Baghdad annuncia un'offensiva a Mossul, assieme a Kirkuk la zona più mista e contesa dell'Iraq del futuro
Il presidente statunitense George W.
Bush, nel corso dell'annuale discorso sullo stato dell'Unione, ha
dichiarato che la situazione in Iraq è molto migliorata e che
al-Qaeda è in difficoltà. Avrà ragione lui, ma
per quanto riguarda Mossul (la terza città più grande
dell'Iraq) la situazione è invece critica, al punto che
l'esercito iracheno si prepara a sferrare un'offensiva senza
precedenti nella zona.
Bagno
di sangue. Ne ha parlato ieri il quotidiano panarabo
al-Hayat,
annunciando che i militari di Baghdad si preparano a combattere la
battaglia decisiva contro le forze di al-Qaeda nella città
settentrionale dell'Iraq, concentrando nella zona truppe e carri
armati. Una settimana fa, in due attentati a Mossul,
sono rimaste uccise almeno 60 persone
e, il giorno dopo, durante un sopralluogo nel quartiere
dell'attentato, lo stesso capo della polizia di Mossul, Salih
Mohammed Hasan, è stato ferito a morte in un agguato. In città
la polizia non ha alcun potere e non riesce ad avere il controllo di
Mossul.
Il bilancio della strage è stato
aggravato dal fatto che l'esplosione dell'ordigno piazzato lungo la
strada è avvenuta in prossimità di un deposito di armi
nascosto in un palazzo abitato da civili.
Un deposito, secondo le autorità
locali, dei miliziani vicini ad al-Qaeda, che però non hanno
rivendicato l'attacco sul web come accade quasi sempre in questi
casi.
Proprio per questo motivo, il Consiglio
degli Ulema sunniti accusa i soldati Usa e i miliziani curdi di
essere coinvolti e di mirare a ottenere il consenso per una vasta
operazione militare in una città che sfugge al loro controllo.
A conferma di quest'ultimo fattore, ieri sera, cinque marines
statunitensi sono stati attirati in un'imboscata e uccisi.
Un puzzle complesso. In attesa
della grande operazione militare, violenti combattimenti sarebbero
già in corso nella parte orientale della città, nel
quartiere di Haysuma, tra soldati governativi iracheni e i ribelli di
al-Qaeda, che qui hanno la loro roccaforte. Anche oggi, un
attentatore suicida a bordo di un'auto si è fatto esplodere in
città ferendo10 persone.
Il primo ministro iracheno Nouri
al-Maliki, dopo l'ennesimo attacco, ha confermato l'avvio di una
vasta operazione di sicurezza nella città di Mossul, che avrà
come obiettivo i miliziani sunniti vicini ad al-Qaeda, che secondo il
governo si sono concentrati nel nord del Paese dopo le offensive
condotte dall'esercito iracheno e dalle forze della Coalizione nei
dintorni della capitale Baghdad.
Mossul ha vissuto, negli ultimi anni,
un forte incremento demografico e la popolazione residente è
arrivata a 450mila persone. L'inurbamento massiccio ha fatto, come
detto, di Mossul la terza città più importante
dell'Iraq dopo Baghdad e Bassora. E anche una delle più
etnicamente miste. In città vivono arabi sunniti, arabi
sciiti, curdi e turcomanni. Anche sotto l'aspetto religioso Mossul è
un puzzle: yezidi, cristiani, cattolici, protestanti, caldei, armeni,
greco-ortodossi e altre minoranze. Un po' la stessa situazione di
Kirkuk, che come Mossul è contesa negli equilibri dell'Iraq
del futuro. Al di là dell'ottimismo di Bush, resta molto lunga
la strada da percorrere per la pace in Iraq.