Il primo incontro in tre anni tra rappresentanti militari delle due Coree si è chiuso stamani senza progressi.
Nel vertice, svoltosi nel villaggio di confine Panmunjom, Pyongyang ha rifiutato di scusarsi con Seul per l'affondamento della corvetta Cheonan, che nel marzo scorso ha causato la morte di 46 marinai sudcoreani.
Secondo quanto ha riferito il ministero della Difesa sudcoreano, le parti sono rimaste ferme nelle rispettive posizioni di partenza, senza riuscire a trovare punti di intesa, e non è stata fissata alcuna data per ulteriori colloqui.
All'incontro, iniziato alle 10.00 locali (le 3.00 di notte in Italia) e durato circa due ore, ha partecipato per ciascun Paese una delegazione di tre persone guidata da un colonnello. Seul, riferisce il ministero della Difesa, ha "chiesto con forza che la Corea del Nord ammetta le proprie responsabilità nell'affondamento della corvetta Cheonan, offra le proprie scuse e punisca i responsabili dell'attacco"
Il Sud ha inoltre invitato il Nord a "fermare immediatamente le minacce militari e i comportamenti aggressivi all'altezza dei confini marittimi".
La delegazione di Pyongyang aveva aperto il vertice auspicando una "risoluzione delle questioni dal punto di vista umanitario". In seguito ha tuttavia respinto le accuse relative all'affondamento della corvetta e le richieste di Seul, ribadendo di non poter accettare le conclusioni dell'indagine condotta sull'incidente da una commissione controllata da Seul (era formata da esperti militari locali, statunitensi, britannici e canadesi), secondo cui sarebbe stato un siluro nordcoreano a mandare a picco la Cheonan.