Scritto per noi da John Salamini
L'hanno chiamato "grattacielo", il palazzo di Shanghai dove un incendio ha ucciso più di cinquanta persone. Ed è passata una certa immagine di Cina, fatta di masse inscatolate verticalmente ed esposte al rischio. Luoghi comuni.
Chiarisco subito che qui 28 piani non sono un grattacielo. Non a Pechino e tanto meno a Shanghai, la città cinese che più ha estremizzato lo sviluppo verticale delle unità residenziali. Palazzine dunque, e non i mastodontici grattacieli dell'area di Pudong, tipologia che raramente ospita famiglie.
Sono destinati a business a rapido cash flow di due tipi: il mordi e fuggi ad alto valore aggiunto per cosmopoliti pieni di soldi e assetati di status e grandi marchi; quello invece più proficuo nel lungo periodo, e i palazzi diventano quindi buoni per le speculazioni immobiliari.
Per questo ospitano uffici, hotel, serviced apartments, negozi e naturalmente bar, lounge, ristoranti. Tutti di grido.
Nel B1 (il nostro "interrato"), non manca mai il supermercato zeppo di prodotti internazionali. Sotto, parcheggi multipiano stipati di tutte le più costose e rutilanti creature a 4 ruote.
Altri mondi invece le palazzine a 28 piani, che quando va bene distano venti metri l'una dall'altra: dense di umanità, affollate di vita, odori, colori e biancheria appesa ovunque. Luoghi di quel banale, banalissimo quotidiano che fortunatamente ci perseguita.
Non sono poi così dissimili dai nostri rioni, o dai quartieri della periferia milanese o romana o napoletana. Sono solo più alti. Qui in Cina di tanto in tanto si incendiano, ma non franano o non scoppiano come da noi. Qui solo le miniere scoppiano e, recentemente, un'edicola a Pechino.Pure io vivo in una di queste torri, titolo nobile e un po' feudale che possiamo usare per darci un tono, ma forse, senza ironie, il termine più esatto per definire queste unità residenziali a sviluppo verticale.
Vivere al 31mo piano mi piace: la vista, l'idea del cielo che si rivela e le mille luci della città infine, nella notte magnanima che copre miserie e difetti, hanno tutto il fascino sottile e ammiccarte della modernità seduttrice.
Il mio palazzo si porta tutto il peso dell'umanità, cinese e non, che ospita. E' lercio e maleodorante, sfinito dai mille traslochi e da quella capacità tutta locale di sporcare lavando. Ha solo sette anni, sembra modernariato. E' costruito con i piedi e lentamente, si scioglie. Tuttavia, sorvolando su crepe e macchie inquetanti, è una comunità. Fragile e rarefatta. Con i suoi riti, qualcuno che talvolta saluta, ringrazia e voltandosi, scappa via abbassando la testa. Dettagli.
Agli incendi talvolta, inevitabilmente, penso. Concettualmente non c'è soluzione al problema. Se il fuoco arriva c'è scampo solo per chi sta sotto. Per tutti gli stipatissimi altri, fuoco ma soprattutto fumo, il vero killer. Vie di fuga non ce ne sono, immaginiamoci cosa potrebbe succedere se fossero dotati di scale esterne. Dunque, tutto è nelle mani dell'impianto anti incendio e della prevenzione.
Continuo a pensare che sia un miracolo tutto cinese che non ci siano mille roghi quotidiani. E di conseguenza fiumi di lacrime. Non per mancanza di standard costruttivi, che invece ci sono. E neppure perché di fatto non esistono soluzioni alternative efficaci, a meno di non fare della Cina una unica sterminata città costiera orizzontale (che poi il costruito possa essere meno alienante ed invasivo, questo è tutto un altro discorso). Tanto meno perché "sono troppi", ammassati, o costretti a vivere in vertiginose mostruosità, dove di conseguenza un banale incendio si trasforma in apocalisse.
Non è così, ci sono ancora dei fili non recisi di umanità in questi quartieri fatti di strati di famiglie o uomini soli, ed è presuntuoso giudicare solo da quello che appare.
Semmai il fatto è che registro quotidianamente comportamenti individuali che sono una sfida al buon senso, tanto nel modo di guidare quanto nel vivere le cose di casa. C'è uno strano misto di incoscienza, distrazione e leggerezza nei comportamenti di questa gente che misti alla leggendaria frenesia indigena, potrebbero sfociare in esiti ben più catastrofici.