18/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Due storie, due destini agli estremi opposti. Il futuro tra ecologia e contaminazione

Centomila persone in un cratere, un'immagine che evoca l'Inferno di Dante. E invece è l'esatto contrario, perché questo luogo, questa città, promette di assomigliare molto al paradiso.
Zona industriale di Mirny, Jacuzia, Siberia orientale. E'stato definito "il più grande buco fatto da mani umane", con un diametro di un chilometro e una profondità di 550 metri. Era un'enorme miniera di diamanti che ha smesso l'attività nel 2001.

Ora una compagnia di costruzioni russa, la AB Elise, ha presentato un progetto per farla diventare una gigantesca città sepolta, capace di ospitare centomila abitanti su tre livelli, e soprattutto ecologica: "Ekogorod 2020".
Non è un progetto facile, per ora poco più di una fantasia. La zona in cui dovrebbe sorgere la città del futuro è infatti climaticamente implacabile: d'inverno si scende a -40 gradi e d'estate si sale a +40, il suolo è per sette mesi ricoperto dal permafrost e per i rimanenti cinque diventa fango.

Però il sole non manca. Così, si è pensato di sotterrare gli abitanti e ricoprire il buco con un'enorme calotta di pannelli solari che producano l'energia necessaria per riscaldarli e dar loro elettricità. La struttura poggerà su pilastri ben piantati nel sottosuolo, di modo che le trasformazioni stagionali del terreno non possano destabilizzarli.

Ma a una Siberia dal futuro radioso - cioè fotovoltaico - ne corrisponde una, molto più tangibile e vicina nel tempo, che potrebbe diventare un'"impervia plaga" (per restare alle metafore dantesche).
Zheleznogorsk è una città della divisione amministrativa di Krasnojarsk, Siberia centrale. E' una città chiusa.
Il motivo è presto detto: a Krasnoyarsk-26 - così fu ribattezzata in epoca sovietica - si producevano armi nucleari (oltre a tecnologie spaziali).

Prima del 1992, quando l'allora presidente Eltsin le restituì il nome originario, la città non compariva neppure sulle mappe.
Oggi vi si produce plutonio, e vi si stoccano rifiuti atomici. Vicino a Zheleznogorsk scorre lo Enisej, uno dei maggiori fiumi russi. Le acque del sottosuolo sono già contaminate, ma il peggio potrebbe ancora avvenire.

La Russia ha infatti appena rinnovato un accordo con l'amministrazione Obama in base al quale le scorie nucleari di tutte le centrali statunitensi convergeranno su Zheleznogorsk. A livello globale, i rifiuti radioattivi made in Usa rappresentano l'ottanta per cento del totale.
La città siberiana potrebbe diventare la più colossale pattumiera radioattiva del pianeta.

Nikolai Zubov, un ecologista di Zheleznogorsk, ritiene assurdo che un Paese benefici dell'energia nucleare e che poi la Russia ne smaltisca le scorie.
Vladimir Chuprov, esperto di energia per Greenpeace Russia, sostiene che miliardi di dollari finiranno nelle tasche dei burocrati, ma che la gente del luogo ne pagherà le conseguenze. Per la precisione, si tratta di oltre 90mila abitanti, secondo il censimento del 2002.
Centomila abitanti da trovare per la città del futuro, novantamila cittadini di Zheleznogorsk a rischio contaminazione. Basterebbe organizzare una migrazione di massa.

Gabriele Battaglia

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