave della politica di Londra perché rappresentava la principale fonte di approvvigionamento dell'esercito e della flotta britannica. Nonostante uno sfruttamento massiccio, continuato per tutta l'era di Saddam, l'ultima stima disponibile pone le riserve restanti a 8.7 milliardi di barili. Un enormità. Questo lo sanno la Rice e gli Stati Uniti, la Turchia e i curdi iracheni. C'è da scommettere che la partita di Kirkuk non è ancora finita.

Christian Elia

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