06/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il premier libanese era stato ucciso da un'autobomba nel 2005. Il figlio Saad era stato uno dei primi a puntare il dito contro la Siria

"Da un certo punto di vista abbiamo fatto un errore ad accusare la Siria dell'assassinio di mio padre", ha dichiarato il premier libanese Saad Hariri in una intervista al quotidiano Asharq al-Awsat. "Era un'accusa politica e quell'accusa politica è superata". Le dichiarazioni si inseriscono nei lavori del Tribunale Speciale per il Libano, presieduto dal giudice italiano Antonio Cassese, che ha il compito di chiarire le dinamiche e soprattutto il mandante dell'omicidio dell'ex premier Hariri, ucciso da un'autobomba il 14 febbraio 2005 a Beirut.

Secondo il premier la "Corte sta facendo il suo lavoro e noi, da parte nostra, dobbiamo riesaminare quel che è accaduto". Parole di fiducia nei confronti del Tribunale che Hariri reputa "assolutamente imparziale rispetto alle accuse alla Siria, che sono state fatte in modo prematuro. Il Tribunale tiene conto solo delle prove".

Dalla morte del padre a oggi la posizione di Hariri nei confronti di Damasco è cambiata profondamente. Dal 2009, anno della vittoria alle elezioni, Saad si è recato in Siria cinque volte firmando diversi accordi di cooperazione tra i due Paesi. Il premier era stato uno dei primi a puntare il dito contro la Siria dopo la "strage di San Valentino" in cui persero la vita l'ex premier e 22 persone.

 

 

Parole chiave: hariri, libano, attentato
Categoria: Guerra, Politica, Popoli
Luogo: Libano