30/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Oltre 250 civili afgani uccisi dalla Nato dall’inizio dell’anno
Sir John HolmesDurante una conferenza stampa tenutasi domenica a Kabul, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Sir John Holmes, ha denunciato che nella prima metà del 2008 il numero delle vittime civili della guerra in Afghanistan è cresciuto del 62 percento rispetto allo stesso periodo del 2007: settecento morti – contro i 430 della prima metà dell’anno scorso – di cui oltre 250 vittime dei bombardamenti aerei e delle truppe Nato. Un dato, quest’ultimo, in linea con quello del 2007, che vide circa cinquecento civili afgani morire sotto le bombe alleate.
 
La Nato nega ma non spiega. I comandi Nato hanno reagito con fastidio. “Già lo scorso maggio l’Onu ci ha accusato di aver ucciso duecento civili, e già in quell’occasione avevo detto che questi numeri sono di molto superiori ai dati in nostro possesso”, ha dichiarato Mark Laity, portavoce dell’alleanza a Kabul, concludendo che “vale lo stesso questa volta”. Peccato che la Nato non abbia mai fornito numeri alternativi dei civili uccisi nelle proprie operazioni, limitandosi a ripetere il solito ritornello sulla estrema difficoltà di evitare ‘danni collaterali’ a causa del fatto che i talebani si nascondo nei villaggi tra i civili e sparano dalle case.
 
Bombardamento su un villaggioSolo la punta dell’iceberg. I caccia della Nato effettuano in Afghanistan una media di cinquanta missioni di bombardamento ogni giorno. Secondo le squadre militari di verifica a terra della Nato (le Jtac, joint terminal attack controller), le vittime dei raid aerei sono sempre ‘insorti’, e se non lo sono ce li fanno diventare. Le morti civili vengono alla luce solo quando quando le autorità locali afgane hanno il coraggio di contestare la versione ufficiale della Nato. Quindi I dati ufficiali, come quelli diffusi dall’Onu, sono solo la punta dell’iceberg: la maggior parte delle vittime civili non vengono riportate perché, in base alle direttive alla stampa diramate il 12 giugno 2006 dal governo Karzai, I giornalisti afgani – gli unici ad avere accesso alle informazioni sul campo – non possono scrivere articoli che mettano in cattiva luce le forze militari straniere.  

Enrico Piovesana

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