Salgono a novanta i civili massacrati. Karzai: rinegoziare la presenza militare straniera
Azizabad è un piccolo villaggio, sorto una ventina di chilometri a ovest di Shindand,
non lontano dalla locale base aerea. Quasi tutti gli abitanti di Azizabad lavoravano
proprio lì, in quel vecchio aeroporto militare sovietico, oggi usato dalla Nato.
Siamo nel sud della provincia di Herat, sotto comando militare italiano.
Quella notte d’inferno. Giovedì notte, mentre mezzo villaggio era riunito per un funerale, in una casa
poco distante il comandante talebano Mullah Siddiq stava tenendo una riunione
con i suoi luogotenenti per pianificare un attacco contro la base Usa di Ghorian,
nei pressi di Herat. Questo era l’obiettivo di un commando di forze speciali Usa
e afgane che, nel buio, si stavano avvicinando al centro abitato. I talebani di
guardia, però, se ne sono accorti, ed è scoppiata una sparatoria. Gli incursori
statunitensi hanno chiesto supporto aereo, arrivato in pochi minuti sotto forma
di una cannoniera volante C-130 che ha riversato sul villaggio una pioggia di
fuoco. Una quindicina di case attorno a quella dove si trovava il capo talebano
sono state rase al suolo, compresa quella dov’era in corso il funerale. Settantasei
persone, di cui una cinquantina di bambini e una ventina di donne, sono morte
sul colpo. I feriti più gravi sono morti nelle ore successive. Il bilancio finale
ufficiale è di novanta morti.
Rinegoziare i termini della presenza straniera. “Abbiamo estratto corpi dalle macerie fino alla tarda mattinata del giorno dopo”,
ha dichiarato all’
Ap Ghulam Azrat, preside della scuola del villaggio. “Abbiamo portato tutti i cadaveri
nella moschea: erano in maggior parte bambini. Nel pomeriggio sono arrivati dei
soldati afgani a portare cibo e acqua ai sopravvissuti: la gente li ha aggrediti
a colpi di pietra. I militari allora hanno sparato contro la folla disperata e
inferocita, ferendo altre otto persone. Tra loro pure un bambino che adesso è
in fin di vita”.
“Noi musulmani, questa volta, non accetteremo le loro scuse”, ha dichiarato in
una nota il Consiglio degli ulema dell’Afghanistan occidentale, commentando la
strage.
Karzai ha rimosso due generali afgani coinvolti nella disastrosa operazione,
e il suo governo ha approvato una dura risoluzione che chiede di rinegoziare i
termini della presenza militare straniera in Afghanistan, di stabilire limiti
operativi e responsabilità delle forze occidentali e di porre fine alle incursioni
aeree contro obbiettivi civili e agli abusi nei confronti della popolazione.
Silenzio da Herat. I comandi Usa, che fino a ieri hanno negato la strage, hanno aperto la solita
inutile inchiesta. Silenzio assoluto dal comando italiano di Herat, che ha la
responsabilità della regione teatro del massacro.