La Difesa Usa ha diffuso l'annuale rapporto "Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China", cioè in pratica il documento che fotografa lo sviluppo militare della Cina.
I toni conciliativi del "new deal" obamiano mascherano solo parzialmente la retorica allarmistica che mira a spaventare soprattutto i vicini di casa del Dragone: Taiwan e India. Ma anche per l'opinione pubblica americana si suona la sirena: la Cina - si sostiene - può colpire a distanza.
Come ricorda anche The Nation, si dimentica per altro che "la spesa cinese corrisponde a una piccola frazione di quanto spendono gli Stati Uniti per le forze armate".
Per essere precisi: 150 miliardi di dollari è la spesa cinese del 2009 secondo lo stesso rapporto Usa; 651 miliardi è quella Usa (nel 2010 sarà compresa tra 880 e 1.030 miliardi).
Fatte queste dovute premesse, due parole sulla genesi del documento di 83 pagine che, uscito lunedì 16 agosto, era però pronto almeno da marzo. A Washington si è deciso non solo di rimandarne l'uscita ma anche di cambiarne il titolo, che in origine era "Military Power of the People's Republic of China". La scelta sposa la linea di non urtare, almeno sul piano della buona educazione, la suscettibilità di Pechino, che ogni anno protesta contro le "esagerazioni" contenute nel rapporto. Anche un think-tank composto da ufficiali cinesi e statunitensi in pensione - Sanya Initiative - ha più volte segnalato la sua inaffidabilità. Ulteriori precauzioni sono collegate alle recenti tensioni per la presenza della portaerei George Washington nel Mar Giallo.
Nell'edizione 2010 si sottolineano innanzitutto i cambiamenti in atto nell'Esercito Popolare di Liberazione, che passa dalla semplice difesa dell'integrità territoriale cinese a una nuova capacità di operare a distanza. Da anni, truppe cinesi sono impiegate nelle operazioni di peacekeeping internazionale - sotto l'ombrello Onu - e di soccorso in caso di calamità. Ultimamente la flotta del Dragone sta anche pattugliando il Golfo di Aden e l'Oceano Indiano in operazioni antipirateria.
Il Pentagono è favorevole a questo impegno, ma si mostra preoccupato invece per altri "investimenti", che hanno permesso all'Epl di adottare strategie "anti-accesso" (anti-access) e di "negazione dell'area" (area-denial), nonché di "proiezione di potenza ad ampio raggio" (extended-range power projection).
Si riconosce però che "la capacità cinese di sostenere una forza militare a distanza resta oggi limitata".
In pratica, si afferma quindi che la Cina non dovrebbe potersi difendere.
Il tema dell'operatività ad ampio raggio è un po' il chiodo fisso di Washington. Il rapporto riconosce del resto che la Cina dipende dall'importazione di energia da "più di 50 Paesi" [si veda il box alle pp 20-21] e che "Pechino sta ancora cercando di rendere i rifornimenti meno esposti ai rischi di interruzione a causa di fattori esterni". Anche se sta costruendo gas e oleodotti un po' ovunque, le forniture "continueranno a dipendere dal trasporto marittimo". In base alla stessa logica che gli Usa applicano in giro per il mondo, non dovrebbe quindi apparire strano che i cinesi vogliano mettere in sicurezza le rotte attraverso il proprio esercito. Ma al Pentagono si agita lo spettro della Cina come nuova potenza globale.
Tra le tecnologie che rendono possibile la rinnovata strategia cinese, il rapporto dedica un occhio di riguardo a quelle spaziali e informatiche. Si sottolinea per esempio che il programma spaziale cinese di natura commerciale ha anche applicazioni belliche. Si fa riferimento in particolare ai diversi satelliti (Yaogan-6, Asiasat-5, Palapa-D), che entro 2015-20 dovrebbero diventare una vera e propria rete in grado di offrire una copertura totale del pianeta a "utilizzatori civili e militari", e ai missili "Lunga Marcia V", capaci di trasportare testate nucleari in orbita.
Quanto alla cyberguerra, il Pentagono denuncia sia l'accresciuta capacità cinese di intrusione nelle reti altrui per raccogliere informazioni "che possono avere utilità strategica o militare", sia gli attacchi ai network informatici. A questo proposito si rispolverano le accuse di infiltrazione nei sistemi del governo Usa e dell'India, anche se si riconosce che "non è chiaro se questi attacchi siano avvenuti su incarico o approvazione dell'Esercito Popolare di Liberazione o del governo cinese".
Rispetto ai vicini di casa del Dragone, si sottolinea che i rapporti di forza nello Stretto di Formosa stanno spostandosi sempre più a favore della Cina continentale e che nelle aree limitrofe all'Arunal Pradesh e all'Askai Chin - contesi all'India - Pechino sta sostituendo i vecchi missili Css-3 con la nuova generazione di Css-5.
Washington lamenta anche "i modesti miglioramenti nella trasparenza sulle questioni militari e di sicurezza della Cina". Secondo il Pentagono, le cifre relative al budget militare cinese mancano infatti di molte voci, su cui non c'è chiarezza.
Oltre Muraglia è soprattutto quest'ultimo punto a suscitare reazioni. In un commento dell'Agenzia Nuova Cina, ripreso poi anche da altre testate, si legge:
"La Cina ha fornito alle Nazioni Unite rapporti annuali sulle proprie spese militari a partire dal 2007. Ha anche invitato rappresentanti di molte nazioni ad assistere alle sue manovre e condotto esercitazioni congiunte sia con i vicini sia con altri Paesi, Stati Uniti inclusi".
Gabriele Battaglia