Civili uccisi dalle bombe Isaf spacciati per talebani con armi messe accanto ai cadaveri
Le forze Nato della missione Isaf che combattono nel sud
dell’Afghanistan spacciano per combattenti talebani le vittime civili dei
bombardamenti. Lo ha rivelato a PeaceReporter
una fonte militare affidabile e ben informata che ha chiesto di rimanere
anonima.
Fucili messi accanto
ai cadaveri per farli apparire come “talebani”. “L’aviazione bombarda i
villaggi in cui si pensa vi siano dei talebani. Vengono sganciati ordigni da
500 libbre, che non distinguono certo tra combattenti e civili. Dopo il raid
aereo, intervengono sul posto le forze speciali per rastrellare il villaggio,
neutralizzare eventuali combattenti superstiti e quindi verificare il risultato
dell’attacco per fare poi rapporto al comando. Queste pattuglie si portano sempre
dietro una bella scorta di kalashnikov sequestrati in altre occasioni e li
depongono accanto ai civili. Scattano una bella foto ed ecco che quei morti,
nel rapporto, diventano talebani. Il sistema lo hanno inventato gli
statunitensi, stanchi di vedersi messi sotto accusa per i “danni collaterali”:
con queste messe in scena e con le prove fotografiche sanno di poter farla
franca di fronte a chiunque li accusi. Ma adesso hanno imparato a fare lo
stesso anche i britannici e i canadesi. Tale pratica si sta però rivelando
strategicamente controproducente perché la popolazione locale, che in passato
non appoggiava minimamente i talebani, preferisce andare a combattere con loro
per vendetta o semplicemente perché, se vengono ammazzati lo stesso, tanto vale
morire in battaglia. E’ una condotta idiota, che sta facendo innervosire molti
negli ambienti militari Nato, dove tutti sanno queste cose. Ma non vi aspettate
che qualcuno ve lo confermi: nessuno vuole perdere il posto!”.
“Così si rischia una
rivolta generale come al tempo dei sovietici”. Qualcuno che confermasse
questa incredibile storia l’abbiamo trovato: un altro militare, in servizio a
Kabul. Ma anche lui ha chiesto di non rivelare il suo nome.
“Qui lo sanno tutti quello che succede”, spiega la fonte. “Non
è un segreto per nessuno. Quando leggete sui giornali ‘Uccisi 50 talebani qui,
90 talebani là’, in realtà si tratta sempre di civili spacciati per talebani
con il giochino dei fucili buttati vicino ai cadaveri. E’ una cosa che rivolta
lo stomaco. Ma nessuno per ora ha il coraggio di denunciarlo. Per paura di
ritorsioni, ma anche perché non verrebbe creduto: le foto sono una prova,
costruita, ma sono una prova. Qualcuno però dice che, prima o poi, qualcosa
salterà fuori, qualcuno denuncerà questi fatti ufficialmente. Se non altro per
evitare che la situazione in Afghanistan precipiti, diventando un’insurrezione
generale come al tempo dell’occupazione sovietica. Questo non converrebbe a
nessuno”.
I racconti di
testimoni e sopravvissuti. Il 13 settembre, il comando Isaf dichiara di
aver eliminato 510 talebani solo nelle ultime due settimane di combattimenti.
Fonti locali riferiscono che tra la gente circola invece la cifra di 100
talebani e 500 civili uccisi nello stesso lasso di tempo. Cifre raccolte dai
racconti degli oltre 85 mila civili fuggiti dalla zona dei combattimenti e
accampatisi alla periferia di Kandahar e Lashkargah, senza la minima assistenza
umanitaria da parte del governo, che non ha fornito loro nemmeno delle tende.
Mohammad Giran, un abitante di Panjwayi, ha dichiarato: “La
Nato bombarda senza sosta, di giorno e di notte. Per ogni talebano ucciso,
almeno tre civili perdono la vita sotto le bombe. Negli ultimi quattro giorni
ho perso dieci parenti. Sparano su tutti, senza stare a guardare se sono civili
o talebani”.
Haji Khudai Nazar, residente di Nawzad, provincia di Helmand,
dice di aver perso 4 familiari in un bombardamento e di volerli vendicare: “Da
oggi in poi non farò altro che combattere le truppe straniere e il governo che
consente loro di bombardare i nostri villaggi, distruggere le nostre case e
uccidere la nostra gente”.
Secondo Usa e Nato,
1.650 “talebani” uccisi in 4 mesi. Quattro mesi fa le forze della
Coalizione hanno sferrato nel sud dell’Afghanistan la più grande offensiva
militare contro i talebani dal 2001. Undicimila soldati statunitensi,
britannici, canadesi e afgani hanno lanciato l’operazione “Mountain Thrust”
(Avanzata di Montagna) contro le roccaforti talebane nelle province meridionali
di Kandahar, Helmand, Uruzgan e Zabul. Dopo il 31 luglio – data in cui la
missione Nato Isaf, alla quale partecipa l’Italia, ha ufficialmente assunto il
comando delle operazioni sul fronte afgano meridionale, prima in carico alla
missione Usa “Enduring Freedom” – l’offensiva è proseguita, ma con un nome
diverso: operazione “Medusa”.
Secondo i comandi militari alleati, oltre 1.650 combattenti
talebani sono stati uccisi finora, nel corso di queste due operazioni. Delle
vittime civili uccisi non c’è traccia nei bollettini dei comandi militari
alleati, che parlano ogni giorno di decine di morti, tutti “talebani”.
Versioni discordanti
e dichiarazioni sibilline. Spesso, però,
è successo che fonti locali indipendenti abbiano confutato la versione dei
fatti fornita dalla Nato (
vedi sotto).
Versioni discordanti che fanno sorgere legittimi dubbi sulle
verità ufficiali dei comandi della missione Isaf e confermano quanto rivelatoci
dalle nostre fonti.
Soprattutto se considerate alla luce delle sibilline dichiarazioni del
generale Fabio Mini, ex-comandante della missione Nato in Kosovo, “Kfor”, che
su
La Repubblica del 10 settembre ha
scritto: “La legalità dell’intervento (della Nato in Afghanistan), più che
nelle risoluzioni o nella forza delle armi, sta nella capacita di affibbiare ai
morti il titolo di Taliban, a prescindere dall’etnia, dal sesso e dall’età”.