E' "la più grande mobilitazione sociale in tempo di pace", secondo Ma Jiantang, direttore dell'ufficio nazionale di statistica.
Sei milioni di ispettori per quattrocento milioni di nuclei familiari da censire in dieci giorni, dal primo novembre. E' partito così, come un'impresa biblica, il censimento che restituirà al mondo un'immagine più realistica della nuova Cina. E la restituirà soprattutto alla Cina stessa, che si interroga su ciò che è diventata negli ultimi dieci anni, cioè il tempo trascorso dall'ultima scansione di massa.
Un investimento da otto miliardi di yuan (oltre un miliardo di dollari) per diciotto domande, che diventano quarantacinque per un campione ristretto corrispondente al dieci per cento degli intervistati, scelti a caso. Età, genere, istruzione, stato di famiglia, previdenza sociale, abitazione: gli statistici cinesi si propongono di diffondere i risultati entro la fine di aprile.
Al di là dei dati quantitativi, le trasformazioni qualitative hanno già dettato i modi della nuova rilevazione statistica, che si è aperta con un inedito cerimoniale. I media hanno infatti dato grande rilevanza alle immagini dei maggiori leader del Paese nell'atto di rispondere alle domande degli ispettori, che si sono per l'occasione intrufolati nella loro blindatissima residenza di Zhongnanhai, a Pechino.
Il motivo è presto detto: la commistione tra nuovo desiderio di privacy e vecchia diffidenza contadina, con l'aggiunta di un pizzico di coscienza sporca per guadagni illegittimi o figli che sforano il numero consentito dalla legge, fanno sì che molti cinesi, soprattutto anziani, non abbiano aperto la porta di casa.
E' così partita una campagna per convincere la popolazione che i dati raccolti serviranno poi per recare benefici a tutti.
Nell'ultimo censimento, i cinesi erano un miliardo e 295 milioni. Oggi potrebbero essere un miliardo e quattrocento milioni anche grazie all'ormai trentennale politica del figlio unico, senza di cui i sudditi del Celeste Impero sarebbero già 1.700 milioni.
Proprio il censimento servirà a rendere più duttile il controllo delle nascite - come d'altra parte sta già succedendo in via sperimentale a livello locale - dato che la popolazione sta invecchiando e questo pone grandi problemi sociali. Da "fabbrica del mondo" con un enorme esercito industriale di riserva, la Cina dovrà infatti tendere sempre più a una società di servizi.
Il censimento rivelerà anche quanti cinesi si sono trasferiti dalle campagne alle città. A occhio si stima che gli inurbati siano cinquecento milioni, ma tale ipotesi continua a escludere i migranti rurali che di fatto in città vivono e producono. Ne discenderà quasi certamente una revisione dell'hukou, il sistema di registrazione della residenza che penalizza fortemente la liúdòng rénkǒu ("popolazione fluttuante").
Guarderanno a questo dato anche gli occidentali, perché l'entità dello spostamento di peso demografico verso le metropoli ci dirà - insieme ai dati sulla crescita della ricchezza - quanto la Cina si stia trasformando da società di produttori a società di consumatori, speranza esplicita delle economie occidentali che oltre Muraglia vogliono vendere.
Nella rilevazione sono anche compresi gli stranieri residenti in Cina ed è la prima volta. Da questo dato comprenderemo quanto il Dragone sia ormai una società cosmopolita, sempre più integrata nel mercato del lavoro e nella circolazione di informazioni globali, al di là di censure e Grandi Firewall.
Per ora, c'è solo un'evidenza: "Data l'enorme popolazione e una società in grande trasformazione - dice Song Jian, professore di sociologia all'Università del Popolo di Pechino - questo è il più difficile censimento che si sia mai visto al mondo".
Gabriele Battaglia