L'ultimo a infuriarsi, in ordine di dichiarazione, è stato Nabih Berri, presidente del Parlamento libanese. Il motivo è l'inchiesta del network televisivo canadese Cbc, del giornalista Neil Macdonald, che ha ricostruito la vicenda dell'omicidio Hariri puntando il dito contro Hezbollah.
''Il servizio è un tentativo per fare pressioni e accelerare l'elaborazione delle incriminazioni da parte del Tribunale'', ha tuonato Berri in un'intervista del quotidiano libanese as-Safir. Si potrebbe pensare che Berri, in quanto leader di un partito sciita alleato di Hezbollah, sia una voce interessata. Lo stesso figlio di Hariri, Saad, attuale premier libanese, ha commentato l'inchiesta televisiva esprimendo disappunto e sottolineando come ''le fughe di notizie non siano nell'interesse del corso della giustizia''. Daniel Bellemare, canadese procuratore capo del Tribunale Speciale, si è detto ''estramente irritato'' dal servizio della Cbc. ''L'unico risultato del servizio è quello di mettere a rischio la vita di alcune persone coinvolte nelle indagini, sulle quali noi manteniamo il più assoluto riserbo. Saranno solo i giudici a valutare le prove e a decidere secondo giustizia''.
Ma cosa dice di così dirompente questa inchiesta? Citando una serie di fonti interne alla struttura del Tribunale, istituito per condurre un'inchiesta sull'omicidio - il 14 febbraio 2005, a Beirut - di Rafik Hariri, uomo di punta del blocco che si opponeva all'influenza siriana nella vita politica libanese che durava fin dai tempi della guerra civile, la Cbc anticipa le incriminazioni del tribunale. Ritenuto un nemico anche da Hezbollah, Hariri sarebbe stato eliminato proprio dal Partito di Dio e i giudici, secondo l'emittente canadese, si preparano a incriminare membri influenti di Hezbollah.
Mentre sui giornali si tenta di gettare acqua sul fuoco, la diplomazia è al lavoro per tenere a bada la tensione in Libano. Un frenetico scambio di visite istituzionali.
Il presidente siriano Bashar al-Assad è atteso a Doha, in Qatar, nei prossimi giorni. Nella stessa città è passato, una settimana fa, il presidente libanese Michel Suleiman. Entrambi hanno confabulato con l'emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, ormai uno dei mediatori più importanti del mondo arabo e islamico, per concordare una linea condivisa sulla situazione libanese.
Assad, domenica 21 novembre, ha accolto a Damasco il principe saudita Abdelaziz bis Abdullah, mentre il figlio di Hariri si recherà a Teheran, dopo essere stato a Riad. L'obiettivo è quello - nel minor tempo possibile - di arrivare a un nuovo accordo di Doha, come quello del 2008, che pose fine alla tensione e agli scontri tra la maggioranza guidata da Hariri (Forze del 14 marzo) sostenuta da Arabia Saudita e Usa e l'opposizione (chiamato movimento 8 marzo), guidata da Hezbollah e sostenuta da Iran e Siria.
La visita più importante è quella del premier turco Erdogan a Beirut. Arrivato oggi, Erdogan per due giorni incontrerà funzionari di governo e deputati di Hezbollah per fare il punto della situazione. ''La Turchia farà quello che è necessario per combattere i segnali di una guerra civile in Libano. Questo è il momento dell'unità'', ha dichiarato Erdogan, al quotidiano as-Safir. Bisogna vedere se il popolo libanese, diviso da sempre, sarà d'accordo con lui.
Christian Elia