07/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Sentenza storica. L'ex presidente è stato condannato per tutti i reati contestatigli, ossia i delitti di omicidio e di sequestro aggravato

di Stella Spinelli

L'ex presidente Alberto Fujimori è stato condannato al massimo della pena: 25 anni, fino al 10 febbraio 2032. La Corte Suprema peruviana ha appena letto la sentenza, dichiarandolo colpevole di tutti i reati contestatigli, ossia i delitti di omicidio (le stragi di Barrios Altos e La Cantuta) e di sequestro aggravato (detenzione di Gustavo Gorriti e Samuel Dyer), per i quali la pubblica accusa aveva chiesto i 25 anni. Non solo, in questi lunghi mesi di processo, i giudici hanno appurato la piena responsabilità dell'ex presidente, che conosceva e approvava una "politica antisovversiva parallela e illegale". In particolare, la sentenza afferma che "era attiva una catena di comando che, partendo appunto da Fujimori, passava per Monetesinos e arrivava al gruppo paramilitare Colina che compiva direttamente i delitti". Considerato inoltre che era il capo supremo delle forze armate e della polizia Fujimori non poteva non sapere. E infatti è stato perfino dichiarato responsabile dell'apparato di potere istituito per portare avanti la "guerra sucia". Questo il clou di una lunga sentenza divisa in quattro parti, con 711 fogli, 8390 paragrafi e 1258 note a piè di pagina. Con i tre magistrati che hanno portato avanti il processo, hanno lavorato altre venti persone, a testimoniare la complessità e l'importanza storica del caso.

 

Alberto FujimoriI momenti immediatamente prima della sentenza. L'attesa di questa storica sentenza è stata alquanto febbrile. Lima è stata invasa da migliaia di persone bisognose di manifestare il groviglio di sentimenti che Fujimori da sempre suscita in tutti i peruviani. Sia chi chiedeva una condanna esemplare, sia coloro che hanno sempre creduto nell'innoscenza del Chino hanno vegliato l'intera notte, stazionando in punti simbolici della città. I fujimoristas si sono concentrati nella parte posteriore della Dirección de Operaciones Especiales de la Policía Nacional (Diroes), da dove è stata emessa la sentenza, mentre le organizzazioni in difesa dei diritti umani, assieme ai familiari delle vittime delle mattanze di Barrios Altos e La Cantuta si sono incontrati fuori del Palazzo di Giustizia.
I primi indossavano camicie arancioni (il colore del partito Alianza por el Futuro di cui la figlia, Keiko, ne è la leader e la più probabile candidata alle presidenziali del 2011) e sventolavano cartelloni con slogan inneggianti alla libertà dell'ex capo di Stato. Non sono mancate plateali dimostrazioni di rispetto verso questo controverso personaggio, che invece, ha atteso il suo destino nella prigione di Lima dove sta scontando una pena a sei anni per abuso di potere.
I parenti delle vittime, invece, hanno disteso per terra le foto dei morti e dei desaparecidos dell'oscura guerra civile peruviana e hanno acceso lumini e intonato canti e preghiere. Una maniera profonda e colma di commozione per attendere una sentenza che da anni anelavano. Adesso il 70 percento dei peruviani che considerava Fujimori colpevole starà festeggiando, ma quel 30 percento che lo difendeva e che è rimasta di sasso resta comunque una fetta di popolazione troppo troppo ampia per sperare in un futuro senza intoppi antidemocratici e in nome di una riconciliazione.

Per saperne di più su El Chino: La sindrome di Fujimori. Di Mauro Morbello