16/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele minaccia Hezbollah, ma il premier Hariri pronto a difendere il movimento accusato di aver ucciso suo padre

"Esiste una minaccia potenziale che Hezbollah tenti di completare il loro controllo sul Libano, così come fece Hamas a Gaza". Chi conosce le dinamiche dello spinoso Medio Oriente sa leggere tra le righe della dichiarazione di oggi, 16 novembre 2010, del generale Gaby Aschenazi, capo di Stato maggiore dell'esercito israeliano.

Quello che si può leggere non è affatto rassicurante. La tensione sale al confine nord d'Israele, che è anche il confine meridionale del Libano. Non ancora come nel 2006, quando le truppe di Tel Aviv tentarono di cancellare il movimento sciita dalla faccia della Terra, e neanche come all'inizio dell'agosto scorso, quando i militari israeliani e libanesi si spararono addosso (cinque vittime), ma la situazione è calda. Secondo il quotidiano Israel Hayom, Aschenazi ha commentato così dal Canada, dove si trova in visita, la pubblicazione del Rapporto del Tribunale speciale per il Libano sulla uccisione dell'ex premier Rafik Hariri. Il tribunale ad hoc è stato istituito per indagare su mandanti ed esecutori materiali dell'omicidio dell'ex premier Hariri, avvenuto a Beirut il 14 febbraio 2005. Al passaggio del convoglio di Hariri, potenti cariche esplosive uccisero lui e altre ventuno persone. Aschenazi non si è esposto da solo, visto che pochi giorni prima il comandante uscente dell'intelligence militare d'Israele, generale Amos Yadlin, ha affermato che Hezbollah sarebbe in grado di assicurarsi il controllo del Libano "in poche ore".

Parole pesanti, poste come monito di quello che potrebbe accadere. Tutta la storia d'Israele, dalla nascita del 1948, insegna che l'attacco preventivo contro le situazioni che Tel Aviv ritiene pericolose è una costante delle scelte dei vertici politici, militari e d'intelligence dello Stato ebraico.
Dopo la morte di Hariri la situazione precipitò fino all'attacco israeliano, ma Hezbollah mostrò una capacità di resistenza impressionante e uscì dal conflitto rafforzata sul piano politico. L'ascesa politica del figlio di Hariri, Saad, pareva una garanzia per gli interessi israeliani. Il rampollo, infatti, ha costruito il suo successo politico sulla morte del padre e sulla lotta di emancipazione dello stato libanese dall'influenza siriana e iraniana (tramite Hezbollah). La Siria, ritenuta colpevole dall'opinione pubblica libanese dell'omicidio Hariri, si vide costretta a ritirare le sue truppe, presenti in Libano fin dai tempi della guerra civile (1975-1990).
Da allora, però, molte cose sono cambiate, a partire dall'approccio dello stesso Saad Hariri alle relazioni con Damasco e con l'Iran.

Ieri, 15 novembre 2010, fonti di stampa libanese annunciano la pubblicazione di un documento che scagionerebbe il movimento di Hezbollah dall'omicidio Hariri. Saad, secondo il quotidiano as-Safir, si appresterebbe a diffondere un documento in cinque punti che libera il movimento sciita dall'accusa di omicidio di suo padre. Questo testo sarebbe il risultato degli sforzi compiuti dalla Siria e dall'Arabia Saudita, impegnate in una mediazione. Il piano, si legge ancora, porterebbe Hariri a dichiarare l'estraneità del movimento sciita nell'assassinio del padre proprio dopo che il Tribunale speciale internazionale ne dichiarerà la colpevolezza. Secondo le fonti il piano, che sarà diffuso dopo la festa islamica del Sacrificio, mira a rafforzare la calma nel Paese dei Cedri in modo che i libanesi possano assorbire l'accusa che il tribunale Onu sta per scagliare contro il movimento guidato da Hassan Nasrallah. Il testo prevederebbe il rinvio della questione delle false testimonianze (che inchiodano Hezbollah) presso la giustizia ordinaria libanese fino a quando non verrà reso noto il contenuto dell'accusa. Il piano messo a punto da sauditi e siriani prevede anche un incontro tra Hariri e Nasrallah, che prepari una sorta di riconoscimento ufficiale del ruolo di Hezbollah nel ritiro dell'esercito israeliano dal Libano del Sud, occupato nel 1982 e abbandonato nel 2000.

La serietà del tribunale, garantita dalla presidenza del professor Antonio Cassese, non è in discussione. Lo è molto di più la strumentalizzazione politica che tutte le parti in causa ne vorrebbero fare. "Non mi farò puntare il coltello alla gola da nessuno", ha dichiarato oggi Hariri alla stampa russa. L'immagine è chiara: il tribunale rischia di diventare lo strumento di coloro che vogliono chiudere i conti con Hezbollah. Meno con la Siria che, grazie al sapiente gioco diplomatico del presidente Assad, si è tirata fuori dalla lista degli ‘stati canaglia'. Il recente viaggio del presidente iraniano Ahmadinejad ha ribadito la prossimità di Teheran con Hezbollah, ma il Libano non si può ridurre a mero campo di battaglia conto terzi. Hariri, con saggezza, si è reso ormai conto che il Libano non è governabile senza Hezbollah, che è molto di più di un gruppo armato. Bisogna trattare con loro e il tribunale rischia - in questo momento - di fare più danni che giustizia. Lo capirà anche Israele?

Christian Elia

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