La crisi di governo non compromette il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Anzi
Venerdì 25 gennaio, all’indomani della caduta del governo Prodi, il Consiglio
dei Ministri approvava il decreto legge di rifinanziamento in blocco di tutte
le missioni militari italiane all’estero, compresa la missione
di guerra in Afghanistan (350 milioni di euro fino a fine anno).
Essendo ormai venuto meno ogni vincolo di coalizione, i quattro ministri di sinistra,
Alessandro Bianchi (Pdci), Paolo Ferrero (Prc), Fabio Mussi (Sd) e Alfonso Pecoraro
Scanio (Verdi) non hanno partecipato alla votazione.
Voto in Parlamento entro fine marzo. Il decreto, automaticamente entrato in vigore con la pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale, deve però essere convertito in legge dal Parlamento entro la fine di marzo,
pena il suo decadimento retroattivo.
La Sinistra Arcobaleno (Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica)
annuncia battaglia, chiedendo il cosiddetto ‘spacchettamento’, ovvero la possibilità
di stralciare la missione afgana dal decreto, così da poterla discutere e votare
separatamente dalle altre missioni (Libano, Kosovo, Iraq, Sudan e Somalia). Un
voto che, da parte della sinistra, si preannuncia negativo per lo stesso motivo
di cui sopra (la fine del vincolo di coalizione), ma che sarà del tutto simbolico,
visto che non comprometterà l’approvazione del decreto, destinato a ricevere i
voti favorevoli di tutti gli altri partiti, dal Partito Democratico alla Fiamma
Tricolore.
La sinistra annuncia voto contrario. “Ritengo che i gruppi parlamentari di Rifondazione comunista e dell’intera Sinistra
Arcobaleno non voteranno a favore del rifinanziamento delle missioni militari
all’estero”, ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro Paolo Ferrero. “Chiederemo
di discutere missione per missione”.
“Il Pdci voterà contro il rinnovo della missione militare in Afghanistan”, ha
detto Jacopo Venier, il responsabile Esteri del partito di Diliberto. E ha aggiunto:
“La caduta del governo Prodi ci impone oggi di manifestare anche con il voto in
Parlamento la nostra contrarietà di fondo al coinvolgimento dell'Italia nel conflitto
in Afghanistan: non c’è più alcuna garanzia che in futuro le nostre truppe conservino
i limiti territoriali e di ingaggio che il governo Prodi ha garantito”.
Anche la Sinistra Democratica di Fabio Mussi e Cesare Salvi annuncia il suo voto
contrario per bocca di Silvana Pisa: “Noi partecipiamo attivamente ai combattimenti,
contrariamente a quanto stabilito perché, anche all’interno della missione Nato,
non dovremmo essere operativi negli attacchi. Per questo siamo indisponibili a
votare un disegno di legge che rifinanzi tutte le missioni”.
Nessuna risposta all’interrogazione parlamentare. Il 16 gennaio, i senatori di Rifondazione Lidia Menapace, Francesco Martone e
José Luiz Del Roio avevano presentato al ministro della Difesa Arturo Parisi un’interrogazione
parlamentare a risposta scritta dal titolo
“Afghanistan, Peacereporter, italiani in missione di guerra?”. La richiesta ufficiale di spiegazioni sull’impiego bellico delle nostre forze
speciali in Afghanistan, firmata da altri ventinove senatori della Repubblica,
non ha ancora ricevuto risposta.