"Le scuole sono rimastre chiuse a Quito, i trasporti pubblici non funzionano a pieno regime, ma le cose si sono certamente normalizzate". A raccontarci la capitale ecuadoriana il giorno dopo il tentato golpe è Pierpaolo Biagi, responsabile di Terre des Hommes Italia in Ecuador.
"Ancora è presto (quando lo sentiamo sono le 7.40 del mattino ora locale ndr.) e non so se le banche apriranno, ma credo proprio di sì. Stiamo ripartendo piano piano, c'è solo da ricreare quel minimo di sensazione di fiducia. Anche la polizia sta lavorando come se nulla fosse accaduto. Per lo meno in apparenza. Dato che è già iniziata la caccia alle mele marce, e che metterà agenti contro agenti, fedeli contro infedeli. A mettere in atto il tentatoivo di colpo di Stato è stata comunque una minima parte della polizia. Che ora verrà depurata. Ma i vertici sono rimasti fuori. Sono rimasti con il presidente Correa".
"Dietro a tutto - ha continuato - c'è l'estrema destra, quella recalcitrante, espressa da uomini come Gutierrez. Ma anche l'estrema sinistra non si è ufficialmente dissociata. Sono gli estremi opposti che alla fine convergono. L'estrema sinistra continua da tempo ad alimentare le tensioni. Primo fra tutti attraverso le azioni del partito Mpdl. Ma a volte viene coinvolto anche il movimento indigeno. Eppure, il presidente Rafael Correa è la cosa migliore che poteva capitare a questo paese in questa fase. E' assolutamente un buon compromesso. Le alternative sono assolutamente pari a zero". Questo quanto emerge dalle prime ore del giorno ecuadoriano. Un paese che ieri si è addormentato ascoltando le parole del loro presidente appena liberato da un blitz militare che ha messo fine a un sequestro di 12 ore.
"E' stato il giorno più duro del mio governo. Non si è trattato di una legittima rivendicazione salariale - ha dichiarato appena libero Correa - come hanno magari detto anche alcuni mass media. Si è trattato di un preciso intento di cospirazione coordinato. Speravano di creare un bagno di sangue per poter far deporre il presidente, sequestrarlo. Mi hanno colpito, mi ha colpito alla testa, ci sono stati gas lacrimogeni, hanno tentato di andare avanti con questa rivendicazione criminale. C'erano persone infiltrate, c'erano persone in abiti civili che non erano poliziotti e che incitavano all'odio. Perché quello volevano ottenere. Mi hanno addirittura impedito di entrare nel palazzo della polizia gettandomi dei gas lacrimogeni addosso, a pochi centimetri dalla testa. Ringrazio la mia sicurezza eroica che ha fatto di tutto per salvare la vita del presidente. Non ci sarà perdono". Lo stato di emergenza resta prorogato per una settimana.
Stella Spinelli