09/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



I curdi aprono alla divisione del potere nella città di Kirkuk, con la benedizione della Turchia
Dopo anni di stallo politico e manovre sotterranee per prendere il controllo di Kirkuk, nel nord dell'Iraq, si profila un accordo tra il governo regionale curdo e gli altri partiti della provincia petrolifera, con la tacita approvazione di Baghdad e della Turchia. L'annuncio viene da Nechirvan Barzani, premier della regione del Kurdistan iracheno: “A Kirkuk i curdi sono pronti alla divisione del potere, stiamo spingendo per trovare una soluzione” ha spiegato, e poi ha aggiunto: “Che non sia necessariamente il referendum”.

Nechirvan BarzaniLa vicenda di Kirkuk è fortemente legata alla storia dei curdi iracheni, che ne reclamano il possesso da decenni. Nel 1975 il nonno di Nechirvan Barzani, Mustafa, perse l'autonomia della regione curda proprio perché si rifiutò di cedere il controllo di Kirkuk al governo centrale di Baghdad. In seguito, Saddam Hussein iniziò una campagna di trasferimenti forzati di popolazione araba verso la città per contrastare la maggioranza curda, che in buona parte si trasferì in altre zone del nord dell'Iraq. Dopo l'invasione Usa del 2003 e la caduta di Saddam la situazione si ribaltò, con i curdi che tornavano in massa a Kirkuk per vincere le elezioni locali e con la speranza di annettere la città e i suoi pozzi di petrolio alla regione del Kurdistan. Secondo la costituzione irachena, lo status della provincia doveva essere deciso lo scorso dicembre da un referendum, che per lo stallo politico è stato rimandato a giugno 2008. Ora, forse, un accordo politico potrebbe evitare la consultazione.

Elicottero Usa sorvola KirkukSoddisfatti di queste aperture sono stati da subito i leader turcomanni, che sono la seconda componente della provincia. “La leadership turcomanna ha realizzato che i problemi di Kirkuk potranno essere risolti solo con il dialogo” ha dichiarato Fawzi Akram Tarzi, un turcomanno che fa parte del movimento di Al Sadr. L'annuncio di oggi potrebbe disinnescare una situazione esplosiva per tutte le parti in causa. L'esercito Usa finora aveva cercato di evitare operazioni militari nella città, proprio per il timore che da lì potesse ripartire la guerra civile. Mentre i leader curdi si trovano a gestire pressioni opposte: da un lato gli Stati Uniti e la Turchia, che premono perchè rinuncino al controllo di Kirkuk, dall'altro la popolazione curda, che non gradisce l'ipotesi di lasciare la città al di fuori dalla regione. La decisione di appoggiare un compromesso su Kirkuk potrebbe danneggiare la popolarità dei partiti curdi tra la popolazione del kurdistan che, però, potrebbe ricevere alcune concessioni economiche.

Milizie del Pkk sui mondti Qandil. Foto di U. FratiniSe la spartizione del potere a Kirkuk andasse in porto, in cambio il governo iracheno riconoscerebbe la validità degli appalti multimilionari sottoscritti dalle autorità curde con compagnie petrolifere non molto gradite a Baghdad e a Washington. Non solo, la regione potrebbe aprirsi al mondo attraverso la Turchia, che potrebbe passare dal ruolo di nemico a quello di principale partner economico. La posta in gioco promette insomma di essere ricca. L'entità degli scambi commerciali tra Turchia e Kurdistan iracheno ha raggiunto gli 8 miliardi di dollari dal 2003, e le compagnie turche che fanno già affari nella regione sono oltre 300. “La Turchia è la porta del Kurdistan verso l'Europa” spiega Yusif Mohamen, docente di scienze politiche a Suleimaniyah, “se entrambe le parti ottengono quel che desiderano non ci vorrà molto per l'apertura di un consolato turco a Erbil”.

Sul piatto della bilancia però grava ancora un problema: quello delle milizie curde del Pkk, che sono in lotta da decenni con il governo di Ankara e trovano rifugio sui monti del Kurdistan iracheno. Ankara chiede alle autorità locali di smantellarle, ma quelle non lo possono fare per non alienarsi la popolazione, che in generale le sostiene. Così finora i leader curdi si sono limitati a invitare le milizie del Pkk, accampate sui monti Qandil, a non attaccare la Turchia dal territorio iracheno. La costante tensione e i frequenti bombardamenti al confine, però, hanno danneggiato il commercio e il passaggio delle merci. In molti ritengono che un accordo su Kirkuk potrebbe immediatamente sbloccare anche quelle difficoltà, portando ulteriori benefici economici alla regione. Il prezzo da pagare per i leader curdi è la cessazione del sostegno al Pkk e la perdita di un po' di consensi, ma per gli affari, si sa, ogni compromesso è lecito.
 

Naoki Tomasini

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità