Il numero di civili uccisi in Afghanistan ha segnato un più 31 percento nei primi sei mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2009. Lo rende noto l'Onu che ha pubblicato un rapporto sulle conseguenze degli scontri tra le forze Isaf e i talebani. Solo nella provincia di Kandahar sono almeno mille i feriti che sono stati curati tra agosto e settembre, il doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Dati arrivano anche dalla Croce Rossa Internazionale che esprime la necessità di maggiori centri nel Paese. Alberto Cairo, che da 20 anni guida il programma di ortopedia della Croce Rossa Internazionale in Afghanistan, ha fatto sapere che la situazione è notevolmente peggiorata e che negli ultmi mesi si è trovato a visitare un numero sempre più alto di persone che avevano subito amputazioni. "È praticamente impossibile per le persone del distretto di Marjah, nella provincia di Helmand, portare i loro pazienti a Kabul", ha spiegato Cairo che ha poi fatto sapere che "sono necessari altri sei o sette centri".
Centomila persone sono state assistite dalla Croce Rossa Internazionale in Afghanistan negli ultimi venti anni. Di queste, oltre 24.667 sono vittime dell'esplosione delle mine, gli altri sono paraplegici o disabili di guerra, o affetti da poliomielite. "Stanno arrivando da noi più del doppio di persone che hanno perso entrambe le gambe", nell'esplosione di ordigni rudimentali. Cairo ha poi precisato che l'85 percento dei feriti sono maschi adulti, ma che "non tutte le vittime di guerra vengono da noi, solo quelli che hanno bisogno di arti artificiali o di cure ortopediche".